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MACRON, MERZ E STARMER SI PREPARANO AI PEGGIORI SCENARI DI GUERRA. E GIORGIA MELONI CHE FA? – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “DAL GOLFO LA GUERRA È GIÀ ARRIVATA ALLA SOGLIA DELL'EUROPA. SI PUÒ VEDERLA O FAR FINTA DI NON VEDERLA. PARIGI, LONDRA E BERLINO LA VEDONO E RISPONDONO DI ESSERE PRONTI AD ‘AZIONI DIFENSIVE CONTRO MISSILI E DRONI IRANIANI’. ROMA FA FINTA DI NON VEDERE DUE COSE. LA VERTIGINOSA VELOCITÀ CON CUI SI PONE, PER UN PAESE MEDITERRANEO COME IL NOSTRO, IL PROBLEMA DELLA DIFESA E DELLA DETERRENZA. COMPRESA QUELLA NUCLEARE, DI CUI È TORNATO A PARLARE MACRON. DUE, LA VICINANZA CON WASHINGTON (QUANTA?), NON COMPENSA L'ALLONTANARSI DALLE TRE PRINCIPALI CAPITALI EUROPEE. NEL BEL MEZZO C'È L'ISOLAMENTO…”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

La guerra annunciata Usa-Iran ha colto l'Europa alla sprovvista. Deve domandarsi il perché – era nell'aria. Ma ancor prima pensare a cosa fare. Le onde sismiche dal Golfo non hanno perso tempo ad investirla.

 

Direttamente nell'avamposto mediterraneo di Cipro, territorio Ue. Indirettamente nei mercati, nel prezzo del petrolio e del gas, nell'emergenza di decine di migliaia di cittadini bloccati in resort diventati zone di guerra, nel traffico aereo e marittimo – nonché nella necessità di prendere una posizione che non sia un luogo comune ma politica estera.

 

[…]

 

emmanuel macron - discorso sulla dottrina militare francese

In politica estera il primo segnale di assestamento è venuto dall'unico formato in grado di darlo. Sono gli "E3": Francia, Germania, Regno Unito. Peccato che, per sua scelta non per esclusione, l'Italia non ci sia.

 

Su questa guerra gli alleati (quanto?) europei non erano stati consultati. Il che li esimeva dall'esprimere nettamente appoggio, o contrarietà, all'intervento militare americano. Tant'è che in molte dichiarazioni a caldo non figurano neppure le parole "Stati Uniti' o "Israele". Unica eccezione, in condanna di entrambi, la Spagna di Pedro Sanchéz.

 

Il Presidente polacco, Karol Nawrocki, è stato l'unico a vantarsi che il suo Paese era stato informato in anticipo. Sarà. In grande maggioranza, le capitali se la sono cavata con un cocktail a dosi variabili di condanna ai programmi iraniani, generici inviti alla diplomazia e al negoziato, raccomandazioni a Teheran di astenersi da rappresaglie estensive del conflitto, solidarietà al popolo iraniano liberato dal giogo di Khamenei. Complessivamente, una media aritmetica di neutralità critica dell'Iran, agnostica su Usa e Israele.

 

STEFANO STEFANINI

Geopoliticamente modesta ma, nell'immediato, con tutti i problemi esistenti fra Washington e l'Europa, con Friedrich Merz oggi alla Casa Bianca con l'obiettivo principale di tener Donal Trump dalla parte dell'Ucraina, da sufficienza in pagella.

 

[…]  In una guerra di questa portata, in cui il principale alleato dell'Europa, azionista di maggioranza della Nato, è protagonista dominante, o si esprime solidarietà o si spiega – vedi Sanchéz, precedenti Jacques Chirac e Gerhard Schröder nel 2003, altra guerra del Golfo – perché ci si dissocia.

 

Inoltre, anche se da Trump non verrà alcuna richiesta di diretta partecipazione (per ora?), l'uso delle basi potrebbe rendersi necessario in una guerra prolungata – come forse questa. Darglielo o non darglielo? Insomma, bisogna far sapere da che parte si sta.

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

[…] il conflitto si sta allargando. L'Iran attacca i dirimpettai arabi del Golfo con missili e droni. Pure Cipro finisce nel mirino anche se non ci sono militari americani da colpire. Esattamente il contrario di quanto gli europei gli raccomandavano - ma come si può credere che un Paese in guerra smetta di farla solo perché glielo si chiede? Forse

 

Il bersaglio sono solo le basi militari straniere non le città e gli abitanti. Forse. Ma gli ordigni in volo su Dubai, Doha e Nicosia non sono particolarmente intelligenti. Dove arrivano colpiscono. Emirati, Bahrain, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Oman per il momento si limitano a difendersi. Per quanto? Su altri fronti, Teheran mobilita Hezbollah in Libano e gli Houthi dallo Yemen.

 

Dal Golfo la guerra è già arrivata alla soglia dell'Europa. Si può vederla o far finta di non vederla. Parigi, Londra e Berlino (gli E3) la vedono – per conto suo anche Atene a protezione di Cipro – e rispondono di essere pronti ad "azioni difensive" contro missili e droni iraniani "alla sorgente", cioè in Iran, se Teheran non porrà fine agli "attacchi indiscriminati".

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

I leader, Keir Starmer in particolare, si affrettano a precisare che non si tratta di unirsi all'intervento israelo-americano. È una difesa degli interessi europei e una manifestazione di solidarietà verso I partner del Golfo.

 

E l'Ue? Non troverebbe mai il consenso di tutti I 27 a parole, figuriamoci ad azioni. Speriamo che riesca ad autorizzare regole d'ingaggio un poco più deterrenti per la missione Aspides nel Mar Rosso che protegge la navigazione commerciale dagli Houthi. E l'Italia?

 

Roma appartiene al partito di chi fa finta di non vedere. Che unisce governo e opposizione. Fa finta di non vedere due cose. Uno, la vertiginosa velocità con cui si pone, per un Paese europeo e mediterraneo come il nostro, il problema della difesa e della deterrenza.

 

emmanuel macron giorgia meloni foto lapresse 4

Compresa quella nucleare, di cui è tornato ieri a parlare Emmanuel Macron in chiave di rafforzamento e cooperazione con una mezza dozzina di Paesi europei. Da noi innominabile, difatti Macron non ci ha nominato. Due, la vicinanza con Washington (quanta?), non compensa l'allontanarsi dalle tre principali capitali europee. Nel bel mezzo c'è l'isolamento.

giorgia meloni donald trumpRADAR BOMBARDATO DA USA E ISRAELE IN IRAN

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