giorgia meloni legge elettorale

"IN ITALIA CAMBIAMO LA LEGGE ELETTORALE COME SI FA COI CALZINI" - ANTONIO POLITO: "DA TRENT’ANNI A QUESTA PARTE NE ABBIAMO AVUTE QUATTRO DIVERSE ('MATTARELLUM', 'PORCELLUM', 'ITALICUM' E 'ROSATELLUM') E LA QUINTA È IN ARRIVO ADESSO ('DONZELLUM'). CI AVVIAMO COSÌ ALLA RIMARCHEVOLE MEDIA DI UNA RIFORMA OGNI SEI ANNI E MEZZO. LE MAGGIORANZE DI TURNO HANNO SEMPRE 'AGGIUSTATO' ALLE PROPRIE CONVENIENZE LE NORME CHE TRASFORMANO I VOTI POPOLARI IN SEGGI. È IL SEGNO DI UNA DEMOCRAZIA FRAGILE, CHE NON POTENDO O SAPENDO CAMBIARE LA COSTITUZIONE, CAMBIA LA LEGGE ELETTORALE..."

Estratto dell'articolo di Antonio Polito per il “Corriere della Sera”

 

ANCONA - GIORGIA MELONI AL COMIZIO DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI ACQUAROLI

In Italia cambiamo la legge elettorale come si fa coi calzini. Da trent’anni a questa parte ne abbiamo avute quattro diverse (due sono state bocciate dalla Corte costituzionale, una non è mai andata in funzione), e la quinta è in arrivo adesso. Ci avviamo così alla rimarchevole media di una riforma ogni sei anni e mezzo.

 

In Inghilterra il sistema elettorale è sempre lo stesso dall’Ottocento. In Germania è cambiato di poco dalla caduta del nazismo. Il doppio turno è il marchio di fabbrica delle istituzioni francesi, al punto che si chiama «alla francese». Da noi, invece, giocare con la legge elettorale è una magnifica ossessione della politica. Quasi una dannazione. Il segno particolare di una democrazia fragile, che non potendo o sapendo cambiare la Costituzione, cambia la legge elettorale.

 

giorgia meloni

È una storia che comincia da lontano, segnando spesso l’inizio o la fine di interi regimi. Il proporzionale introdotto nel 1919 pose termine all’era liberale. Il fascismo è cominciato con la legge Acerbo del 1924. [...]

 

La Prima Repubblica è stata affondata da un referendum del 1991 su un dettaglio, apparentemente marginale, come le preferenze multiple. Da allora non ci siamo più fermati.

 

Le maggioranze di turno hanno sempre «aggiustato» alle proprie convenienze le norme che trasformano i voti popolari in seggi. O almeno ci hanno provato. Un’antica massima scaramantica ricorda infatti che tutti quelli che ci hanno provato, poi hanno perso le elezioni.

 

Porta il riverito nome di Mattarellum, inventato dal latinorum di un grande studioso, Giovanni Sartori, l’introduzione nel 1993 del sistema maggioritario (75% di seggi assegnati col collegio uninominale, e il restante 25 in quota proporzionale), che segnò il passaggio dalla Prima Repubblica agonizzante sotto i colpi della procura di Milano a una Seconda che, a sorpresa, sarebbe stata battezzata dal più imprevedibile dei padri: Silvio Berlusconi. È funzionò, per un po’.

 

antonio polito

Poi arrivò la riforma che porta il meno riverito nome di Porcellum, già di per sé rivelatore della «porcata» commessa, riconosciuta del resto dallo stesso autore, l’immaginifico Calderoli. Nel 2005 in fretta e furia, alla vigilia di elezioni che il centrodestra prevedeva di perdere, si tornava così al proporzionale ma con liste bloccate e premio di maggioranza: senza fissare però nessuna soglia di voti popolari da superare per ottenerlo (soglia che c’era perfino nella legge Acerbo che aprì le porte al fascismo, il 25%, e nella cosiddetta «legge truffa», il 50%).

 

Ma almeno allora le coalizioni erano solo due, e dunque chi vinceva sfiorava per forza la maggioranza assoluta dei consensi. Arrivò però l’ondata del populismo, e il terzo incomodo dei Cinquestelle. E allora a godersi il Porcellum fu la sinistra guidata da Bersani, che con appena il 29,55% dei voti si prese la bellezza di 344 deputati; mentre Berlusconi, secondo per un soffio con il 29,18%, ne ottenne 220 in meno. [...]

 

LEGGE ELETTORALE

A questa vera e proprio roulette elettorale dovette porre rimedio la Corte costituzionale (sempre benedetta sia) che si affrettò ad abrogarla. Ci pensò così la nuova stella del firmamento politico italiano (presto rivelatasi solo filante): Matteo Renzi. Due anni dopo, nel 2015, ecco il patriottico Italicum. Anche lì il premio di maggioranza, ma almeno con una soglia: il 40% dei voti popolari da superare. E questo alla Consulta andava bene.

 

Però Renzi, come Icaro, voleva volare più in alto, verso quei «pieni poteri» che ora paventa nella Meloni, e stabilì che se nessuno raggiungeva il 40%, allora si sarebbe fatto un ballottaggio tra i primi due arrivati; che era sicuro di vincere, blindandosi così a Palazzo Chigi.

 

giorgia meloni e il comizio di chiusura della campagna elettorale

L’irragionevolezza del sistema, combinata con la sonora bocciatura renziana nel referendum, indusse la Corte a metterci di nuovo una pezza; e così anche l’Italicum finì nella pattumiera delle leggi elettorali, senza peraltro essere mai stato usato. Renzi affidò allora al mite Rosato il compito di inventarsi qualcosa che reggesse almeno per una elezione. Risultato, il Rosatellum è ancora in vigore: una specie di ricetta da farmacista, tre ottavi di seggi assegnati nei collegi uninominali, ma decisi su una unica scheda proporzionale con liste bloccate. Di fatto lo strapotere dei partiti, che si prendono i voti e poi danno i seggi a chi vogliono.

 

S’avanza ora il Donzellum. Avendo capito che in quei tre ottavi di collegi uninominali la somma di tutti i contrari a Giorgia Meloni, divisi alle ultime elezioni ma uniti alle prossime, stavolta potrebbe portare quantomeno a un pareggio; e siccome tutte le leader di oggi escludono con fare «macho» un accordo in Parlamento dopo il voto, e pretendono che uno vinca; ecco tornare il premio di maggioranza, seppur dotato di soglia (probabilmente il 40%). Il gioco dell’oca ricomincia. Non ci avete capito niente?

 

ELEZIONI - LEGGE ELETTORALE

È comprensibile. Resta la sgradevole impressione che il partito della premier voglia correre ai ripari, avendo visto il risultato del Campo largo in Campania e Puglia. E che il partito della Schlein non veda l’ora, per costringere così anche Conte nella logica bipolare, ma farà finta di alzare le barricate «in nome della Costituzione». Un consiglio: in materia di legge elettorale non credete mai ai politici. Quando tocca a loro tentano il golpe, quando tocca agli altri gridano al golpe.

beppe grillo luigi di maio alessandro di battista contro la legge elettoralePEONES BOLDRINI LEGGE ELETTORALEtoninelli all incontro con il pd sulla legge elettoralerenzi e berlusconi italicumPROTESTE DEL M5S CONTRO IL ROSATELLUM

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...