I MAGISTRATI CERTIFICANO: FINI NON ERA UN COGLIONE – AL CONTRARIO, “ERA IL SOCIO OCCULTO DI CORALLO E DAVA PROTEZIONE POLITICA AL RE DELLE SLOT MACHINE” – NELL’ORDINANZA DEL GIP GLI AFFARI ILLECITI (E GLI AMICI) DI GIANFRANCO – “IL GIORNALE” ESULTA: CONFERMATA LA NOSTRA INCHIESTA

 

 

1. QUELLE IMMERSIONI (GRATIS) AI CARAIBI

 

Chiara Giannini per il Giornale

 

Gli affari illeciti di Fini, della moglie e del fratello della Tulliani, Giancarlo. È tutto nell' inchiesta della Guardia di finanza e nell' ordinanza con cui il gip di Roma Simonetta D' Alessandro ha disposto il sequestro di due polizze intestate all' ex presidente della Camera. Ed è lui, Fini, l' uomo chiave si tutta la storia.

 

GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINIGIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI

FINI «CENTRALE»

«Chiarita la priorità cronologica di Fini nei contatti con Corallo - scrive il giudice -, emergerà anche la sua centralità progettuale e decisionale nella vicenda. Già nella fase in cui sono stati disposti i sequestri nei confronti dei Tulliani, emergeva che i rapporti si erano snodati all' inizio tra Corallo e Fini e che, solo successivamente, essi avevano coinvolto i Tulliani.

 

Nelle sue dichiarazioni Laboccetta aveva collocato il primo incontro tra Fini e Corallo nel luglio 2004 (il viaggio alle Antille) e aveva descritto lo svolgersi dei rapporti nel 2005. Nel 2006 - 2007 (proposta di Fini di offerta in vendita a Corallo per tramite di Laboccetta di un immobile quasi fatiscente, con la mediazione di Giancarlo Tulliani); nel 2008 (i riciclaggi tra le offshore di Corallo e le offshore costituite da Corallo in capo ai Tulliani, con il proposito coltivato da Corallo, e poi abbandonato: mail 28/10/2008, di rendere i Tulliani soci nella sua impresa)».

LABOCCETTA jpegLABOCCETTA jpeg

 

L' onorevole Laboccetta aveva indicato l' incontro Fini-Corallo al 2004, subito dopo la vittoria del bando, «quindi dopo l' intera attività di preparazione del concorso per Atlantis Word groups of companies Nv e questo avrebbe potuto spiegare l' estrema gratitudine mostrata da Corallo con la sua sontuosa ospitalità per 14 persone».

 

IL RUOLO POLITICO

Era apparso da subito singolare che «in un partito dall' accentuata connotazione gerarchica il segretario ignorasse l' esistenza di vicende di un gruppo industriale che si preparava all' accesso, a livello nazionale, e all' esito di una gara bandita da un governo di cui lui era parte, al lucrosissimo settore del gioco illegale».

 

LE RELAZIONI PERICOLOSE

All' epoca dei fatti Fini era vice presidente del Consiglio dei ministri, in seguito divenne presidente della Camera, mentre Laboccetta, dal 2008, a impresa strutturata, parlamentare e quindi componente della commissione antimafia e commissione finanze. Corallo era, invece, assistente parlamentare di Laboccetta.

 

IL DOLO DI FINI

elisabetta tulliani e gianfranco finielisabetta tulliani e gianfranco fini

 «Ebbene, va da sé - si legge nell' ordinanza - che la agognata tranquillità commerciale, ma sarebbe stato più proprio parlare di tranquillità predatoria e appropriativa, non poteva che collegarsi alla compartecipazione societaria di un soggetto in grado di dispiegare un' elevatissima protezione politica».

 

La domanda è: «Questa protezione potevano garantirla i Tulliani e Fini, capo indiscusso di un partito essenziale per la tenuta del governo?». Da capire «in quali forme e con quali mezzi economici si sarebbe dovuta garantire la partecipazione societaria di Fini».

