SOLO SILVIO UNISCE IL PD! - I DEMOCRATICI TIRANO DRITTI SULLA DECADENZA: “A BERLUSCONI LA CRISI NON CONVIENE”

Federico Geremicca per "La Stampa"
Qualcuno usa l'immagine della corda: «Il Pdl sta tirando la corda, ma non la spezzerà» (Cesare Damiano). La maggioranza, però, preferisce quella della pistola: cioè la pistola che Silvio Berlusconi avrebbe puntato contro il governo, pronto a sparare in caso di decadenza. Pistola scarica, dicono i democratici. E se anche - invece - fosse carica e il Cavaliere sparasse, si tratterebbe né più né meno che di un suicidio...

A Largo del Nazareno ieri si è vissuto un altro lunghissimo giorno d'attesa, un occhio alle agenzie per capire se qualcosa andava mutando nella linea del Pdl, l'ennesimo giro di passaparola circa la linea da seguire («Approfondimenti sì, manovre dilatorie no»), contatti ripetuti di Guglielmo Epifani con Enrico Letta (e di Letta con Alfano ed un paio di ministri Pdl) e con qualcuno dei membri della sua segreteria. Nessuna smagliatura, nessuno smarcamento e partito unito su una linea che, dal giorno della sentenza della Corte di Cassazione, non è mai più cambiata.

In fondo - e paradossalmente, considerato il fatto che si passeggia sull'orlo del burrone - un'attesa che si potrebbe definire perfino serena, se ci si intende sul termine. Le ragioni di tale imprevedibile serenità sono diventate, negli ultimi tesissimi giorni, via via più chiare. Più chiare non solo agli osservatori di cose politiche, ma anche al Pdl, che infatti ha definitivamente smesso ormai da una settimana di sperare in un cambio di rotta dei democratici.

Intanto, il fatto di esser di fronte - praticamente - ad una scelta non solo condivisa da tutto il Pd, ma praticamente obbligata: l'idea di «salvare» Berlusconi con un voto in giunta diverso da quello del sì alla decadenza, non è mai stata presa in considerazione, essendo considerata una sorta di suicidio politico-elettorale. Il pressing di Grillo - pronto a sfruttare qualunque sbandamento del Pd - e gli umori di una già insofferente «base democratica» hanno reso del tutto impossibile il solo ragionare su ipotesi diverse dal sì alla decadenza di Silvio Berlusconi.

Si è ragionato a lungo, naturalmente, anche sulle conseguenze che una simile scelta avrebbe potuto (potrebbe) determinare: e da tale ragionamenti la giustezza (l'inevitabilità) della linea scelta è uscita confermata. Berlusconi apre la crisi? Epifani continua a non credere che finirà così: per la semplice ragione che una crisi di governo non solo non risolverebbe i problemi giudiziari del cavaliere ma - con ogni probabilità - porterebbe ad assetti di governo ancor meno favorevoli per il Pdl. Se poi la crisi non approdasse - nonostante gli sforzi di Napolitano - ad un qualche nuovo esecutivo ma ad elezioni in tempi brevi, questo - è la convinzione del Pd - non sarebbe la peggiore delle tragedie...

Già nelle settimane scorse, infatti, quando il pressing del Popolo della libertà aveva due obiettivi (Imu e «agibilità politica» per Berlusconi) e su entrambi veniva minacciata la crisi, Enrico Letta e i vertici del Pd avevano fatto la loro scelta: se il governo deve cadere, meglio succeda sulla decadenza del cavaliere che sul terreno delle tasse, da sempre campo elettoralmente minato per i democratici. Non solo: una eventuale crisi dell'esecutivo aprirebbe al Pd - in fondo - prospettive non sgradite.

Un precipitare della situazione verso elezioni anticipate, infatti, avrebbe come effetto collaterale un rinvio a dopo il voto del Congresso democratico: il che permetterebbe allo stato maggiore Pd di evitare lo sfondamento di Matteo Renzi e la sua conquista del partito. E non basta: questo scenario, infatti, starebbe benissimo anche al giovane sindaco di Firenze, che potrebbe sfidare Enrico Letta (e magari altri) nelle primarie per la scelta del futuro candidato-premier, suo obiettivo più o meno dichiarato. E poi? E poi, appunto, le elezioni: per le quali - al momento - non c'è sondaggio che non veda Renzi largamente vincitore su Silvio Berlusconi e - a maggior ragione - su qualunque altro candidato del Popolo della libertà.

È per tutti questi motivi (più o meno inconfessabili) che in Largo del Nazareno si guarda con una qualche forma di paradossale serenità alle ore a venire ed alle possibili mosse del Cavaliere. Vuole spezzare la corda? La spezzi. Non è il Pdl che può riservare sorprese al Pd ed alle sue strategie di battaglia. Non è da lì che si temono intralci e bastoni tra le ruote. Ancora una volta, è al Colle che si guarda. Al Colle ed alla sua strenua difesa della stabilità di fronte al perdurare della crisi. Una linea che il Pd conosce bene. Fin dal novembre del 2011, quando - caduto Berlusconi - invece che il voto, Pier Luigi Bersani trovò in regalo le larghe intese e Mario Monti...

 

 

RENZI E BERLUSCONILETTA E RENZI Guglielmo EpifaniNAPOLITANO E TESTA BERLUSCONI

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…