I TROMBATI SOPRAVVIVONO AI MAYA - NEL GIORNO DELLA PROFEZIA SALTA LO STOP AGLI INCARICHI PUBBLICI PER GLI EX POLITICI - IL DECRETO ANTI-CASTA ERA PRONTO MA È RIMASTO SENZA PADRI: PREVEDE L'INCOMPATIBILITÀ CON LE POLTRONE NELLE SOCIETÀ STATALI PER EX PARLAMENTARI EUROPEI, NAZIONALI, REGIONALI E PER I COMPONENTI DEL GOVERNO….

Roberto Sommella per MF/Milano Finanza

La profezia di fine mondo dei Maya non si abbatterà sui trombati. La carica dei politici che non verranno ricandidati alle prossime elezioni e di quelli che perderanno lo strapuntino in Regioni, Comuni e Province avrà ancora la possibilità di riciclarsi nella miriade di società statali o parapubbliche, cioè quelle private che godono di concessioni e sovvenzioni dello Stato.

A nulla è valso lo sforzo del governo Monti di portare in Consiglio dei ministri un provvedimento che è la summa di tutti gli articoli e libri scritti sulla forza della Casta. Lo schema di decreto legislativo che rischia di finire nel cassetto (come quello sull'incandidabilità dei condannati in via definitiva) non ha visto ancora la luce a Palazzo Chigi ed è difficile ipotizzare una riemersione.

Eppure il contenuto del provvedimento, gestito dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà con la supervisione del premier Mario Monti, per certi versi è ancora più potente di quello che vieterebbe le urne ai condannati per reati gravi in via definitiva: si tratta di tagliare di netto il malcostume che ha da sempre innestato le porte girevoli nella pubblica amministrazione.

Un giorno deputato, l'altro giorno amministratore di una società municipalizzata, una tornata di legislatura al Senato e un'altra alla direzione generale della Asl. O, peggio ancora, visti i tempi, prima assessore regionale e poi presidente o capo di un dipartimento ministeriale. Considerando che le società pubbliche o parapubbliche sono arrivate a sfiorare l'esorbitante quota di 6 mila e che il giro di poltrone della politica tout-court consta di svariate decine di migliaia di unità, il calcolo è presto fatto: su questo fronte non ci sarà un calo dell'occupazione. Il dato è ancora più interessante se si calcola che il 60-70% degli attuali parlamentari non verrà ricandidato, perchè è logico pensare che per alcuni di loro si aprirà l'ombrellone dello Stato padrone.

Perché si è bloccato il provvedimento? Ufficialmente alla Presidenza del Consiglio non si trovano risposte, ma basta leggere alcuni articoli dei 20 predisposti dal governo per capire che la delega in bianco che chiedeva il governo difficilmente sarebbe stata concessa dal Parlamento.

All'articolo 1 viene fissato il divieto di incarichi nella pubblica amministrazione (ministeri, società, enti, spa e autorità di controllo) a tutti i condannati «anche con sentenza non definitiva» per i reati contro la stessa Pa; l'articolo 2 stoppa un altro passaggio standard: tutti gli ex amministratori di enti di diritto privato «regolati o finanziati dall'amministrazione» non potranno ricoprire nei due anni successivi alla fine del mandato incarichi di vertice nelle amministrazioni «statali, regionali e locali».

La scure si sarebbe dovuta abbattere anche nel settore della sanità: «Gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali non possono essere conferiti a coloro che nei due anni precedenti abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale», recita un altro articolo del dlgs.

Stop anche alle brame dei componenti del governo. L'articolo 6 fissa l'inconferibilità della durata di un anno dalla fine del mandato per presidente del Consiglio, ministri, viceministri, sottosegretari e commissari straordinari ai posti di vertice nelle amministrazioni statali e degli enti pubblici o privati «in controllo pubblico», mentre il 7 blocca la transumanza dei componenti delle giunte e dei Consigli regionali, comunali e provinciali nei ruoli dirigenziali dell'amministrazione regionale.

 

 

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