 

Si sarebbe dovuta «operare l' appropriazione» da parte dell' ex leader di Alleanza nazionale «e dei suoi prestanome di un immobile di proprietà» del suo partito «la cui valorizzazione e la cui alienazione, unitamente alla ricezione di altre somme di denaro, avrebbe consentito alle società formalmente agenti (Primtemps Ltd, Timara Ltd e Jayden Ltd) di disporre giustificatamente di denaro e di muovere motivatamente capitali in un ambito internazionale, divenendo soci di Atlantis».

 

IL COINVOLGIMENTO

GIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLOGIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLO

Era chiaro che «a tutte le fattispecie penali della fase, per così dire, di attualità del progetto societario partecipasse, come concorrente ideatore, perfettamente a conoscenza dei singoli snodi - si legge nell' ordinanza - dei tentativi societari prima e delle conclusioni tese a più usuali investimenti commerciali poi, l' onorevole Gianfranco Fini, le cui dichiarazioni al pm non hanno il pregio della veridicità».

 

Da sottolineare che, «ancorché l' esborso di Corallo in favore dei Tulliani, adeguatamente schermato da società off shore, sarebbe stato, in concreto, di 600mila euro, mentre il profitto conseguito da Tulliani di 1 milione 300mila euro, somma pari al pregiudizio subito da Alleanza Nazionale».

 

CORALLO E VACANZE

A riferirlo sotto interrogatorio l' onorevole Laboccetta: «Fini mi disse che sapeva che frequentavo l' isola di Sint Maarten e che avevo i rapporti giusti sull' isola, che aveva piacere di fare una vacanza. Io chiamai Francesco Corallo che fu ben contento di ospitare Fini e gli altri». Quattordici persone che prima di arrivare sull' isola erano stati negli Usa. Corallo affittò la villa per tutti e chiamo istruttori «da Francia e California che accompagnavano Fini e Proietti Cosimi nelle loro immersioni».

CITOFONO TULLIANI A MONTECARLOCITOFONO TULLIANI A MONTECARLO

 

Solo durante la vacanza del 2004, quindi, Laboccetta ebbe modo di conoscere i dettagli della gara. In un secondo interrogatorio spiega che Corallo gli raccontò «che dopo il dicembre 2002 si era sentito e incontrato con l' avvocato Lanna diverse volte, giacché Lanna aveva promosso l' associazione di imprese e che Corallo era stato coinvolto perché poteva apportare al raggruppamento i requisiti necessari per aggiudicarsi la gara».

 

Il 30 per cento della partecipazione era «in capo a Bit media e Plp, che fanno capo a manager, fra cui Ferruccio Ferranti che era amministratore delegato della Consip, persona legatissima a Gianfranco Fini e nominato proprio da costui nel 2002».

 

LA CASA DI MONTECARLO

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI

Nell' ordinanza si legge testualmente che Laboccetta, sotto interrogatorio, dice che durante un incontro tra lui, il presidente della Camera, la moglie Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e Corallo, Fini disse «lui ed Elisabetta desideravano una casa a Montecarlo e aggiunse testualmente: siamo certi che vorrai aiutarci a esaudire questo nostro desiderio. Corallo si mostrò disponibile».

 

I LEGAMI TRA LE SOCIETÀ

«Le dichiarazioni acquisite - per il giudice - fanno emergere l' originario intento di Plp e Bit Media di acquisire il ruolo di unici protagonisti imprenditoriali dell' attività di gioco oggetto di concessione. L' impossibilità di portare avanti il compimento del piano e l' acquisto delle due società da parte di Saparnet, fece sì che Laboccetta e Corallo si dovessero rivolgere, sin dal 2005, a Fini e Proietti Cosimi.

