1. GRILLO TORNA IN TEATRO E METTE IN SCENA LO SHOW DI SE STESSO: “NON SO PIÙ NEANCH’IO CHI SONO, UN COMICO CHE NON FA RIDERE, UN POLITICO CHE FA RIDERE DI DISPERAZIONE...” 2. ‘‘UN MOSTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA. SI CHIAMA EURO. CHI LO HA FREQUENTATO È FINITO SPESSO IN MISERIA. INTERI STATI SONO DIVENTATI DEBITORI DI UNA BANCA, LA BCE. SE NON PAGHI, AL POSTO DEL MAFIOSO, ARRIVA LA TROIKA, CHE È MOLTO PEGGIO’’ 3. PIÙ INVETTIVE CHE BATTUTE: “UN PATTO COME IL FISCAL COMPACT CI PORTERÀ A SVENDERE TUTTO, ENI, ENEL, TERNA, ALTRO CHE LE NOMINE... IL POPULISMO È ALTA DEMOCRAZIA” 4. SCATENAto SULL’”EBETINO DI FIRENZE”: “IO NON SONO ANTAGONISTA DI RENZI. I SUOI NEMICI SONO LA DEMOCRAZIA, L’INTELLIGENZA E L’ONESTÀ. ESSERE DISONESTI È PIÙ SEMPLICE, UNO SE NE BATTE I COGLIONI, MENTRE ESSERE ONESTO FA VENIRE L’ANSIA”

1. GRILLO PORTA IN TEATRO LO SPETTRO DELL'EUROPA
Jacopo Iacoboni per ‘La Stampa'

L'entrata a effetto è una battuta, il Manifesto di Marx e Engels capovolto: Grillo che arriva dalla sala, sotto una bandiera dell'Unione europea, mima la Merkel cantando in tedesco maccheronico, e poi: «Si aggira uno spettro... sìì, l'Europaaa». Via la bandiera, via la maschera, e lui vestito tutto di blu, come ai tempi di Pippo Baudo: «Rispetto alla Cina, gli Stati Uniti... forse l'Europa, sì, è la salvezza, ma non l'Unione, io voglio che torni a chiamarsi comunità europea, voglio che sia una comunità. Ventitré lingue, 220 milioni di astenuti su 400 milioni di abitanti, l'Inghilterra non c'è, la Svezia non c'è... questo è l'euro, non l'Europa. Il populismo è alta democrazia».

Perché poi ieri Grillo voleva tornare attore, comico e basta, ma il cortocircuito è ormai la sua cifra, che lo voglia o no. «Un Grillo per la testa», «Cervello» «Apocalisse morbida»... se proprio si dovesse cercare un precedente di questo «Te la do io l'Europa», il nuovo show teatral-elettorale che ieri sera ha debuttato a Catania, non è tanto negli spettacoli televisivi degli Anni Ottanta - «Te la do io l'America» su tutti - ma forse nel Grillo teatrante vero e proprio, quello che aveva già abbandonato la tv e s'era rifugiato a teatro nei primi Anni Novanta.

Da questo punto di vista è come se «Te la do io l'Europa», più che aprire le campagna europea del «capo politico», chiudesse il cerchio del primo grande show teatrale del capo-comico: anno 1991, autore Michele Serra, regista Giorgio Gaber, «Buone notizie» era costruito sull'idea - quella sì controcorrente - di provare a narrare in chiave amarognola la possibilità di un bene, in Italia, mentre adesso è il Grillo opposto, profeta di sventure. Con un tratto vero in comune, appunto: l'Apocalissi. Nel bene come nel male. Si chiude un cerchio.

I momenti più divertenti sono quando saltano le slides (pure lui le slides), e allora improvvisa sfottendo un suo collaboratore sardo imitando il dialetto isolano. E forse la dimensione del teatro è quella in cui lui davvero si muove meglio, come appunto gli suggerì il suo regista di allora, Gaber: «La tv è una m... andiamo nei teatri, l'Italia è lì». Un'intuizione originaria del battere le piazze - che è alla radice del futuro Movimento Cinque Stelle - sta proprio in quella frase gaberiana, ancor prima delle fisse sulla rete, vista un po' semplicisticamente come panacea di ogni male, che sono di epoca tarda, dopo momenti di vero luddismo in cui, sempre negli show, Grillo i computer li spaccava.

A pensarci Grillo è quello: un martello, non un imitatore perbene alla Crozza. A Catania il sold out c'è stato, ma non nel Palasport che era stato scelto all'inizio, che s'è rivelato troppo grande: c'è la crisi, e anche tantissimi simpatizzanti del M5S lo show vogliono vederlo, sì, ma non tutti pagando: di qui la scelta del più raccolto Metropolitan.

«Un patto come il Fiscal Compact ci porterà a svendere tutto, Eni, Enel, Terna, altro che le nomine», dice. Più invettive che battute («lo so che ora rivolete i soldi indietro»). Se la battuta migliore resta quella del Grillo dell'era precedente, quella storica sui socialisti, pronunciata davanti a uno sgomento Pippo Baudo il 15 novembre 1986 a Fantastico («La cena in Cina... Martelli ha chiamato Craxi e ha detto: "senti un po' qua ce n'è un miliardo e son tutti socialisti?". E Craxi ha detto "Sì, perché?". "Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?"»), è perché anche le migliori di ieri non la eguagliano: contro Renzi, «ma come, tu fai una legge elettorale con uno che non può votare?!?». Oppure: «L'adeguamento strutturale del Fiscal compact ve lo spiego io: tu hai un buchino piccolissimo, e ti arriva una supposta grande così». O ancora: «Tremonti sarà una testa di c. ma qualche previsione l'ha azzeccata».

