SE QUESTO E’ LO STATO, LA CAMORRA CAMPERA’ MILLE ANNI - I DIALOGHI TRA GLI ARRESTATI NELL’INCHIESTA POLIZIA-FINMECCANICA - FIORIOLLI, IZZO, IURATO: QUESTORI E PREFETTI PENSAVANO SOLO A SPARTIRSI I MILIONI DEGLI APPALTI DESTINATI A RAFFORZARE IL CONTRASTO AI CLAN - IN MANETTE ANCHE L’IMPRENDITORE INTINI, MOLTO VICINO A D’ALEMA E AL PD - DALLE INTERCETTAZIONI SPUNTANO I NOMI DI DI PIETRO, MINNITI E ANNA FINOCCHIARO…

1 - POLIZIA-FINMECCANICA TENGONO "IL PORCO PER LE ORECCHIE"
Antonio Massari e Valeria Pacelli

A Napoli - dove, solo per fare un esempio, è in corso l'ennesima, sanguinosa faida di Scampia - il sistema di video-sorveglianza, aggiudicato da anni, non è funzionante. E il Cen di Capodimonte, che avrebbe dovuto garantire "l'analisi delle informazioni tra le diverse forze di Polizia nel contrasto al crimine organizzato sull'intera provincia", non è operativo, nonostante i lavori dovessero terminare nel maggio 2010.

E - se non bastasse - la Pubblica amministrazione non ha chiesto alcuna penale, per i gravi ritardi, nonostante la procedura d'urgenza. Eppure: era proprio la procedura d'urgenza il grimaldello che usava la cricca del ministero dell'Interno, secondo l'accusa, per favorire le aziende del gruppo Finmeccanica. Gli atti della Procura di Napoli sono agghiaccianti: a delinquere, negli appalti destinati a contrastare la Camorra, erano uomini di Stato, come l'ex vicecapo della Polizia Nicola Izzo, il prefetto Giovanna Iurato, l'ex questore di Napoli Oscar Fioriolli e l'ex provveditore ai lavori pubblici di Campania e Molise Mario Mautone.

LA RETATA
Sono otto le misure cautelari per l'inchiesta sull'appalto per il Cen, il centro di elaborazione dati della Polizia, tra i quali i due manager della Elsag (Finmeccanica) Carlo Gualdaroni e Francesco Subbioni, l'ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise Mario Mautone, il "mediatore" Lucio Gentile. Ai domiciliari il prefetto Oscar Fioriolli - ex questore di Genova e Napoli e anche superdirigente del Viminale -, il consigliere di Elsag-Datamat Guido Nasta, il responsabile campano della società Luigi De Simone, l'imprenditore pugliese Enrico Intini. Tra gli indagati, interdetti dai pubblici uffici, anche i prefetti Nicola Izzo e Giovanna Iurato.

OBIETTIVO MONOPOLIO
Accuse di associazione per delinquere, corruzione, abuso di ufficio, turbativa d'asta, frode in pubbliche forniture, rivelazione del segreto d'ufficio e falso. L'indagine - del procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e del capo della Procura di Napoli, Giovanni Colangelo - ha scoperto irregolarità negli affidamenti degli appalti, per il pacchetto sicurezza, a società del gruppo Finmeccanica. Come l'appalto per il Cen. Valore: 37 milioni di euro.

E non è l'unico. I lavori nel mirino degli inquirenti sono sette: videosorveglianza del Comune di Napoli; ristrutturazione del commissariato di polizia Decumani; sistema integrato di videosorveglianza di Comuni vesuviani e nei quartieri napoletani di Forcella, Poggioreale, Ponticelli e Decumani; Si-ma (monitoraggio ambientale e videosorveglianza) dell'agro acerrano-nolano; videosorveglianza del territorio tra il quartiere di San Giovanni a Teduccio e Castellammare di Stabia. Lavori affidati ad aziende di Finmeccanica che, stando agli atti dell'accusa, aveva elaborato un piano preciso agevolato da alti funzionari dello Stato: conquistare il monopolio del mercato. Finmeccanica voleva l'intera torta: anche la costruzione della Cittadella della Giustizia a Napoli.