 

Nel 2007, con l' ingresso in scena dei Tulliani e dell' acquisto a fondo perduto di appartamenti a Montecarlo da parte di Corallo in favore dei Tulliani, riemergeva l' ipotesi societaria, ma solo al 10 per cento con fondi interamente di Corallo e con l' utilizzo dell' immobile Colleoni di proprietà di An».

 

LE BUGIE DI FINI

FRANCESCO CORALLO jpegFRANCESCO CORALLO jpeg

Fini nel suo interrogatorio rilascia dichiarazioni che, però, il giudice smentisce citando accertamenti della GdF. «Ho conosciuto Giancarlo Tulliani - dice l' ex leader di An- al Policlinico Gemelli in occasione della nascita di mia figlia Carolina il 2 dicembre 2007. Quindi, nel corso del 2007 non c' è mai stato alcun incontro tra me, Giancarlo Tulliani e Laboccetta. Non è vero quanto è stato dichiarato da Laboccetta circa la mia conoscenza della trattativa immobiliare tra Atlantis e Windrose di Giancarlo Tulliani. Del resto questa trattativa sarebbe avvenuta prima che io conoscessi Giancarlo Tulliani. Non so come Tulliani sia entrato in contatto con Corallo, forse attraverso Laboccetta».

 

Eppure risultano mail rinvenute da un pc sequestrato nel dicembre 2016 a Tulliani che fissano l' inizio dei rapporti tra la famiglia Tulliani e Corallo almeno fin dal giugno 2007, proprio come indicato da Laboccetta.

 

Francesco CoralloFrancesco Corallo

TUTTI GLI UOMINI DI FINI

Quanto alle indagini della Finanza, con riferimento «alla presenza di uomini legati a Fini nelle società appartenenti al raggruppamento temporaneo di imprese con mandataria Atlantis è stato accertato che in data 15 luglio 2004 è stata stipulata, tra l'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e la società Atlantis, mandataria del consorzio di imprese, la relativa convenzione».

 

Quindi, Gianfranco Fini, «concorrendo con i Tulliani nei rispettivi delitti contestati, può essere destinatario del provvedimento ablativo in proprio, nonché in virtù del principio solidaristico operante in materia, con riferimento ai reati commessi in concorso con i Tulliani il cui patrimonio si è rivelato insufficiente a coprire il valore del profitto illecito determinato».

 

 

2. E’ LA PISTOLA FUMANTE CHE DA’ RAGIONE ALLE INCHIESTE FATTE DAL GIORNALE

 

Massimo Malpica per il Giornale

 

FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE a FRANCESCO CORALLO E CANNALIRE a

Il tesoretto nelle polizze vita. Per la procura di Roma, a quanto pare, Gianfranco Fini non è «un coglione», come lui stesso si definì candidamente all' indomani della notizia dell' inchiesta. Il suo ruolo «progettuale e decisionale» nella ragnatela di affari e interessi che lega la compagna, Elisabetta Tulliani, il cognato Giancarlo, il re delle slot Francesco Corallo e la famigerata casa di Montecarlo è «centrale».

 

Secondo i pm della Dda capitolina, insomma, l' allora presidente della Camera, indagato con i Tullianos per riciclaggio, non era affatto all' oscuro di tutto, come lui ha invece sempre sostenuto.

 

LA FOTOCOPIA DEL PASSAPORTO DI ELISABETTA TULLIANI SPEDITA DA CORALLO A WALFENZAO jpegLA FOTOCOPIA DEL PASSAPORTO DI ELISABETTA TULLIANI SPEDITA DA CORALLO A WALFENZAO jpeg

Quello che questo giornale ha scritto all' epoca, mentre Fini negava evocando complotti, si è insomma puntualmente dimostrato esatto. Anzi, la verità per la procura è anche peggiore, il ruolo di Fini in quella svendita vergognosa non sarebbe solo un favore ai parenti e a se stesso, ma sarebbe parte di un più vasto disegno, di un patto con Corallo che ha proprio nell' ex presidente della Camera il centro.

