UN GROPPO IN GOLAN: ISRAELE TEME CHE IL CONFLITTO SIRIANO SUPERI IL CONFINE

Francesca Paci per "la Stampa"

Nei ventitré anni trascorsi a Kidmat Zvi, tra i mango e le mele del Golan, Michael Raikan non ha mai guardato con apprensione al confine siriano distante un tiro di schioppo. Oggi non passa giorno senza chiedersi se non sarebbe meglio lasciare il consiglio comunale e portare altrove i suoi quattro figli: «L'eco dei colpi è così forte che non distingui più le nostre esercitazioni militari, come quelle dei giorni scorsi, dagli scontri tra l'esercito di Assad e i ribelli.

Ci stiamo preparando al peggio: abbiamo aperto e pulito i rifugi antiaereo, abbiamo fatto scorte di acqua, cibo in scatola e torce, a scuola i bambini vengono addestrati all'emergenza, iniziamo a pensare di poter diventare una Sderot del Nord». Diversamente dalla cittadina al confine con Gaza attrezzatasi suo malgrado a vivere sotto i razzi di Hamas, i kibbutz disseminati sulle alture occupate dal Israele nel 1967 e annesse unilateralmente nel 1980 hanno sempre goduto di una tranquillità tale da attrarre 3 milioni di turisti l'anno. Poi, dopo settimane di tensione crescente, la guerra è arrivata nel cortile di casa.

«Combattevano proprio qui, c'erano decine di carri armati», racconta la 40enne Dalia Amos indicando la terra bruciata a ridosso di Quneitra, l'unico varco tra Siria e Israele, dove il 6 giugno le forze di Damasco hanno respinto l'opposizione armata. Sullo sfondo si vede il lago artificiale da 12 milioni di metri cubi d'acqua voluto da Hafez Assad contro un'eventuale invasione israeliana.

In realtà, nonostante i ricorrenti anatemi, il confine tra i due Paesi non è mai stato un problema né per la Knesset né per la missione Undof istituita nel 1974 dalle Nazioni Unite a difesa della pace. Venti giorni fa però, dopo essere stati raggiunti dalle granate, i 360 Caschi Blu austriaci hanno deciso di fare i bagagli: 60 sono già partiti.

«È la prima volta che i tank siriani si spingono tanto avanti, tecnicamente avrebbero violato la linea del cessate il fuoco ma a meno di essere attaccati direttamente la nostra politica è di non intervenire», spiega il graduato responsabile dell'avamposto militare israeliano Mavar Quneitra.

Tra le torrette mimetiche dov'è in servizio dal 2009 e l'edificio di mattoni bordò sormontato dal tricolore rosso, bianco e nero di Damasco ci sono poche decine di metri e un massiccio cancello elettronico attraverso cui, con insolita sollecitudine, fanno avanti e indietro i blindati Onu. Secondo fonti vicine al contingente internazionale i ribelli non puntavano al controllo del valico ma volevano distogliere i lealisti dall'offensiva al Nord.

Il maggiore Adam, druso come 20 mila dei 44 mila abitanti del Golan, non era ancora nato quando il padre incrociava le armi con i siriani nella guerra del Kippur: «Per il momento il conflitto resta di là, i colpi di mortaio, compresi quelli dei giorni scorsi, sono caduti da questo lato per sbaglio e noi ci siamo limitati a fortificare i 90 km di confine con una barriera a sensori che sarà ultimata a breve.

Certo, stavolta sono arrivati così vicino da farci indossare i giubbotti antiproiettile, ho visto i ribelli sostituire per poche ore la bandiera del regime con la loro, abbiamo soccorso dei feriti... (uno è morto ieri ndr)». Sarà guerra totale? La risposta è lo stesso «no comment» riservato alla staffetta tra gli austriaci e i peacekeeper delle Figi: in tema di sicurezza Israele è abituato a far da sé.

«Il varco di Quneitra viene usato solo dai drusi che vanno a studiare in Siria, attualmente ce ne sono 42, o da chi deve sposarsi, ma è un simbolo importante per Damasco perché questi drusi sono fedeli al regime» continua l'ufficiale. La protagonista del film «La sposa siriana» affronta il mattino del matrimonio come il peggiore della sua vita, poiché convolando a nozze col cugino siriano conosciuto per lettera non potrà più tornare a trovare la famiglia in Israele.

I veicoli militari che s'incontrano lungo le strade costeggiate da vigneti e trattori rivelano il livello dell'allerta israeliana. Sebbene la crisi siriana abbia spezzato l'asse tra Damasco, le milizie libanesi di Hezbollah e i palestinesi di Hamas, ha saldato quello sciita facente riferimento a Teheran.

«Siamo alla seconda fase del conflitto a bassa intensità, quella in cui fronteggi un nemico senza profilo e dunque molto diverso da Hamas o Hezbollah. La terza fase? È facile da immaginare» ragiona il generale Joshua Ben Anat, ex comandante della riserva e consulente dell'esercito, durante un forum organizzato dall'Europe Israel Press Association.

Nel ‘73 ha combattuto proprio qui dove ora potrebbero essere stanziati i figli: «Israele è in un vicolo cieco, che dovessimo trovarci accanto la superpotenza iraniana con Hezbollah rafforzato dal training bellico o lo jihadismo sunnita c'è il rischio di rimpiangere Assad. Per questo non possiamo permetterci di scommettere come fa Washington sostenendo una parte dei ribelli: noi aspettiamo, reagiremo solo in caso di un cambio di equilibrio strategico». È già successo nel 2013, tre raid su obiettivi siriani mai smentiti dal premier Netanyahu.

Sono passati sei mesi dalle elezioni in cui gli israeliani hanno premiato i candidati outsider Yair Lapid e Naftali Bennett che parlavano di carovita anziché di sicurezza. «La nostra coscienza è mutata», ammette Michael Raikan osservando la barriera che, pioniera, è stata costruita preventivamente.

Damasco dista appena 60 km da qui e oltre quelle colline c'è la terza divisione siriana. In mezzo, gramigna tra le crepe dell'opposizione, cresce al Qaeda. Chiunque si ricordasse a un tratto dell'antico nemico sionista avrebbe gioco facile: la prossimità è così invadente da escludere la sirena, l'allarme qui è il primo missile che centra il bersaglio.

Quando e da chi proteggersi? La domanda è concreta: pochi in Israele dubitano di dover prima o poi fare i conti con il caos siriano. In un modo o nell'altro. «Tre settimane fa abbiamo "ricevuto" un razzo dal Libano ma il mittente non era Hezbollah bensì un gruppo, probabilmente palestinese, intenzionato a coinvolgerci per obbligare il partito di Dio a distogliere l'attenzione dal suo sostegno a Damasco», chiosa il generale Ben Anat. Da qualsiasi angolo lo scruti l'orizzonte è nero, gli abitanti del Golan mettono i sacchi di sabbia davanti alle finestre.

 

ISRAELE TENSIONE NEL GOLAN ISRAELE TENSIONE NEL GOLAN ISRAELE TENSIONE NEL GOLAN ESERCITO SIRIANOMISSILI SIRIANIGUERRA IN SIRIA siria GUERRA IN SIRIA

Ultimi Dagoreport

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...