"CONDIVIDIAMO TUTTO"
"Abbiamo il porco per le orecchie" dice Luigi De Simone, responsabile Elsag per la Campania, parlando con Francesco Subbioni, ad di Electron Italia. E aggiunge: "Entriamo con i piedi nel piatto in modo ancora più pesante, perché abbiamo il tempo di fargli capire un po' noi cosa sappiamo fare". Un'intercettazione che spiega, secondo il gip Claudia Picciotti, "la visione unitaria del gruppo in relazione agli appalti relativi alla sicurezza".

Che la Elsag avesse il "porco per le orecchie", secondo l'accusa, è dimostrato da un fatto: una fattura del 30 gennaio 2008, sequestrata dagli inquirenti, riguarda un macchinario definito "fornitura Cen Napoli". La Elsag ha quindi già investito 700mila euro per una gara "che sarebbe partita ben oltre un anno dopo, di cui formalmente non avrebbe dovuto conoscere nulla e alla quale non avrebbe potuto immaginare di essere invitata".

Gli inquirenti sono certi, però, che l'individuazione della Elsag, ben prima della pubblicazione del bando, incontrava la "volontà dei vertici ministeriali (Izzo e Iurato) su espressa indicazione dei vertici Finmeccanica". La gara non è corretta, perché nasce di fatto un cartello, violando la norma che prevede almeno cinque concorrenti.

Dopo il primo interrogatorio in Procura, la Iurato parla al telefono con Izzo, ed è un dialogo che il gip definisce drammatico: "Hanno contestato la violazione della norma...", dice Iurato, "Io gli ho detto che siamo andati là d'accordo tutti", continua, spiegando così, a Izzo, che non può defilarsi dalle sue responsabilità.

"Nessuno più di te conosce questa materia, tutti noi altri siamo degli avventizi quando tu parli possiamo dire ‘ah, va bene lo hai detto tu, si fa così'", le risponde Izzo. "No", contesta la Iurato, "però tutto quello che facevamo lo condividevamo". Il mondo politico, in particolare quello del centrosinistra, viene spesso citato nelle intercettazioni.

"A DI PIETRO RICORDA I FAVORI AL FIGLIO"
La Iurato ricorda a suo marito l'intervento a sua difesa, dopo l'interrogatorio a Napoli, manifestato da Anna Finocchiaro sul Corriere della Sera: "Ha detto: ‘Ci metto la mano sul fuoco, sono un'amica e la conosco da sempre e, niente ha fatto una ventina di righe, sul Corriere". A Marco Minniti invece - ex sottosegretario e viceministro - intendono rivolgersi due manager di Elsag, Subbione e De Simone, per ottenere il trasferimento del Cen a Napoli. E in caso di esito negativo, puntano a un altro esponente del Pd, Luigi De Sena, responsabile dei Pon Sicurezza e poi prefetto di Reggio Calabria.

"Posso procurare un appuntamento con il sottosegretario Minniti, ci può servire?", dice Subbione a De Simone, che gi risponde: "Senti invece il fatto del Cen, quel trasferimento, che bisognava parlare con De Sena". E quando l'importante uomo cerniera Mauro Mautone, provveditore ai lavori pubblici, teme un trasferimento, immagina, con sua moglie, di ricattare il leader dell'Idv, Antonio di Pietro, all'epoca ministro, ricordandogli "i favori che aveva fatto, al figlio Cristiano, ‘accettando' le sue segnalazioni: ‘buttala sul ricatto del figlio'", gli dice la moglie, "è l'unico sistema".

Un uomo prezioso per la sua funzione, Mautone, come dimostra quest'altra intercettazione con l'onorevole Gennaro Coronella (Pdl): "Parlai con Nicola Cosentino e Mario Landolfi - dice Coronella a Mautone, discutendo di una sua eventuale candidatura - e lui disse: "Ma come, uno ce ne abbiamo che un domani possiamo dire vai a fare il direttore generale di tutti i direttori generali e lo candidiamo? Mario tu ci servi a Roma, sei più importante nel ruolo che stai facendo".

GIANPI TARANTINI, BERLUSCONI E IL PD
Oltre all'appoggio di Mautone, la "cricca" poteva contare su quello dell'ex questore di Napoli Oscar Fioriolli, molto amici tra loro. Tanto che Mautone arriva a chiedergli per telefono - senza incontrare resistenza - che l'episodio della rapina di un telefonino, commesso dal figlio, non fosse inserito negli archivi di polizia. L'inserimento avverrà due giorni dopo. Il manager Lucio Gentile può invece dirgli: "A me interessava far parte del giro!".

