GRASSO, CHE SOLA! LA VERSIONE DI GIAN CARLO CASELLI

Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

Il procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli, giovedì non ha visto l'intervento di Piero Grasso a Servizio Pubblico. "Ero fuori a vedere "Il matrimonio segreto" di Cimarosa", spiega al Fatto, "ma oggi grazie a internet ho potuto rivedere tutto".

E cosa pensa della seconda carica dello Stato che sfida a duello televisivo un giornalista che lo critica?
Io non sono Grasso. Non mi faccia dire altro.

Effettivamente siete molto diversi. Lei è stato accusato di essere un magistrato politicizzato e Grasso è sempre stato trattato come un magistrato equilibrato. Oggi lei fa il procuratore e Grasso è presidente del senato, in quota Pd. Non è un paradosso?
Bisogna vedere chi ti accusa. Totò Riina dichiarava a tutte le telecamere nel 1994 che io sono un comunista e che il governo in carica in quell'anno si doveva guardare da me. Anche io ho avuto molte offerte dalla politica e ho sempre detto di no. Non è il mio mestiere anche se non ho nulla da dire contro chi sceglie di farlo.

Travaglio critica Grasso perché avrebbe approfittato delle leggi contro di lei nella
corsa alla nomina a Procuratore antimafia nel 2005.

Partiamo dai fatti accertati: nel 2005 quando il mandato del procuratore Pierluigi Vigna sta scadendo, il Csm bandisce un concorso e il centrodestra fa il primo intervento contro di me prorogando il mandato di Vigna fino al compimento del suo 72esimo anno di età. Poi il Csm pubblica nuovamente il concorso e io ripresento domanda.

Cosa succede a quel punto?
La commissione degli incarichi direttivi vota. Ed è un pareggio: tre voti a Grasso e tre voti a Caselli. La parola passa al plenum ma prima che tutti i consiglieri possano esprimersi viene approvata una seconda norma, proposta da un ex magistrato eletto con An, Luigi Bobbio, tesa ad escludermi.

E cosa prevede la norma?
Solo chi non ha già compiuto 66 anni può partecipare al concorso nonostante poi i magistrati vadano in pensione a 75 anni. Quella norma è illogica e sarà annullata dalla Corte Costituzionale ma ha una finalità precisa: guarda caso, avevo compiuto 66 anni. Così il plenum del Csm sceglie ovviamente l'unico candidato: Grasso. A me appare un fatto gravissimo: sono stato scippato del mio diritto a partecipare a un concorso. Per ben due volte sono state cambiate le regole per colpire me in una logica punitiva.

Secondo i difensori di Grasso, il consigliere di Md Francesco Menditto, non presentò la proposta pro-Caselli per evitare la conta. Nel 2005 il consigliere laico scelto da Forza Italia, Giuseppe Di Federico, disse a verbale che i suoi sostenitori avevano evitato il voto perché "esisteva una maggioranza di almeno 14 voti a favore di Grasso e hanno ritenuto che fosse politicamente più conveniente non far apparire la sconfitta del loro candidato".
Sarebbe ancor più grave: prima ancora di cominciare la discussione in plenum ci sarebbe stato un accordo per favorire Grasso e far fuori me. Io non ci credo ma se fosse vero sarebbe gravissimo.

Grasso crede a questa versione e vuole sfidare Travaglio carte alla mano.
Guardi, io non conservo dossier e so solo che sono stato scippato del mio diritto a partecipare al concorso da una legge contra personam. Lo dice lo stesso Grasso. In un'intervista del 18 aprile 2007, a Francesco La Licata sulla Stampa, Grasso dice: "Rimango fortemente critico contro quella scelta governativa perché era dichiarato lo scopo di sfavorire Caselli e favorire me". Stando così le cose mi sarei aspettato subito qualche presa di posizione, non due anni dopo. E devo dire non solo da parte di Grasso ma anche dall'Associazione Nazionale Magistrati e dagli uomini di legge. Invece tutti zitti.

Perché sarebbero dovuti intervenire in suo favore?
È una questione di principio non di uomini. È come se un arbitro a metà della partita avesse chiamato i capitani delle due squadre al centro del campo dicendo loro che nel secondo tempo avrebbe fischiato i falli solo a una delle due squadre. Se succedesse questo in un campionato di calcio succederebbe la rivolta e invece in un concorso per la procura nazionale antimafia sembra normale.

Se lei fosse stato il giocatore avvantaggiato dall'arbitro, cioè Piero Grasso, avrebbe lasciato il campo?
Non le voglio rispondere perché non è elegante. Ognuno si comporta come gli suggerisce la sua coscienza. Il risultato è che io sono stato scippato di un diritto. La storia non si fa con i se e i ma. Grasso ha un curriculum di tutto rispetto. Ma la stessa cosa si deve dire di me e io ero più anziano. Se il plenum avesse scelto Grasso, non so se avrei ricorso al Tar ma diciamo che avevo le carte in regola per farlo e vincere.

Perché lei è stato punito con una legge contra personam?
Lo dichiarano pubblicamente i politici del centrodestra in quel periodo: io devo pagare il processo Andreotti nel quale il senatore a vita, che ha spesso ricoperto ruoli di primo piano, è stato dichiarato colpevole per avere avuto rapporti con la mafia fino al 1980. Tutto ciò è semplicemente inaudito. Giuseppe di Lello ha scritto che i magistrati scaltri sono tanto bravi a riconoscere in teoria i rapporti mafia-politica ma altrettanto bravi a negarli nei giudizi. Noi non siamo stati scaltri.

Quella sentenza nasce da un appello del 1999 che non è controfirmato da Grasso.
Non ero a Palermo e non mi posso esprimere sulle ragioni della sua mancata firma.

 

Gian Carlo CaselliCarlo Leoni e Giancarlo Caselli grasso pietroGrasso santoro Giulio Andreotti con il suo avvocato Giulia BuongiornoToto Riina

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