PANEM E ACQUA SENZA CIRCENSES - IN TEMPI DI CRISI RIGOR MONTIS VUOLE RINVIARE LE OLIMPIADI DI ROMA 2020 DI 4 ANNI - CI SONO ANCORA OPERE E INFRASTRUTTURE DA FINIRE E 8 MLD € DA ANTICIPARE - MONTI SE NE FREGA DELLA FIGURA DI MERDA INTERNAZIONALE MA DEVE GUARDARSI DAI RISVOLTI POLITICI INTERNI: UN RINVIO FAREBBE INFURIARE IL PDL (GIANNI LETTA È IL PRESIDENTE DEL COMITATO PROMOTORE ROMA 2020) - TURCHIA, SPAGNA E GIAPPONE SONO PRONTI A FARCI LE SCARPE…

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

Chi apertamente non ci sta è il solo Umberto Bossi. Quando il consiglio generale del Coni ratificò un paio d'anni orsono la candidatura di Roma per i giochi olimpici del 2020, l'unico voto contrario fu quello del leghista Giuseppe Leoni, attualmente parlamentare leghista alla sesta legislatura ma soprattutto cofondatore del Carroccio, che dal 2002 è pure presidente dell'Aero Club d'Italia. Il suo urlo «Roma Ladrona!» risuonò nella sala, seguito dalla spiegazione tecnica dello stucchevole insulto: «Ora ci hanno rubato anche le Olimpiadi».

Furto perpetrato ai danni di Venezia, che aveva aspirato invano alla candidatura. Pur di fargliela spuntare su Roma, il Senatur era arrivato a scomodare nientemeno che i combattenti della battaglia di Lepanto contro i Turchi: «Senza Venezia non ci sarebbe l'Europa, l'Occidente, forse neppure il cristianesimo».

Dimenticando forse che l'ammiraglio della flotta era il romano Marcantonio Colonna. E quella sconfitta non l'ha mai digerita, al pari della pajata che ha dovuto trangugiare pochi mesi dopo in piazza a Roma per siglare una finta pace con il sindaco Gianni Alemanno, costretto a sua volta al supplizio della cassoeula.

Con la coesione che sempre li contraddistingue anche quando c'è di mezzo l'interesse nazionale, gli altri partiti sono tutti (o quasi) d'accordo, anche se ognuno per conto suo. Certo, la sinistra è favorevole: ma accusa Alemanno di voler utilizzare le Olimpiadi 2020 come trampolino per le elezioni comunali del 2013. Certo, se si eccettua l'ex ministro veneto Giancarlo Galan, il Pdl dice di appoggiare senza riserve il progetto: ma senza confondersi con il Pd. Certo, i dipietristi sembrano indifferenti: ma sostengono che non è il momento di sprecare i soldi.

E poi c'è il governo. La candidatura di Roma ha avuto (e ha) uno sponsor potentissimo nell'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il quale è anche presidente d'onore del comitato promotore di Roma 2020. Scontato, dunque, che il precedente premier Silvio Berlusconi l'abbia benedetta senza riserve.

Tanto più per le suggestioni che potrebbe evocare una riedizione dei giochi del boom. «Ci aspettiamo una ventata di sviluppo, come nel 1960», ha detto il Cavaliere un anno fa, evidentemente ricordando la sua promessa di «un nuovo miracolo economico» fatta agli italiani nell'ormai lontano 1994.

Il suo successore Mario Monti, pur consapevole di quanto l'occasione sia importante per l'Italia, sembra invece più preoccupato dei problemi che l'operazione Roma 2020 porta con sé. Tanto che non si può escludere la possibilità di una soluzione inedita: non un passo indietro, ma lo spostamento nel tempo del bersaglio. Candidando Roma, in realtà, per le Olimpiadi del 2024. In una data che cadrebbe proprio a ridosso del Giubileo del 2025, con il risultato di avere magari un impatto economico ancora più consistente, oltre a essere gradita al Vaticano (dove il governo Monti riscuote non pochi apprezzamenti).

