ILVA KILLER – VULPIO: “SU TARANTO, ARRIVI IN RITARDO PURE TU! IO, LA "SFIDA" CHE TU LANCI ADESSO (GIUSTAMENTE) L'HO AFFRONTATA TRE ANNI FA CON "LA CITTÀ DELLE NUVOLE. VIAGGIO NEL TERRITORIO PIÙ INQUINATO D'EUROPA" - IN QUESTO LIBRO TROVERAI COSE CHE NESSUNO HA MAI OSATO DIRE E CHE SPIEGANO LA "CLANDESTINITÀ" A CUI IL LIBRO È STATO CONDANNATO DA GIORNALI E TV, CHE SI VERGOGNANO A CITARLO ORA PERCHÉ FAREBBERO UNA GRAN BRUTTA FIGURA”…

1- MAIL DI CARLO VULPIO
Caro Dago,
lasciamelo dire: su Taranto, arrivi in ritardo pure tu!
Io, la "sfida" che tu lanci adesso (giustamente) l'ho affrontata tre anni fa con "La città delle nuvole. Viaggio nel territorio più inquinato d'Europa" (Edizioni Ambiente), che ti mando in pdf, così puoi rendertene conto. In questo libro puoi trovare tutto quello che c'è da sapere su Taranto e sul suo polo industriale, non solo sull'Ilva.

Troverai cose che nessuno ha mai osato dire e che spiegano la "clandestinità" (di cui non mi lagno, poiché ne ero consapevole) a cui il libro è stato condannato da giornali e tv, che si vergognano a citarlo ora perché farebbero una gran brutta figura.

Unica consolazione, che tuttavia non poteva avere la "forza" di imporre il tema Taranto come argomento pubblico numero uno, il premio Magna Grecia Awards. Attribuito al libro tre anni dopo la sua uscita.
Ciao. Buone cose.
Carlo Vulpio

2- CAPITOLO TRATTO DA "LA CITTÀ DELLE NUVOLE - VIAGGIO NEL TERRITORIO PIÙ INQUINATO D'EUROPA" DI CARLO VULPIO
I morti non possono andare a lavorare. E nemmeno chi è ammalato può lavorare. Però il lavoro è sacro, il lavoro è tutto, chi non lavora non mangia, a stare senza lavoro si perde anche la dignità. E dunque per un lavoro si può fare tutto. Si può anche giungere al paradosso di perdere quella dignità credendo di conservarla. Perderla sotto i colpi di una qualunque malattia mortale contratta a causa del lavoro, mentre ci si tiene stretto il posto di lavoro. Un'illusione. Quel posto di lavoro, il lavoratore lo perderà lo stesso, quando si ammalerà e non ce la farà più a lavorare.

Quante volte lo sentiamo ripetere, con compiaciuta amplificazione del concetto da parte dei mass media: mangiare oggi, questa è la cosa più importante, domani è un altro giorno, e prima bisogna pensare a sopravvivere fino a domani. Giusto, no? Invece è sbagliato. Se ti ammali e viaggi verso la morte, assieme al posto di lavoro perdi anche la speranza di fare un altro lavoro o anche solo di sopravvivere in un altro modo. Estremizziamo il concetto. Un'altra obiezione ricorrente è questa: «Se non lavoro cosa faccio, vado a rubare?». Una domanda drammatica. Ebbene, è così difficile capire che a chi si ammala o a chi sta per morire viene negata persino la possibilità di rubare, qualora questa fosse l'unica strada per sopravvivere?

La verità, dunque, è che puoi "sopravvivere" davvero solo se sei vivo. Se hai una malattia incurabile, anche la sopravvivenza diventa un'altra cosa e assume un altro colore. Ma un voto alle elezioni per un posto di lavoro, o la riconoscenza infinita e illimitata nei confronti di chi può garantirti una paga sicura a fine mese tutti i mesi, non sono - così sembrava - l'ultimo stadio del ricatto da lavoro in questa nostra «Repubblica democratica fondata sul lavoro», come da articolo 1 della Costituzione italiana del 1948.

Sessant'anni dopo, abbiamo fatto una scoperta inimmaginabile sia per i padri costituenti, sia per noi stessi, uomini e donne del tecnologico XXI secolo. Abbiamo scoperto che si
può dire alla gente, senza che la gente lo trovi anormale o immorale, che per lavorare bisogna essere disposti anche a morire, magari un po' per volta, un tanto al giorno, per rendere più accettabile un destino ineluttabile.

I polmoni, il fegato, l'intestino, il cuore. Non ha importanza. È doloroso, certo, ma non ha alcuna importanza qual è l'organo del corpo umano che si ammala e porta alla malora
tutto il resto, quando è in gioco il destino della fabbrica, il Corpo dei corpi, la fonte del lavoro, del guadagno, della vita. È per la vita, dunque, che si può anche morire. Paradosso infelice, eppure ripetuto e sostenuto per decenni da tutti. Imprese, politici, sindacati. Un paradosso feroce, che pian piano ha fatto considerare, se non accettabile, inevitabile quel bilancio di guerra che è l'elenco delle centinaia di migliaia di persone morte "sul" lavoro.

Un paradosso crudele, che pian piano ha fatto considerare, se non accettabile, inevitabile anche quell'altro bilancio di guerra che è l'elenco delle centinaia di migliaia di persone che
sono morte e che continuano a morire "di" lavoro, per qualche malattia contratta anni prima e manifestatasi anni dopo, magari proprio quando stavano per andare in pensione e si preparavano a godersi un po' la vita.

Ma c'è un posto, una città italiana al centro del Mediterraneo, in cui a tutto questo si è aggiunto qualcos'altro. Qualcosa di molto particolare. Una specie di miracolo, che
non ha eguali nel resto del mondo industriale occidentale. A Taranto si è oltrepassato ogni paradosso e si è rovesciata ogni logica, perché Taranto è la città nella quale anche i morti
vanno a lavorare. Morti che camminano, come vengono chiamati gli abitanti del popoloso quartiere Tamburi, letteralmente attaccato al centro siderurgico più grande d'Europa, ma pur sempre morti.

Alcuni uccisi dai fumi della fabbrica in cui lavorano, molti altri uccisi perché "fumatori passivi" di quei miasmi che respirano quando aprono le finestre o passeggiano per strada. Tutti però ugualmente uccisi pian piano, senza troppo clamore, consumati come candele. Tutti ugualmente consapevoli di essere dei morti che sono ancora vivi solo perché stanno ancora in piedi....

 

La-citta-delle-nuvole-cover libro vulpioCARLO VULPIO ILVA TARANTOILVA ILVA DI TARANTO jpegr ILVA huge ILVA

Ultimi Dagoreport

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO