SE L’ISTAT NON SA NEANCHE QUANTI CITTADINI USANO INTERNET - IN 500MILA PROVANO A CONNETTERSI ALLA RETE PER COMPILARE IL CENSIMENTO E IL SITO VA IN TILT - È TROPPO CHIEDERE ALL’ISTITUTO ITALIANO DI STATISTICA DI PREVEDERE QUANTI UTENTI USERANNO IL WEB E AGIRE DI CONSEGUENZA? O PRIMA C’È BISOGNO DI UN CENSIMENTO? - ALMENO UN DATO SUGLI ITALIANI LO HA FORNITO, ANCOR PRIMA DELLA COMPILAZIONE DEI MODULI: INTERNET È NELL’USO COMUNE DELLA MAGGIOR PARTE DELLE FAMIGLIE...

Gianluca Nicoletti per "la Stampa"

Il primo giorno di censimento ha fatto crollare i server dell'Istat.. Che poi nello specifico l'accesso in rete sia usato per chattare su Facebook, giocare a poker on line o cercare ricette di cucina poco importa. Questo era tenuto a saperlo il più autorevole degli istituti statistici, quello che ogni 10 anni deve fare la radiografia delle famiglie.

Dalle prime ore del mattino sono stati raggiunti picchi di 500 mila collegamenti contemporanei, con una sorprendente partecipazione di cittadini alla compilazione on line del questionario, però il sistema non dimensionato per tanto traffico si è presto ingolfato, durante la giornata chi ha tentato di fare il suo dovere è stato costretto a lunghe attese per poi sentirsi dire che era impossibile accedere. I tecnici statistici non avevano ancora rilevato che, in oltre 25 milioni di famiglie, cominciano ad essere tanti quelli per cui connettersi in rete è cosa normale, come accendere la luce o aprire l'acqua.

C' ero anch'io tra gli zelantissimi aspiranti compilatori del fantomatico cyber censimento. Non certo perché volessi fare il primino della classe tra i miei condomini, ma sicuramente perché, come altre migliaia d'italiani, sono stato contagiato da quella che la comunità scientifica chiamerà la «sindrome del 9 ottobre». Vi assicuro che è stata peggiore dell'influenza stagionale, è apparentemente asintomatica, ma alla fine della giornata vi lascia con un senso profondo di frustrazione per avere, almeno una volta, cercato di fare i solerti cittadini e non esserci riusciti per colpa di un server sovraccarico.

La malattia in questione, altresì chiamata «ansia da compilazione», è stata per me, come per tutti, favorita da alcune circostanze ambientali e da una specifica coincidenza di passaggio stagionale. Innanzitutto non ci saremmo responsabilizzati in blocco, causando l'arresto drastico delle risorse hardware dell'Istat, se non fossero intervenute simultaneamente alcune concause scatenanti che hanno favorito quell'effetto devastante di pseudo-solerzia collettiva. Il 9 ottobre è stata la prima domenica crudelmente addentata dall'autunno, arrivato all'improvviso dopo la prolungata e innaturale calura estiva.

Che fare in un giorno di tedioso stravaccamento quando la voglia di uscire di casa è ridotta dal vento che flagella e ancora nessuno di noi ha fatto il cambio del guardaroba? Chiaro si esce giusto il tempo passare all'edicola. Per il resto del tempo si progetta di restare a casa.

Si guardano i giornali con maggiore cura e si accende la tv sin dalla mattina, anche se normalmente ciò non accade. Ecco che si allucina il termine «censimento» e improvvisamente suona per tutti noi come una possibile alternativa per movimentare la giornata, magari trasformando una noiosa necessità in un piacevole gioco in famiglia. Finalmente si prende in mano quel pacco di fogli verdolini che da un paio di settimane giravano per casa, tra scaffali e librerie. Il modulo Istat ha in prima evidenza la data del 9 ottobre, bella scritta in grande, la mia naturale ritrosia a compilare moduli m'impedisce di approfondire e per un inconsapevole automatismo mi convinco che sia tutto da fare entro la mezzanotte, sennò scattano le sanzioni su cui la tv mi ha già sufficientemente spaventato.

La prima indicazione mi dice di compilare il questionario via web collegandomi al sito http//censimento popolazione.istat.it, inserendo la password stampigliata in basso sul mio modulo. Non mi serve andare avanti, registro che quella è l'unica maniera per fare il mio dovere di cittadino, d'altronde non mi par vero di evitarmi altra mezza giornata di spostamenti e file per consegnarlo a mano.

Mi collego, faccio login con il mio codice fiscale e la password, leggo le istruzioni e inizio con la «LISTA A: Persone della famiglia. Persone che hanno dimora abituale nell'alloggio». Sembra facile il primo a essere immesso sono io, perché capo famiglia. Ci metto un minuto poi dovrei passare alla consorte...Qui iniziano i problemi. Il sistema mi sbatte fuori all'istante, avrò sbagliato qualcosa, penso. Per quanti sforzi faccia dopo 50 minuti non sono riuscito a fare passi avanti. Comincio a temere di non avere speranza di affidare la mia famigliola alla storia statistica del mio paese. Tento comunque la strada del numero verde, funzionante anche la domenica fino alle ore 19. I primi cinque tentativi sono vanno a vuoto con l'annuncio «sistema sovraccarico chiamate più tardi».

Dopo una ventina di minuti di attesa riesco a interloquire con un operatore che non ha potuto dirmi altro che il sistema era bloccato. Non demordo... Socializzo su Facebook con quanti si dibattono negli spasimi della mia stessa malattia. Non sia mai detto che ceda alla penna biro (nera o blu, ma assolutamente non rossa!) come già feci dieci anni fa, come fecero i miei genitori ancora dieci anni prima. La notte è giovane, metto sul fuoco l'ennesimo caffè e resto in attesa.

 

Istat

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