MONTI-ONI-ONI = MONTONI – “IL GIORNALE” SI DIVERTE AD SNOCCIALRE I VENT'ANNI DI AMORE TRA IL BANANA E RIGOR MONTIS - L’INIZIO DEL FLIRT È DATATO 1994 QUANDO SUPERMARIO DISSE: “COL GOVERNO BERLUSCONI SI APRE UNA FASE NUOVA” - SEMPRE SUE SONO LA BOCCIATURA DEL GOVERNO PRODI E I COMPLIMENTI PER LA RIFORMA GELMINI (NEL 2011)…

Paolo Bracalini per "il Giornale"

Monti pre-berlusconiano? Cavaliere cripto-montiano? Idillio mancato, amore (deluso) e gelo, una storia difficile con un finale (provvisorio) contorto: Berlusconi che liquida Monti come affossatore di tutti gli indici economici, e poi lo accoglie come possibile candidato dei moderati.

Un abbraccio da contorsionista che rispecchia l'andamento altalenante dello spread Berlusconi-Monti, dal '94 ad oggi. Il Cavaliere ha speso spesso parole d'elogio per la figura del suo successore. Ancora a settembre, intervistato dall'Huffington Post, definiva Monti «il miglior presidente del Consiglio per un governo d'emergenza», concetto già espresso in primavera, con una nota d'orgoglio a sottolineare l'affinità elettiva tra loro: «Conosco bene la serietà e la competenza di Monti. Mi piace ricordare che, già nel discorso di insediamento del mio primo governo del 1994, citai proprio il prof. Monti, "fautore, come noi siamo, di un liberismo disciplinato e rigoroso"».

Nel primo intervento alle Camere da premier, nel 1994, Berlusconi prese a modello proprio il liberismo illustrato pochi giorni prima sul Corriere della Sera dall'allora professor Mario Monti, con parole molto positive (in un clima tutt'altro che favorevole) al primo esecutivo berlusconiano: «Con il governo che sta per nascere - scriveva Monti - si apre una fase nuova, promettente per chi auspica l'affermarsi in Italia di una moderna economia di mercato».

La delusione (nel 2005 Monti scriverà che «il governo Berlusconi dal 2001 in poi ha fatto alcuni passi importanti nella direzione richiesta ma la carica liberista si è presto depotenziata e arenata») non ha poi trasformato Monti in un commentatore altrettanto speranzoso verso i governi di centrosinistra, neppure quello del 2006 con un ministro dell'Economia autorevole come Padoa-Schioppa.

L'attuale premier, sempre dalle colonne del Corriere, arrivò a bollare come «controriforme, molto lontano da ciò di cui l'Italia ha bisogno» le finanziarie del governo Prodi, responsabile - scriveva Monti - di una «involuzione insidiosa». Parole dure mai usate verso le finanziarie berlusconiane.

Nei mesi scorsi l'altalena è passata dal lato dello scontro, come quando Monti si lasciò sfuggire che «se il governo precedente fosse ancora al potere lo spread sarebbe a 1.200», attacco poi recuperato in corsa con un diplomatico «il governo precedente ha fatto molto in termini di riforme strutturali ma l'Italia ora deve fare di più».

Eppure, ancora nel 2011, Monti elogiava molte opere del governo Berlusconi. Non solo l'exploit del G8 a L'Aquila, due anni prima, «un importante successo per l'immagine dell'Italia», di un Berlusconi che «ha saputo costruirsi un vastissimo consenso tra gli italiani», ma anche, solo dieci mesi prima di insediarsi a Palazzo Chigi al posto del dimissionario Berlusconi, della riforma Gelmini della scuola, «una riforma importante» che «ha un po' ridotto l'handicap dell'Italia nel formare studenti e nel fare ricerca». Senza contare gli elogi alle manovre rigoriste di Tremonti, «troppo timide per crescere», ma che comunque hanno contribuito al «merito del governo Berlusconi di aver riportato indubbiamente meno danni di altri Paesi dalla crisi finanziaria».

Da premier, Monti - pur nella critica british, mai frontale - è diventato molto più severo verso Berlusconi, il cui governo «ha lasciato moltissimo da fare». Anche Berlusconi non ha risparmiato critiche a Monti, ex ispiratore dei suoi programmi. «Il governo ha imposto delle misure che portano in una recessione economica senza fine - spiegava Berlusconi ai suoi, a fine ottobre a villa Gernetto - in Italia c'è un regime di riscossione fiscale».

Ma l'amore/odio può sempre cambiare polarità, e Monti riacquistare, agli occhi di Berlusconi, quegli «altissimi meriti acquisiti nel campo scientifico e sociale» che gli scrisse in un telegramma di auguri subito dopo l'investitura a premier. «Una personalità importante, riconosciuta nazionalmente e internazionalmente, molto vicina al mondo della finanza europea, stimata dai direttori centrali di tutte le Banche nazionali, gli ho fatto la corte per molto tempo» disse invece il Cavaliere quando sponsorizzò, da premier, Monti per la commissione Ue. Chissà, nella imprevedibile metereologia del Cav, che il corteggiamento non si ripeta.

 

 

BERLUSCONI MONTI BENNY SU BERLUSCONI E MONTI DA LIBERO MONTI E BERLUSCONIberlusconi E MONTI silvio berlusconi e mario monti Monti vs Berlusconi su Time a mesi di distanza Nonleggerlo berlusconi monti

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...