UN ITALIANO, DUE PARTITI E TRE CORRENTI – SUI CLANDESTINI DA MANDARE IN GALERA GRILLO E CASALEGGIO CONTRO I SENATORI 5 STELLE CHE SI RICOMPATTANO: “NON CI STIAMO!”

Andrea Malaguti per "la Stampa"

Urlano (la senatrice Bulgarelli più degli altri). Imprecano. Si disperano. «Che cosa vogliono da noi?». Qualcuno(a) piange. E per la prima volta lo sfogo non è uno sgangherato regolamento di conti interno. Buoni contro cattivi, talebani contro dialoganti, fedelissimi contro eretici. No, no. Stavolta - la prima - sono tutti uniti. Una vera e propria falange. Il problema? Le divinità di Genova e Milano.

Il Giano Bifronte. Grillo e Casaleggio, loro, le Guide Illuminate, la democrazia orizzontale, diffusa, larga e inarrestabile, miracolosamente incarnatasi in due singoli esseri sovrumani. Persino Paola Taverna, la nuova capogruppo, e Laura Bottici, inflessibile vestale, non nascondono il fastidio. Ma si può pugnalare così alle spalle due persone leali, coerenti e ultraortodosse, come i senatori-cittadini-portavoce Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi?

E per che cosa, poi? Per avere fatto passare un emendamento che chiede di abolire il reato di clandestinità? Inaccettabile. Ci sono sette verbali, frutto di interminabili riunioni, a testimoniare fisicamente che quella loro scelta era stata unanimamente condivisa. Una parte integrante di quel piano carceri portato orgogliosamente al Quirinale. «Altro che indulto e amnistia, ecco come si fa a svuotare le patrie galere». E invece.

È un momento difficile, complicato, doloroso. Per questo gli uffici del Movimento Cinque Stelle questa mattina sono un bunker. Allarme rosso. Rossissimo. Gaia rischia di esplodere. Del resto Casaleggio, dopo avere solennemente vergato assieme a Grillo il messaggio di scomunica («Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore senza controllo in Parlamento», «Non siamo d'accordo, sia nel metodo che nel merito, questo emendamento è un invito agli emigranti dell'Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l'Italia») ha fatto sapere che o si fa come dice lui - ossessionato dalle strategie napoleoniche, da Gengis Khan e dalla matematica - oppure saluta e se ne va. E se lui lascia, Grillo non resta. E allora che ne sarà del Movimento?

I senatori sudano freddo. Qualcuno (una decina) pensa da un pezzo a una scissione. Ma non è questo il momento. Non è questa l'ora. Bisogna capire. Perciò viene fissata una riunione congiunta con il gruppo della Camera per la sera alle otto. Perciò la Taverna chiede ai colleghi di tacere per qualche ora. Messaggio che non arriva alle orecchie della senatrice Mussini.

«L'emendamento è stato discusso e approvato. E io in Aula lo voto. Non torno indietro. Con i miei elettori mi sono confrontata un'infinità di volte». E' lei l'emblema del Movimento che guarda a sinistra. Quello della prima ora. Quello a cui viene la pelle d'oca quando il Caro Leader e il suo Guru immaginano strategie che lusinghino gli ex elettori di Lega e Pdl. Si fa presto a dire che destra e sinistra sono categorie superate. Nei fatti non è così.

Solo ventiquattro ore fa, alla conferenza stampa convocata per spiegare questo evidente successo, i senatori Buccarella e Giarrusso e gli onorevoli Sarti, Businarolo e Colletti avevano il cuore colmo di felicità come artigiani davanti alla loro prima opera. Adesso, invece, sono costretti da questo malrovescio sgraziato (chi non si adegua è un dottor Stranamore anche se un secondo prima era un fidato e scintillante scudiero) ad arrampicarsi sugli specchi per il terrore di sbagliare le frasi. Il senatore Buccarella, terreo, col labbro tremante, si avvita nelle spiegazioni.

«Magari la Lega presenterà un emendamento contro. Non è che questa norma sia già legge». Sigh. Il collega Cioffi, con un rantolo da rospo da canneto con la bronchite, si impegna a negare l'ovvio. «Grillo e Casaleggio duri? Ma no, ma perché? Hanno espresso una loro legittima opinione». Vi ha insutati. «Ohhhhh, ma che dite». E poi via. In ascensore. Un posto chiuso, sicuro, isolato. Passa il rigoroso senatore Airola: «Beppe stavolta ha preso un abbaglio».

E' il caos. Perché anche alla Camera la martellata del Giano Bifronte ha confuso le idee persino ai duri e puri. Di Battista parla di «fratelli africani, però...» e aggiunge che « Grillo si fa vedere poco». Di Maio dice che lui è favorevole all'abolizione del reato di clandestinità, ribadendo un'opinione espressa da Fico a Fabio Fazio. Una dichiarazione che aveva fatto inorridire Casaleggio. Che nel pomeriggio rincara la dose. Ricordando che il Movimento è metodo e che nessuno può prendere posizioni al di fuori dei venti punti elettorali.

«O volete prendere percentuali da prefisso telefonico?». Ci serve la destra. Non cerca il Paese del futuro. Gli basta quello di oggi. E' la nuova politica? La riunione serale ( con cento parlamentari) è un lungo, inutile, tentativo di salvare la faccia. Di ricucire. Che si porta dentro un invito agli dei del Nord: venite a Roma, per favore. «E che cosa farà chi fa parte di commissioni che si occupano di problemi fuori dal programma?». Mistero. Come diceva la Taverna a Pd e Pdl? «Non siete ‘gnente, in questi anni avete solo recitato». Forse. Ma chi sono loro, gli onorevoli Cinque Stelle, ora?

 

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