A CHI I 400 MILIONI? A NOI! GUERRA TRA EX AN PER IL TESORO DELLA FONDAZIONE

Alessandro Ferrucci e Valeria Pacelli per il "Fatto quotidiano"

Manca un partito di riferimento. Manca un leader di riferimento. Pochi, pochissimi gli ex di Alleanza nazionale ancora in Parlamento, falcidiati da diaspore, scissioni, litigi, quorum ed epurazione berlusconiana. Ma un qualcosa di concreto, reale, esiste ancora.

E lo chiamano "tesoretto", un diminutivo che non rende onore alla cifra disponibile: oltre 400 milioni di euro tra immobili e contanti, confluiti in una Fondazione all'alba della fusione con Forza Italia nel ripudiato Popolo della libertà. Stanno lì.

LE FURIBONDE LITI DEI CAMERATI
Tra cause, contro-cause, perizie, liti, accuse e smentite. Udienze. Tentativi di riconciliazione in nome del vecchio cameratismo, carte bollate e occupazioni delle sedi. Il primo a scardinare la serratura è stato Francesco Storace, leader de La Destra, lesto nel dire "qui ci siamo noi, ci spetta", in un immobile in via Paisiello, zona chic di Roma.

Da due anni nessuno lo reclama. Quindi la sede storica, in via della Scrofa: 34 vani a due passi da piazza Navona e Campo de' Fiori, acquistata negli anni Ottanta per poco più di 3 miliardi grazie alla lungimiranza pratica di Giorgio Almirante grazie a un mix di rimborsi, plusvalenze e donazioni di militanti.

Adesso ha sede la Fondazione An, specchio fedele di cosa è rimasto della Destra, tra stanze semivuote, qualche targhetta, nessuno all'entrata e come unica attività recente la messa in stampa e successivo tacchinaggio di un manifesto con in primo piano Giorgio Almirante. E pensare che qui si sono tenute le riunioni più dure, qui si affacciava un giovane Gianfranco Fini; qui si è progettato il passaggio dal Msi ad An e ancora il Pdl.

Qui la scorsa settimana un gruppo di ragazzi di "Adesso noi" ha deciso di occupare simbolicamente per chiedere la "ricostituzione di un partito unico"; per stimolare "la rinascita di una comunità di destra lontana da Berlusconi, quanto da Fini", spiegano "perché quei soldi fanno parte del popolo della destra, devono servire per un progetto. Altrimenti è meglio se vanno in beneficenza".

Difficile una donazione, di questi tempi, nonostante le maglie strette, strettissime della Fondazione. Ab origine si optò per un comitato di gestione che avrebbe operato secondo le indicazioni di un altro organo, il comitato dei garanti. Vennero designati i nomi dei singoli individui deputati al controllo degli "obiettivi strategici, anche di periodo, da perseguire per la conservazione, la tutela e lo sviluppo delle risorse (...) l'impiego e la destinazione dei fondi".

I comitati si insediarono il primo aprile del 2009 e, in un amen, fu guerra tra gli ex colonnelli di An e i fedelissimi di Gianfranco Fini. Una guerra sporca, senza esclusione di colpi, durata per mesi e persa dai secondi, costretti ad assistere a un "golpe" fra le mura di casa. Dal comitato di gestione, non a caso in piena bufera Montecarlo, venne estromesso Franco Pontone (espulso dal comitato dei garanti nel 2010) e al suo posto nominato il senatore Mugnai.

Da allora e fino a oggi, complice la frattura tra Fini e Berlusconi, quello che era stato definito "il divieto di confusione del patrimonio di An con quello del Popolo della Libertà" divenne un terreno di perenna conquista. Con gestioni allegre, rappresaglie ad hoc, purghe e campo libero a transazioni impensabili, come l'assegnazione a uso gratuito di 28 immobili ai giovani del Pdl; o prestiti bizzarri come quello del 12 luglio 2011, in cui il comitato di gestione della Fondazione di An concesse su richiesta degli onorevoli Crimi e Bianconi del Pdl, la cifra di 3 milioni e 750 mila euro a titolo di prestito infruttifero.

Attenzione, un prestito a un partito rivale. Soldi, quindi, non solo mattoni. Il prestito poi fu restituito ad Alleanza Nazionale. Mittente il Pdl, tramite una banca con sede in un paradiso fiscale, mai rivelato.

LA QUERELA: QUEI SOLDI ANDATI AL PDL
Sarebbe questo uno dei tanti favori fatti al partito di Berlusconi, come racconta una denuncia, presentata alla procura di Roma, dagli ex onorevoli Antonio Bonfiglio ed Enzo Raisi. Infatti lo scontro tra i finiani e chi ha lasciato il partito, per confluire nel Pdl, si gioca anche a colpi di procedimenti sia penali che civili. Bonfiglio e Raisi hanno infatti denunciato i loro colleghi d'un tempo per la presunta scomparsa di 26 milioni di euro dai soldi di An.

Stando alla querela, ci sarebbero nel portafoglio del partito 55 milioni di euro provenienti dai contributi elettorali (erogati fino al 2006), dei quali 26 sarebbero spariti a favore del Pdl. Sul fronte penale è stato aperto un fascicolo, affidato al pubblico ministero Attilio Pisani, che tuttavia ha chiesto l'archiviazione. Non sono ravvisabili i reati di appropriazione indebita come invece si riteneva nella denuncia. Ma se la questione penale sembra infondata, resta in piedi quella civile.

Lo stesso Antonio Bonfiglio infatti ha sollevato davanti al giudice civile la questione relativa alla nullità del congresso avvenuto il 22 marzo in cui si è deciso lo scioglimento del partito e la creazione della fondazione. Lo scorso 18 luglio sono state depositate le ultime note di replica ed entro settembre sarebbe prevista la conclusione, che potrebbe decidere le sorti di quel che resta. E magari ripartire con un soggetto politico unico, come vorrebbe la base. Anche perché la parte economica c'è, eccome.

 

LARUSSA CHE ARAGOSTA!Maurizio Gasparri Francesco Storace gianni alemanno MATTEOLIGianfranco Fini

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