Il governo sta vagliando attentamente tutti gli aspetti della situazione che si è venuta a creare. Delicatissima anche politicamente, visto che un dietrofront suonerebbe come una sconfessione di Letta, l'uomo che più si era speso per la candidatura romana. Colpendo di riflesso anche Berlusconi e il Pdl. Monti deve sciogliere il nodo per il 15 febbraio: entro quel giorno è prevista infatti la consegna della lettera di garanzia al Comitato olimpico internazionale. E di sicuro Letta non molla. Nei giorni scorsi l'ex sottosegretario di palazzo Chigi ha cercato anche una sponda nel presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La lista dei problemi per le Olimpiadi del 2020, la cui sede sarà scelta il prossimo anno, comunque non è piccola. Intanto i soldi. È vero che la fidejussione che dovrà accompagnare la lettera di garanzia al Cio impegnerebbe le finanze pubbliche per appena 4 milioni di euro e che l'operazione non comincerà che nel 2015. Ma è il seguito che fa venire i brividi. La commissione di compatibilità finanziaria insediata dal governo Berlusconi e presieduta da Marco Fortis stima un impegno di spesa pari a 8,2 miliardi di euro, a fronte di 3,5 miliardi di incassi fra biglietti, sponsor, pubblicità e diritti televisivi.

La differenza di 4,7 miliardi sarebbe pressoché interamente compensata da 4,6 miliardi di maggiori introiti fiscali. E se un Paese come l'Italia può permettersi di investire 100 milioni a fondo perduto per un'Olimpiade, otto miliardi e passa bisogna comunque anticiparli.

La coperta è cortissima, come dimostra la clamorosa decisione di definanziare il Ponte sullo Stretto di Messina davanti alla quale pressoché nessuno in Parlamento ha fatto una piega: nemmeno chi, in testa a tutti Berlusconi, ne aveva fatto una bandiera. Tanto corta che non sarebbe assurdo immaginare ripercussioni finanziarie su altri capitoli già aperti. Il riferimento è all'Expo 2015 di Milano.

Quando poi si parla dell'organizzazione di simili eventi, le difficoltà non sono soltanto finanziarie. La storia, almeno da Italia 90 in poi, ci ha regalato troppo spesso la fama di un Paese sprecone e poco affidabile. I mondiali di nuoto del 2009 sono passati alle cronache per le indagini giudiziarie sulla Cricca degli appalti e per i clamorosi ritardi nella realizzazione delle opere. Soltanto riutilizzando in extremis gli impianti del Foro Italico, quelli appunto delle Olimpiadi del 1960, si è evitata una figuraccia cosmica.

La città dello sport di Tor Vergata progettata da Santiago Calatrava, che avrebbe dovuto ospitare la manifestazione, è ancora lì che aspetta di essere finita. Il rapporto della commissione Fortis dice che per quell'unico intervento sarebbero necessari 500 milioni. Poi restano da fare il villaggio olimpico, il velodromo, il bacino per il canottaggio... Per non parlare dello stato di congestione in cui versa la capitale. Una città con il maggior numero di automobili per abitante d'Italia, cioè del Paese che a sua volta ha il maggior numero di veicoli a motore del mondo in rapporto alla sua popolazione: eccezion fatta per l'Islanda e il Principato di Monaco.

Ma tutti questi sarebbero problemi risolvibili. Se però affrontati in modo serio, naturalmente. Il fatto è che alle questioni di natura tecnica e finanziaria si aggiungono altre controindicazioni connesse ai nostri rapporti internazionali.

Monti è ovviamente cosciente che in questo momento non sarebbe salutare entrare in rotta di collisione diplomatica con Paesi dai quali potrebbero venire aiuti decisivi per il superamento delle nostre attuali difficoltà. Per esempio la Germania, che ha in mano i destini dell'euro e anche per ragioni politiche interne ha tutto l'interesse a sostenere la candidatura di Istanbul.

Nella Repubblica federale tedesca risiedono 2 milioni 800 mila turchi, oltre 500 mila dei quali hanno diritto al voto. E il prossimo anno in Germania ci sono le elezioni. Mettiamoci pure che la Turchia ha già dovuto rinunciare all'Expo 2015, per cui era stata candidata la città di Smirne sconfitta da Milano, e il quadro è completo.

Ma Istanbul ha dalla sua anche gli Stati Uniti, azionisti di riferimento di quel Fondo monetario internazionale al quale non è escluso che l'Italia debba in futuro far ricorso. Non fosse altro perché la Turchia è l'alleato più importante di Washington, anche sul piano militare visto che fa parte della Nato, in uno scacchiere infuocato come quello che va dalla Siria all'Iran.

