“IL PD RISCHIA DI LASCIARE GIUSEPPE CONTE PADRONE DEL CAMPO” – STEFANO FOLLI: “LA TATTICA DI CONTE CONSISTE NEL COLPIRE L'ALLEATO-AVVERSARIO FIN QUANDO NON TROVA RESISTENZA, A QUEL PUNTO RALLENTA E CERCA UN ALTRO PUNTO PER RIPRENDERE L'OFFENSIVA. SE L'EX PREMIER RIUSCISSE A IMPORRE IL TEMA ‘GUERRA O PACE’, OVVERO ‘VALE LA PENA MORIRE PER KIEV?’, AVREBBE GIÀ VINTO. AVREBBE GIÀ DEMOLITO IL ‘CAMPO LARGO’ PER RICOSTRUIRLO SU BASI A LUI PIÙ IDONEE. MAGARI CON IL RETRO PENSIERO DI RIMETTERE IN PIEDI UNA COALIZIONE GIALLO-VERDE APERTA A SALVINI PROPRIO SULLA POLITICA…” - VIDEO
3 spezzoni dell’intervento di oggi di Conte:
- gli ucraini disertano perché non vogliono più combattere
- l’Ucraina è troppo armata, dominata dall’estrema destra e pronta a minacciare l’Europa
- Germania e Polonia sono armate fino ai denti e presto governate dai nazisti pic.twitter.com/r6STVuH0NY
— Stazione Quinta (@H4NDelMonaco) August 2, 2026
Estratto dell’articolo di Stefano Folli per “la Repubblica”
[…] Giuseppe Conte è come sempre astuto e spregiudicato anche nel fare la prima mossa.
L'intervista alla Stampa in cui ha abbracciato al 90 per cento la linea russa sull'Ucraina è certo clamorosa, ma non solo perché mira a tenere nell'angolo Elly Schlein. Conte fa di più, pone in discussione l'intero assetto della politica estera italiana: il suo sistema di alleanze, la Nato e l'Unione europea.
Non lo dice in modo chiaro, è ovvio, e non sarebbe nemmeno nel suo interesse, eppure l'esito della sua posizione è scontato. Anche il lessico è esplicito: i guerrafondai sono i governi occidentali, invece pacifiste sono le masse che rifiutano di fornire armi all'Ucraina, con il pieno sostegno dei Cinque Stelle.
Su queste basi le primarie non avrebbero senso […].
Ma in concreto cosa può accadere nei prossimi mesi, visto che Conte riesce con notevole frequenza a occupare il centro del palcoscenico a scapito di Elly Schlein? La risposta del Pd è come sempre corretta nella forma e un po' debole nella sostanza. Si avverte la consueta volontà di non alzare il livello della polemica, il che tuttavia rischia di lasciare Conte padrone del campo.
Secondo il Pd, occorre mettersi intorno a un tavolo e definire il programma con gli alleati, in modo che tutti si sentano obbligati a rispettarne i contenuti: nelle primarie e oltre, quando il vincitore dovrà rappresentare l'intera coalizione.
Tutto giusto, ma a quanto pare Conte non è propenso a farsi stringere dentro regole astratte. Per meglio dire, la sua tattica consiste nel colpire l'alleato-avversario fin quando non trova resistenza, a quel punto rallenta e cerca un altro punto per riprendere l'offensiva.
Quindi un programma generico, firmato tra mille riserve mentali, non sembra sia il più solido baluardo per impedire al capo dei 5S di proseguire la propria strategia. Sarebbe più logico il consiglio di Renzi: facciamo le primarie e battiamoci per vincerle.
Di fatto si tratta di creare un blocco che escluda Conte, ma sia pronto ad accoglierlo come candidato sconfitto per avere il suo apporto nella campagna elettorale anti-Meloni. Il problema è che se l'ex premier riuscisse a imporre il tema "guerra o pace", ovvero "vale la pena morire per Kiev?", avrebbe già vinto. Avrebbe già demolito il "campo largo" per ricostruirlo su basi a lui più idonee.
Magari con il retro pensiero di rimettere in piedi dopo le elezioni una coalizione giallo-verde aperta a Salvini proprio sulla politica estera. Un ritorno al passato. Nel frattempo Conte si prepara a fronteggiare la plausibile nascita di un partito di Di Battista, fondato su un populismo pro-Putin ancora più esplicito. Sarebbe un rivale pericoloso per i 5S.
Ma la risposta di Conte sembra essere quella di accentuare il pacifismo filo-Cremlino. Come dire: per battere l'avversario, ci si appropria dei suoi argomenti.
schlein landini conte
ANGELO BONELLI - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - GIUSEPPE CONTE - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE -
Giuseppe Conte Vladimir Putin 2
NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - ROBERTO FICO - GIUSEPPE CONTE - ANGELO BONELLI