Cita la Resistenza, «ce la facciamo portar via da quattro banchieri del c...». «Cantano Bella ciao mentre danno 7 miliardi alle banche... dio mio, penso a Pertini...». Segno che il comico, come ripeteva lui ieri - «non so più neanch'io chi sono, un comico che non fa ridere, un politico che fa ridere di disperazione...» - s'è talmente fuso con la politica che la strada, infine, appare perigliosa a tutti e due.

2. VIA AL GRILLO SHOW, CONTRO EUROPA E PD
Tommaso Ciriaco per ‘La Repubblica'

Spunta alle spalle del pubblico, come uno spettro. Beppe il comico è tornato. Indossa una bandiera d'Europa, corre ansimando sulle note dell'inno alla gioia. Poi la strappa via, la strapazza. Così vorrebbe fare con l'Unione, l'europarlamento e pure la moneta unica. Apre il nuovo tour, Grillo. E da Catania picchia duro su Bruxelles. "Non riusciamo a comprendere cos'è l'Ue. Quattrocento milioni di individui che non riescono a capire un cazzo...". Parte da lontano, dalla prima guerra mondiale. Poi mira dritto al punto, solletica la rabbia che cova nell'Isola: "Siete in Sicilia, avete già i vostri problemi. Dobbiamo dire di no a questa Europa!". Applausi feroci.

E' l'esordio (a pagamento). "Te la do io l'Europa", lode alle radici territoriali contro il dominio dei banchieri. "In Europa ci sono 23 lingue. Ma "minchia" rimane "minchia" ovunque". E' questo il manifesto di Grillo. Esalta il "populismo", che rappresenta "la vera politica dei cittadini". Poi si dedica al Pd. E sono botte da orbi.

Matteo Renzi all'inizio neanche viene nominato. "Io non sono andato alle consultazioni con l'ebetino per non farlo parlare. Anzi, avevo la massima apertura. Poi mi ha detto che dovevo solo sentire quello che aveva da dire. Ma come ti permetti? - urla il fondatore del Movimento - E lì che mi ha fatto incazzare". Volano accuse pesantissime, contro il premier: "Io non sono antagonista di Renzi. I suoi nemici sono la democrazia, l'intelligenza e l'onestà. Essere disonesti è più semplice, uno se ne batte i coglioni, mentre essere onesto fa venire l'ansia". E giù applausi rabbiosi, a compensare un inizio tiepido.

Prima di tornare ad attaccare l'euro, il leader consegna alla platea anche un pensiero su Silvio Berlusconi: "Del nano ormai si sente solo la voce, si vede solo il video dell'anno scorso...". E siccome proprio ieri il Movimento ha perso per strada un altro senatore, Grillo confida pure tutta la fatica della democrazia interna: "Sempre assemblee, su tutto. E' dura. Io a volte sbaglio, ma sbaglio anche per voi che non fate un cazzo". Ovazione.
Sul palco c'è posto anche per alcuni spettatori, due ali di folla abbracciano il leader. Alle loro spalle, un maxi schermo che si diverte a regalare giochi di specchi e cartine d'Europa.

Era arrivato da un ingresso laterale, Beppe, sfruttando un varco aperto nella villa comunale. "Sono teso". Il teatro è quasi sold out. Tanti giovani, parecchie famiglie. Una marea di attivisti, soprattutto, però senza insegne. Solo una ragazza indossa uno strano berretto bianco pentastellato.

In fondo, la Sicilia è un po' la seconda patria del comico. Ci sbarcò a nuoto, da Villa San Giovanni a Messina tutto d'un fiato. Incubatrice del Movimento, levatrice di un successo clamoroso alle Politiche. Era una star, oggi è un politico. Amato, diverso, ma un politico.

"Dottòri - racconta il tassista - non lo sapevo che il signor Grillo veniva oggi. La verità è che stavolta manco ci vado a votare, alle Europee". C'è invece la crisi che ringhia. E il leader - fin dalla locandina - mira sul bersaglio grosso: ‘‘Un mostro si aggira per l'Europa. Si chiama euro. Chi lo ha frequentato è finito spesso in miseria. Interi Stati sono diventati debitori di una banca, la BCE. Se non paghi, al posto del mafioso, arriva la Troika, che è molto peggio''. Parallelo discutibile, specie a queste latitudini. Ma comunque un argomento che fa breccia, puntando a mobilitare gli indecisi in vista delle Europee.

Prima di calcare il palcoscenico, Grillo trascorre l'intero pomeriggio in un hotel a un passo dal teatro. Affaccia su via Etnea, l'arteria che attraversa da Nord a Sud il centro storico della città. E' un martedì luminosissimo, il comico lo affronta con un paio di occhiali a goccia. Poi si barrica in camera. Solo un attimo sulla porta, boxer e t-shirt blu, si in-
trattiene per un breve saluto. "Andrà tutto bene", sorride. "Per cortesia, portatemi della frutta". Pranza così, prima di una lunghissima siesta pomeridiana.

Nel teatro, però, è tutta un'altra storia. Ha bisogno di mettere il turbo, anche perché la prevendita non è stata entusiasmante. Qui in Sicilia, per dire, si è quasi raggiunto il tutto esaurito, ma solo dopo aver traslocato dal Palacatania - con i suoi 5 mila posti una vetta difficile da scalare - ai circa 2 mila del più piccolo Metropolitan. E così nel resto d'Italia, soprattutto al Sud. Lo Tsunami tour riempiva le piazze, ma era gratuito. Pagare un biglietto fa un altro effetto, anche se le poltronissime superano di poco i trenta euro. E nel resto d'Italia la situazione non cambia di molto. A tutti, Grillo consegna un immenso "vaffa" all'Europa.

 

 

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