In subordine c'è comunque Tokyo, che ha già ospitato le Olimpiadi nel 1964, edizione seguente a quella di Roma. Il Giappone è reduce dal devastante terremoto dello scorso anno e la prospettiva di organizzare i giochi olimpici del 2020 darebbe comunque una grossa mano. Ed è un elemento che potrebbe far pendere la bilancia a favore della capitale del Sol Levante.

Infine, Madrid. Il governo di Josè Luis Zapatero l'aveva già candidata per le Olimpiadi del 2016, ma poi la scelta del Cio era caduta su Rio de Janeiro. E ora gli spagnoli tornano alla carica con molte chance in più proprio grazie a quel precedente e a una reputazione di affidabilità che si portano dietro fin dalle Olimpiadi di Barcellona 1992, organizzate in modo impeccabile. C'è da dire che la Spagna condivide con l'Italia gli effetti più pesanti della crisi dell'euro.

Quindi ha bisogno come noi di avere buoni rapporti tanto con la Germania quanto con gli Stati Uniti. Ma quando ci sono in ballo poste del genere gli spagnoli si muovono con una coesione che i nostri politici si sognano. Per capirci, in Spagna nessuno si sarebbe mai lontanamente immaginato, com'è invece accaduto in Italia, di mettere in contrapposizione le candidature di diverse città. Noi ne abbiamo tirate fuori addirittura tre: Roma, Venezia e Palermo. E la spiegazione del perché forse vinceranno loro è banalmente tutta qui.

 

monti GIANNI ALEMANNO GIANNI LETTA ALEMANNO OLIMPIADI ROMAOLIMPIADI ROMA 2020

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…

corsini piervincenzi di pasquale malara monteleone ranucci

FLASH! - MAI DIRE RAI! FERMENTO NELLA REDAZIONE DI “REPORT”: CORSA A BLINDARE TUTTI I CONTRATTI DELLA SQUADRA, A PARTIRE DAI CONDUTTORI (DANIELE PIERVINCENZI E CLAUDIA DI PASQUALE): NEL CASO IN CUI VINCESSE IL RICORSO PER IL REINTEGRO, SIGFRIDO RANUCCI SI RITROVEREBBE A DOVER ACCETTARE IL FATTO COMPIUTO (ANCHE SE NON E’ DETTO CHE LA RAI, IN CASO DI CONDANNA, OTTEMPERI AL RICOLLOCAMENTO DI SIGFRIDO A “REPORT”) - INTANTO VOLANO GLI STRACCI INTORNO A “FILOROSSO”: IL RESPONSABILE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE DOPO L’ENNESIMO FLOP D’ASCOLTI - SULLA GRATICOLA FINISCE ANCHE ANTONINO MONTELEONE PER LA SCELTA DI AFFIDARE IL MONOLOGO ALL’EX “RAGAZZO DELLA TERZA C”, FABIO FERRARI…

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

tommaso calderone vannacci schifani tajani

DAGOREPORT - COME MAI IL FORZISTA TOMMASO CALDERONE TRASLOCA DA VANNACCI E DIVENTA IL NONO DEPUTATO DI FUTURO NAZIONALE? - AVVOCATO SICILIANO CAMPIONE DI PREFERENZE (NE HA RACCOLTE 11.200  NELL'ISOLA ALLE POLITICHE DEL 2022) E' ENTRATO IN CONFLITTO SIA CON IL GOVERNATORE RENATO SCHIFANI, SIA CON ANTONIO TAJANI, CHE NON GLI AVREBBERO GARANTITO IL POSTO DA CAPOLISTA ALLE PROSSIME ELEZIONI - SI TRATTA DEL TERZO SCIPPO DELL’EX GENERALE AI DANNI DI FORZA ITALIA DOPO GLI “ACQUISTI” DI ATTILIO PIERRO E DAVIDE BERGAMINI (ENTRAMBI PASSATI PURE DALLA LEGA) - PROTAGONISTA DI MOLTE BATTAGLIE CONTRO I MAGISTRATI, CALDERONE E’ VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA (UN SALTO DI QUALITA' PER VANNACCI E LA SUA “SPORCA DOZZINA”)

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...