boschi visco

LA GUERRA DELLA BOSCHI FAMILY A VISCO – APPENA ARRIVATO A PALAZZO CHIGI, IL DUCETTO CHIEDE AL GOVERNATORE COME SALVARE L’ETRURIA – IL PAPA’ DELLA SOTTOSEGRETARIA CHIEDE A FLAVIO CARBONI IL NOME DI UN NUOVO DIRETTORE GENERALE – E SEMPRE PIERLUIGI FA APRIRE IL CONTO NELLA BANCA AD UN AMICO MASSONE 

 

Alessandro Da Rold per Lettera 43

 

fotomontaggi maria elena boschi e banca etruria 12

Poco a poco la matassa sulla mozione renziana contro il governatore della Banca D'Italia Ignazio Visco inizia a dipanarsi. Al netto delle polemiche tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il segretario del Pd Matteo Renzi, a emergere sempre più chiaro nella vicenda è il ruolo della sottosegretaria Maria Elena Boschi, figlia di Pierluigi, ex vicepresidente di Banca Etruria.

 

Quest'ultimo ebbe un ruolo determinante nel tentativo di salvare l'istituto aretino dal collasso, ma soprattutto fu tra i protagonisti della cattiva gestione dell'Etruria, tra i manager che sono stati colpiti in questi anni dalla multe della Consob e della stessa Banca D'Italia.

 

RAPPORTI DETERIORATI

RENZI VISCO

«La migliore difesa è l'attacco», spiega un senatore che mastica di banche e finanza ma che chiede l'anonimato nel commentare la mozione renzian-boschiana contro Visco. «Una cosa che nessuno ha mai spiegato è perché papà Boschi per cercare il nuovo direttore generale della banca si rivolse al piduista Flavio Carboni. Non poteva rivolgersi a una società di head hunter?». Domanda pertinente su cui pochi giornalisti hanno indagato negli ultimi mesi.

 

PIER LUIGI BOSCHI FLAVIO CARBONI

Ma è un quesito che dà la tara di come negli ultimi anni i rapporti tra la famiglia Boschi e Visco siano andati sempre più deteriorandosi. Che quindi la mozione contro il governatore di Bankitalia - oggetto persino di una discussione accesa anche tra gli scranni parlamentari del Pd - sia solo l'ultimo atto di una battaglia in corso da ormai più di quattro anni? E, allo stesso tempo, l'inizio di una guerra che potrebbe diventare sempre più feroce mano a mano che verranno esaminati (e magari dati alla stampa) i 4 mila atti depositati da Visco nella commissione d'inchiesta sulle banche.

 

Tra quei faldoni ci potrebbero essere nuovi dettagli su Etruria. La commissione non servirà a molto, durerà poco, ma guarda caso vi siede Francesco Bonifazi, ex fidanzato della Boschi, tesoriere del Pd, legato a doppio filo con tutto il Giglio magico: il fratello del ministro, Emanuele, è socio dello studio legale Bonifazi.

 

LA "BANCA DELL'ORO"

etruria oro

Di sicuro la situazione di Banca Etruria - la "banca dell'oro" dove Licio Gelli, capo della P2, aveva il conto Primavera – è sempre stata una priorità del Giglio magico renziano. Tanto che tra i primi nodi da sciogliere sul tavolo del governo Renzi appena insediato venne inserita proprio la vicenda dell'Etruria. A scriverlo nero su bianco in un libro (I segreti di Renzi. Affari, clan, banche, trame edito da Sperling & Kupfer) fu l'ex direttore di Libero Mauzio Belpietro con i giornalisti Giacomo Amadori e Francesco Borgonovo.

rignano funerale del risparmio caos etruria

 

L'ex premier ne parlò proprio con Visco il 19 febbraio del 2014, due giorni dopo aver ricevuto l'incarico di formare il nuovo governo dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Renzi si informa su una piccola Popolare tanto cara a lui e a chi gli sta vicino», scrisse l'attuale direttore del quotidiano La Verità senza mai essere smentito.

 

VALERIANO MUREDDU

Cosa è successo dopo? Boschi senior diventò vicepresidente nel maggio 2014 prima del commissariamento della banca «per gravi perdite di patrimonio» proprio da parte di Palazzo Koch, ovvero l'11 febbraio del 2015. In quello spazio di tempo, circa nove mesi, il padre della sottosegretaria fu tra i più attivi nel tentativo di salvare la banca o comunque di veicolarne il futuro, di fonderla con altri istituti di credito, con l'obiettivo di mantenere una governance a livello locale, in barba anche alle nuove regole europee.

 

Di questo hanno scritto spesso La Verità e il Fatto Quotidiano, dando conto di incontri e telefonate, come della presenza di inquietanti intermediari che avrebbero aiutato Boschi senior a cercare un nuovo direttore generale o a perorare appunto altre strade per salvare la popolare dell'oro. Compaiono personaggi come Valeriano Mureddu, massone, amico della famiglia Renzi, arrestato quest'anno e ora ai domiciliari per la bancarotta fraudolenta della Geovision Srl.

 

O come appunto Carboni, storico esponente della P2, coinvolto e poi assolto persino nell'inchiesta sulla morte di Roberto Calvi, il banchiere dell'Ambrosiano trovato morto sotto il ponte dei Frati Neri di Londra il 17 giugno del 1982.

Emanuele Boschi

 

IL LEGAME TRA BOSCHI E MUREDDU

Che ci sia stato un tentativo di pressione su Palazzo Koch grazie alla massoneria, come si domandava in un pezzo del 13 maggio sempre Amadori? Il legame tra Boschi e Mureddu è molto stretto. A conferma basta leggere sempre il libro di Belpietro. Ed è un legame talmente stretto che nel giugno del 2014 fu proprio il padre dell'ex ministro delle Riforme a intervenire per fare aprire un conto alla Geovision presso la sede di Banca Etruria. «È il conto 148/1919-5 (la scelta del codice identificativo sarebbe di Mureddu, che è nato il 19 giugno 1969)», si legge.

 

«I documenti per l'apertura del conto erano contenuti in una cartellina azzurra con sopra un breve appunto: “Emiliano Casciere amico di famiglia di Emanuele Boschi”. All'epoca Emanuele Boschi, fratello della ministra, era a capo del servizio di controllo dei costi di Etruria. Nel 2015 ha preferito lasciare la banca finita sotto commissariamento». Insomma, Boschi senior grazie al buon rapporto con Mureddu e Carboni cercava un nuovo direttore generale ma anche un partner finanziario, dopo che nel 2013 era tramontata l'ipotesi di fusione con la Banca Popolare di Vicenza.

 

L'ATTIVISMO DEL GIGLIO MAGICO

boschi ghizzoni etruria de bortoli

L'attivismo del Giglio magico su Etruria non si è fermato lì. A darne conto è stato anche l'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli che, oltre a essere stato tra i primi a parlare di odore di massoneria sulle vicende bancarie di Etruria e Siena, ha anche fatto notare come sempre il ministro delle Riforme, nel 2015, «non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit».

 

ghizzoni boschi etruria

Si legge in Poteri forti o quasi: «Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere». La Boschi aveva minacciato querele per quella frase, ma a De Bortoli non è mai arrivato nulla. Insomma, siamo proprio sicuri che con la mozione sia stato solo messo in dubbio il ruolo di Bankitalia in questi anni di crisi del credito?

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