lucetta scaraffia

IN FONDO AL TUNNEL DELLA CHIESA C'È UNA LUCETTA - ''LE DONNE IN VATICANO SONO INVISIBILI. LE SUORE RIDOTTE A COLF. SONO L'UNICA FEMMINISTA DA QUESTE PARTI, MA CONTRARIA AL SACERDOZIO FEMMINILE''. SCARAFFIA, IERI ATEA, OGGI EDITORIALISTA DELL''OSSERVATORIO ROMANO': ''SU VIGANÒ PROVO DOLORE. NEL CLERO CI SONO MOLTI PEDOFILI, CONVINTI CHE LA CASTITÀ SIA UNA REPRESSIONE APPORTATRICE DI NEVROSI, PER GUARIRE LE QUALI TUTTO È AMMESSO''

Stefano Lorenzetto per il ''Corriere della Sera''

 

Al cancello della casa di vacanza, a Todi, è murata una piastrella che le ha regalato il regista Pupi Avati: «Vocatus atque non vocatus Deus aderit». Sono le parole dell’oracolo di Delfi — «Chiamato o non chiamato Dio verrà» — che Carl Gustav Jung fece scolpire sull’architrave della sua dimora di Küsnacht, leggibili anche sulla tomba dello psichiatra svizzero. Nella vita di Lucetta Scaraffia, storica e scrittrice, Dio venne una domenica di marzo.

 

lucetta scaraffia in redazione

«Vidi una folla radunata davanti a Santa Maria in Trastevere per il ritorno di un’icona della Madonna. Entrai. All’udire l’Akathistos bizantino, l’antico inno dedicato alla Madre dell’Altissimo, fui invasa dalla luce. Capii che Lui c’era». Benché non credente dal 1965 al 1985, non si può dire che quello sia stato il primo incontro con Dio: a 12 anni Scaraffia recitava dieci avemarie al giorno per non diventare suora e pregava Gesù per la conversione della zia Angela, una comunista che era stata l’amante di Gaetano Salvemini.

 

Ex atea, ex marxista, ex sessantottina, oggi è l’editorialista di punta dell’Osservatore Romano e ne dirige il mensile Donne Chiesa Mondo. Si sussurra che papa Francesco presti molta attenzione alle opinioni della studiosa, spesso riprese da New York TimesLe MondeFigaroLibération. Elizabeth Barber, inviata del New Yorker, ha trascorso una settimana a casa sua per dedicarle un ritratto.

 

«La Croix» l’ha definita «la “féministe” du Vatican». Si riconosce?

«Non mi risulta che ce ne siano altre».

 

È ancora femminista?

«Certo, specie frequentando la Chiesa».

 

Luci e ombre del femminismo?

«Ha fatto sentire forti le donne. Ha sottovalutato la maternità».

 

LUCETTA SCARAFFIA

Chi l’ha introdotta in Vaticano?

«Il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian. Ci conosciamo da quasi trent’anni. Eravamo fra i pochi docenti cattolici dell’allora facoltà di Lettere della Sapienza».

 

Vian la assunse di testa sua?

«Seguì un’indicazione datagli da Benedetto XVI nel 2007, all’atto di nominarlo: “Vorrei più firme femminili”».

 

Chi vigila sull’ortodossia del mensile «Donne Chiesa Mondo»?

«Eeeh!». (Sospiro). «Tutti e nessuno. In Vaticano ci sono persino alcuni che fingono di non leggerlo. Non figuro nell’Annuario pontificio. Il mio confessore, un gesuita, mi ha rincuorato: “Meglio così. Se fosse una carica istituzionale, brigherebbero per fregartela”».

 

La pagano, almeno?

«Solo per gli articoli che scrivo».

 

Ma le donne come sono viste al di là delle Mura leonine?

«Non sono viste. Non esistono».

 

 

Con le suore ridotte a colf per i preti?

«Già. Devono persino difendere le loro case generalizie dai vescovi, che vorrebbero portargliele via. Spesso si fanno aiutare dalle consorelle al servizio di alti prelati. La Chiesa funziona per protettorati. Vale anche per i sacerdoti».

 

È favorevole al sacerdozio femminile?

«No. L’uguaglianza si rivela nella differenza. E l’unica istituzione che può testimoniarlo è la Chiesa, perché siamo tutti figli di Dio e per questo tutti uguali».

 

Si sente una Giovanna d’Arco, come la dipinse «Il Foglio»?

LUCETTA SCARAFFIA

«Preferisco Caterina da Siena. A Roma prego sulla sua tomba, in Santa Maria della Minerva. Aiutami tu, la supplico».

 

Ha avuto occasione di confrontarsi con papa Bergoglio, qualche volta?

«Non mi pare corretto parlarne».

 

Mi sa che le tocca farlo, invece.

«Gli avevo mandato l’edizione spagnola del saggio Dall’ultimo banco, che ho scritto per Marsilio. Un giorno sono a un convegno della Congregazione per la dottrina della fede. Squilla il cellulare. Mi ordinano di spegnerlo, ma io rispondo lo stesso. “Sono papa Francesco. Volevo ringraziarla per il libro. Mi è piaciuto molto”. Balbetto: Santità, sono troppo emozionata... “Stia tranquilla. Dov’è in questo momento?”. Gli spiego dove mi trovo. E lui: “Porti a tutti i miei auguri di buon lavoro e dica loro di comprare e leggere il suo libro”».

 

Ma davvero al sinodo sulla famiglia l’hanno confinata nell’ultimo banco?

«Altroché. L’ultimo di una trentina di file. Accanto a me, alcuni coniugi invitati dal Vaticano. Poveri, con 12 figli, felici. Ma quando mai? Nella vita reale non è così! Alzano gli occhi al cielo... Buoni e finti. Coppie ammaestrate, con il marito a comandare. Non le sopporto».