 

 Le off-shore, i soldi erogati dal re delle slot, le cautele. Tutto messo in piedi con la regia di Corallo e la consapevolezza complice di Fini. Che nel definirsi «coglione ma non corrotto» potrebbe dunque aver mancato ancora il pregio della veridicità.

 

Anche se inquirenti e gip ricordano come, appena Corallo si sfila dal gioco con Fini e i Tullianos, emerga la «piccola delinquenza finanziaria routiniere» di operazioni sballate, passaggi di denaro tracciabili e bonifici non proprio da geni della finanza della famiglia. Magari in quella frase di Gianfry c' era almeno una mezza verità.

 

fini gianfrancofini gianfranco

Fini è la sola e vera origine, scrive il gip, dei rapporti con Corallo, ed è lui che introduce nel disegno i Tulliani dopo l' avvio della relazione con Elisabetta, tanto che per il giudice è indubbio come emerga «la sua centralità progettuale e decisionale nella vicenda». È lui per la Dda l' attore protagonista nell' affaire della casa di Montecarlo, e lo è di tutti gli altri affari tra Corallo e i Tullianos, business certamente successivi al legame forgiato tra il re del gioco d' azzardo e l' ex terza carica dello Stato.

 

gianfranco fini vacanza mare da Oggi it gianfranco fini vacanza mare da Oggi it

Business che il giudice definisce «contiguità affaristica tra soggetti legati personalmente a un uomo politico con un ruolo estremamente significativo nella maggioranza del governo» - i Tullianos - «e un' impresa dedita a un' attività redditizia ma patogena e al riciclaggio internazionale» dei soldi sottratti all' erario. Corallo, insomma, voleva diventare socio di chi potesse «dispiegare un' elevatissima protezione politica» e, si domanda retoricamente il gip, questa protezione «potevano garantirla i Tulliani o l' onorevole Fini, capo indiscusso di un partito essenziale per la tenuta del governo?».

 

rep01 gianfranco fini subrep01 gianfranco fini sub

I Tulliani, insomma, per il gip che firma il decreto di sequestro sono solo «prestanome» che dovevano «appropriarsi» con Fini della casa lasciata in eredità ad An dalla contessa Colleoni. E proprio la «disponibilità del patrimonio del partito» conferita da Fini al patto per entrare in società con Corallo, per la Dda permette di portare a termine l' operazione Montecarlo, che frutta ai Tulliani e all' ex leader di An più soldi di quanti ne sborsi Corallo per comprare la casa a prezzo di saldo, limitando lo sforzo economico del re delle slot che, peraltro, da Fini avrebbe ottenuto anche la copertura della sua «posizione politica per garantire una tranquilla operatività ad Atlantis».

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI  GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI

 

Fini dunque per gli inquirenti è socio occulto e «senza imbarazzo del figlio di Gaetano Corallo», il suo coinvolgimento è «palese» almeno in tre capi d' imputazione: nell' affaire monegasco, nei bonifici ai Tullianos per la ristrutturazione della casa e pure nel trasferimento di 2,4 milioni di euro a Sergio Tulliani dal solito Corallo, con il «decreto 79/2009», che conteneva norme vantaggiose per Atlantis, indicato quale causale. Insomma Fini partecipava «a tutte le fattispecie penali della fase (...) di attualità del progetto societario come concorrente ideatore, perfettamente a conoscenza dei singoli snodi, dei tentativi societari prima, e delle conclusioni tese a più usuali investimenti commerciali poi». E per la procura, la sua versione difensiva, messa nero su bianco nel lungo interrogatorio, non ha «il pregio della veridicità».

giancarlo tullianigiancarlo tullianifratelli_tulliani - ELISABETTA E GIANCARLOfratelli_tulliani - ELISABETTA E GIANCARLO

 

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...