E Fioriolli, del "giro", pare un garante: s'informa per la realizzazione dell'appalto della "Cittadella della giustizia", parlando con Gentile, che nel frattempo ha coinvolto l'imprenditore pugliese (molto vicino a d'Alema e al Pd) Enrico Intini e sull'acquisto dei terreni dice: "Per avere le cose al 100%, bisogna che la Fintecna dichiari che non gli interessa e lo metta per iscritto. Il vicesindaco che non li vende i terreni". E Gentile gli risponde: "Lui troverà un accordo per vie politiche. Faranno una joint venture".

Fioriolli sarà trasferito e per la cricca sarà una grave perdita. I pm scoprono che Intini - che è l'imprenditore di riferimento di Finmeccanica - nel frattempo s'accorda con Gianpi Tarantini per altri affari: "Aveva un grosso interesse nella realizzazione di caserme e carceri - dice Tarantini ai pm - e che alcuni progetti voleva proporli a Berlusconi".

E ancora, sugli affari che Tarantini intendeva chiudere, in Finmeccanica, con Intini: "Sapendo che Intini era legato al Pd, temendo di suscitare la disapprovazione di Berlusconi, volli soprattutto sondare le sue reazioni di fronte al nome dell'imprenditore: Berlusconi non oppose alcuna remora a quel mio progetto e a quel nome".

2 - LA PARABOLA DELL'EX N° 2 DI MANGANELLI
Dal "Fatto quotidiano" - L'ex numero 2 della Polizia di Stato, vice di Antonio Manganelli, il prefetto Nicola Izzo aveva già rassegnato le dimissioni all'inizio del novembre scorso. In un primo momento respinte dal ministro Annamaria Cancellieri, ma poi confermate dallo stesso Izzo. Per i pm napoletani Izzo sarebbe coinvolto in una turbativa d'asta per la fornitura di apparecchiature elettroniche al Cen (centro elaborazione dati nazionale): l'ex vice capo della Polizia avrebbe commesso reati nel ruolo di autorità di gestione dei fondi "pon (programma operativo nazionale) sicurezza". Per lui subito l'interdizione dai pubblici uffici.


3-«PROVINI NEL NAPOLI E POSTI BARCA IN CAMBIO DI APPALTI»
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Nel «sistema Finmeccanica» gli appalti del Viminale erano obiettivo prezioso. E per aggiudicarseli i responsabili delle aziende avevano creato una vera e propria «rete» di prefetti, generali e uomini dei servizi segreti. Sono gli accertamenti della magistratura di Napoli e della Guardia di Finanza a svelare quanto fitta fosse questa trama e soprattutto quali uomini ne facessero parte.

L'inchiesta arriva così al vertice della polizia con la richiesta di interdizione per l'ex capo Nicola Izzo - che si è dimesso a dicembre dopo le accuse del «corvo» sulla gestione dei lavori - e gli arresti domiciliari per l'ex questore di Napoli Oscar Fioriolli. Interdizione viene sollecitata anche per l'ex prefetto de L'Aquila Giovanna Iurato, mentre in carcere vengono portati l'amministratore delegato di Elsag Datamag Carlo Gualdaroni e quello della Electron Italia Francesco Subbioni, oltre all'ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise Mario Mautone.

Custodia cautelare a casa pure per l'imprenditore pugliese Enrico Intini. Figura centrale è Lucio Gentile, mediatore di affari che grazie alla sua amicizia con lo stesso Fioriolli e con alti gradi di carabinieri e Finanza, riusciva ad avere in anticipo i bandi di gara e dunque a favorire le società controllate dalla holding. Il boccone più ghiotto era certamente la «cittadella della polizia» che doveva essere creata a Napoli, ma alla fine altre commesse erano state ottenute a Caserta, in Puglia e Sicilia. Per questo è scattato il sequestro preventivo di oltre cinquanta milioni di euro presso le aziende del Gruppo.