 

Perché l’«Amoris laetitia» di papa Francesco scaturita da due sinodi sulla famiglia ha suscitato i dubbi di quattro cardinali e 45 studiosi cattolici?

«Perché applica la misericordia alla realtà. Brandire la morale come una legge inflessibile significa non tenere conto di quanta sofferenza c’è dietro i divorzi e le separazioni. Al sinodo tutti parlavano esclusivamente di padri, madri e figli. Non sanno che milioni di donne sono costrette ad allevarsi da sole la prole».

 

ERNESTO GALLI DALA LOGGIA LUCETTA SCARAFFIA

Nell’esortazione apostolica Francesco denuncia il «rifiuto ideologico delle differenze tra i sessi». Lei che cosa pensa delle teorie gender?

«Penso che sia arrivato il tempo profetizzato da Gilbert Keith Chesterton: “Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. La Chiesa è costretta a difendere verità lapalissiane».

 

Amore coniugale e amore omosessuale a suo avviso sono equiparabili?

«No. Il secondo non prevede la procreazione, se non trafficando con uteri e gameti, e spezza la catena fra generazioni».

 

Ma la Chiesa non avrà un problema irrisolto con la corporeità?

«Io la vedo soffocata dalla teologia, che le impedisce di conoscere la vita. Come può parlare del corpo se ignora l’altra metà del genere umano?».

Nel clero allignano molti pedofili?

«Purtroppo. La Chiesa non ha mai affrontato la rivoluzione sessuale infiltratasi al suo interno. Tanti preti si sono convinti che la castità sia una repressione apportatrice di nevrosi, per guarire le quali tutto è ammesso».

 

Contro questa deriva, Francesco propone preghiera e digiuno. Non è poco?

«Legga bene la sua “Lettera al popolo di Dio”. Invoca anche “tolleranza zero” contro chi compie o copre questi delitti».

 

Lei ha scritto che le denunce dei mass media aiutano a far luce sugli abusi.

«Siamo arrivati a questo punto. Mi spiace moltissimo dirlo, ma per vie interne non si riesce a stroncare il fenomeno».

LUCETTA SCARAFFIA

 

Le gerarchie coprono gli scandali.

«Ma anche i laici, intimiditi, spesso tacciono anziché rivolgersi alla polizia».

 

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico a Washington, ha invitato Francesco a dimettersi per aver coperto dal 2013 gli abusi sessuali su seminaristi compiuti dal cardinale Theodore McCarrick, che a luglio il Papa ha privato della porpora.

«Provo un dolore profondo di fronte a simili vicende e mi chiedo perché monsignor Viganò si sia rivolto alla stampa soltanto dopo cinque anni».

 

Non ha la sensazione che il numero dei sacerdoti omosessuali sia elevato?

«Nettissima. Troppi diventano preti per paura di confrontarsi con le donne».

GIAN MARIA VIAN

 

Ai gay che diritti riconosce?

«Accetto le unioni civili, ma non i matrimoni, le maternità surrogate e le adozioni».

 

Mi risulta che un cardinale volesse stilare un documento vaticano sui vestiti discinti delle ragazze di oggi.

«È vero. Parliamo di un fine giurista. Pensava che l’abito dovesse connotare la donna cattolica».

 

Anche lei vede in giro troppe nudità?

«Più che altro siamo stati anestetizzati dalla pornografia soft della pubblicità».

 

A 50 anni di distanza ha ancora un senso l’«Humanae vitae» di Paolo VI?

«Eccome. La pillola rovina la salute. Tant’è che oggi le ragazze usano più volentieri i metodi naturali, senza sapere che obbediscono a un’enciclica papale».

 

Vi ricorrono anche prima di sposarsi.

bergoglio

«Le coppie arrivano ai corsi prematrimoniali già con figli, c’è poco da fare. La Chiesa non riesce a convincere i giovani delle sue buone ragioni. Infatti la migliore l’ho letta in un libro di Erri De Luca».

 

E quale sarebbe?

«La fedeltà coniugale richiede allenamento. Un po’ sportiva però efficace».

 

Il ministro Lorenzo Fontana vuole ridiscutere la legge 194. Ha torto?

«Penso che dopo 40 anni una revisione occorra. Ma l’equazione peccato uguale reato è antistorica. L’aborto entrò nei codici penali con Napoleone. E non per ragioni morali: per la coscrizione obbligatoria. Alla Francia servivano soldati».

 

In Italia si arriverà all’eutanasia?

carlo maria vigano

«Temo di sì. È la conseguenza dell’accanimento terapeutico dettato dalla medicina difensiva per evitare le denunce presentate dai parenti dei malati».

 

E la Chiesa a quel punto si adeguerà?

«Mai! Però l’alimentazione artificiale è sbagliata, perché può prolungare vite senza speranza. Al contrario l’idratazione va garantita per evitare la sofferenza».

 

Come mai sull’«Osservatore» criticò i trapianti di organo a cuore battente?

«Non accetto i criteri di morte cerebrale introdotti mezzo secolo fa dall’Harvard Medical School, una convenzione medica bisognosa di verifica, che ha a che fare con i soldi. Esiste un mercato clandestino degli organi, lo sanno tutti. È giusta una pratica che lo incentiva?».

 

Lei accetterebbe di morire piuttosto che subire un trapianto?

«Sì. Ma per vigliaccheria: la vita dei trapiantati, imbottiti di farmaci immunosoppressori antirigetto, è un inferno».

anticoncezionali femminili maschili

 

E se l’organo servisse a un suo caro?

(Lungo silenzio). «Non so rispondere».

trapianto cuore

 

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