IZZO E IL «PATTO PREVENTIVO»
Per ricostruire la storia della cittadella e del Cen, il Centro Elaborazioni Nazionali, che doveva diventare il cuore del sistema informatico e di videosorveglianza, i magistrati interrogano i responsabili delle società interessate ai lavori e i funzionari dello Stato. È Anna Smilari, il direttore del progetto, a svelare come fosse stato proprio Izzo, «a convocarmi nel suo ufficio alla presenza del prefetto Iurato e del dottor Saporito (il viceprefetto che fu coinvolto nelle indagini e nel marzo del 2011 si è suicidato sparandosi un colpo di pistola, ndr) per scegliere le ditte da invitare alla gara. Quando alla fine è stata individuata la rosa finale io però non sono stata informata, credo che sia stata compiuta da Izzo e Iurato perché fu proprio lei a dirmi che le scelte erano state fatte dall'alto».

È la Elsag ad aggiudicarsi l'appalto e il giudice sottolinea come l'assegnazione sia avvenuta «in epoca antecedente alla pubblicazione del bando, convergendo sulla stessa volontà dei vertici ministeriali (Izzo e Iurato) su espressa indicazione dei vertici di Finmeccanica».

Il 31 maggio 2010 Iurato viene convocata a Napoli come testimone e poi indagata. Appena esce dalla procura contatta il capo di gabinetto del Viminale Giuseppe Procacciani. Cerca conforto. Lui tenta di rassicurarla sul piano personale ma aggiunge: «Può darsi che c'è stato il malaffare che tu non vedi, non hai visto e magari ci sta veramente, tu che ne sai?». La mattina dopo la donna viene invece chiamata al telefono da Izzo.

Izzo: «Giovannella come stai?».
Iurato: «Uhm bene. Stamattina mi ha chiamato il capo verso le nove per "per esprimermi solidarietà e vicinanza", così ha detto. Ieri sera invece per dire che aveva parlato con il ministro. Poi ti dico, la linea è sempre la stessa...».
I due discutono dell'interrogatorio e i magistrati sospettano che stiano cercando un accordo.
Izzo: «Io stamattina dicevo che se non li hai convinti tu non li può convincere nessuno, perché nessuno conosce questa materia più di te, noi siamo avventizi...».
Iurato: «No, però tutto quello che facevamo lo condividevamo... Siccome tu dicevi di andare avanti, naturalmente quella era la strada per non perdere i soldi. Era solo quella la strada, non è che ce n'erano altre».
Izzo: «Gianna, sicuramente era quella la strada, sicuramente quella era la strada legale perché non è che abbiamo detto facciamolo perché era una strada illegale».

POSTI BARCA E FIGLI ASSUNTI
Nella sua ordinanza il giudice evidenzia «le condotte criminali lucidamente pianificate e tenacemente organizzate che hanno creato un vulnus irreparabile alla libertà di iniziativa economica e di impresa» e «lo sperpero di milioni di fondi pubblici destinati a importanti opere che avrebbero consentito di contrastare il crimine», compiuti proprio da chi aveva il compito istituzionale di occuparsi della sicurezza dei cittadini.

Facevano affari i componenti del gruppo e intanto si scambiavano decine di favori. Scrive il gip: «Da parte sua era ben disposto a ricambiare e non mancava di attivarsi anche per le esigenze più minute di tutti i suoi amici, dal posto barca presso il porticciolo di Capri alla "raccomandazione" presso il "calcio Napoli" del figlio di un amico di Gentile che doveva effettuare un provino presso quella società sportiva».

GLI SPONSOR POLITICI
La necessità di avere uno sponsor per essere coinvolti nella rete viene confermata da Gianpolo Tarantini, l'imprenditore pugliese diventato famoso per aver portato le donne alle feste di Berlusconi, che trattò con Intini un suo possibile coinvolgimento negli affari della holding, ma anche nella Protezione Civile e per questo è stato interrogato come testimone a Napoli.

Dichiara Tarantini a verbale: «Dopo che Berlusconi aveva parlato con Bertolaso e questa circostanza era nota all'interno di Finmeccanica, se Intini avesse rotto il rapporto con me io non avrei esitato a parlarne con Berlusconi e chiedergli di avvertire Bertolaso affinché avvertisse Finmeccanica per indurre i vertici dell'azienda a interrompere i rapporti con Intini e non ho alcun dubbio che ciò sarebbe successo.

Questo, si badi, è una mia idea fondata sul tipo di rapporti che io all'epoca avevo con Berlusconi. In Finmeccanica dal giorno in cui io e Intini ci presentammo insieme, benché questi fosse notoriamente legato a D'Alema, era per tutti un uomo sponsorizzato da me che ero intimo amico di Berlusconi».

 

 

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