JIHADISTI BAMBOCCIONI - LE E-MAIL DEI GIOVANI EUROPEI CHE COMBATTONO CON L’ISIS IN SIRIA: “L’INVERNO È ALLE PORTE, FA FREDDO, NON NE POSSO PIÙ, IL MIO IPOD QUI NON FUNZIONA, DEVO RIENTRARE!”

Maurizio Molinari per “la Stampa

 

tikrit nelle mani dei militanti estremistitikrit nelle mani dei militanti estremisti

Credono al verbo del Califfo Ibrahim, si arruolano nelle sue milizie e commettono ogni sorta di brutalità ma hanno anche nostalgia degli agi occidentali, si lamentano per gli eccessi di fatica e gli mancano gadget come l’iPod al punto da chiedere consiglio su come tornare indietro: è il ritratto della generazione europea di jihadisti che esce dalla sovrapposizione fra sondaggi condotti fra i musulmani del Vecchio Continente e confessioni contenute nelle e-mail inviate dal fronte dello Stato Islamico.
 

La popolarità del volontariato a favore del Califfato fra i musulmani europei emerge da una raffica di ricerche. Il Motivaction Group di Amsterdam ha intervistato 300 turchi-olandesi fra i 18 e 34 anni scoprendo che il 90 per cento di loro considera «eroi» i volontari partiti per la Siria e l’80 per cento «non vede nulla di sbagliato» nella Jihad «contro gli infedeli».

ISIS ABU BAKRISIS ABU BAKR

 

La società russa Icm rivela che il 27 per cento dei francesi fra i 18 e 24 anni ha «un’opinione positiva» sullo Stato Islamico (Isis) mentre in Germania e Gran Bretagna il sostegno – a livello nazionale – è del 7 per cento. La britannica Populus aggiunge che a provare «attaccamento emotivo per lo Stato Islamico» è 1 giovane del Regno Unito su 7, 1 londinese su 10 e 1 scozzese su 12. Per Clive Field, direttore del progetto «Religioni britanniche in numeri» dell’Università di Manchester, sono dati che spiegano perché «ogni settimana una media di 5 connazionali parte per la Jihad» esprimendo «sostegno e ammirazione per i suoi scopi e metodi».
 

È tale entusiasmo che ha portato il Califfo a creare le «brigate europee» in Siria e Iraq, responsabili di brutalità come la decapitazione di 18 soldati siriani ripresa nel video sull’esecuzione dell’ostaggio americano Peter Kassig. Ma, a giudicare da quanto scrivono per e-mail molti di questi jihadisti, fra loro serpeggiano anche scontento, fatica, voglia di tornare e nostalgia per i costumi occidentali.

 

JOHN KERRY JOHN KERRY

Il tutto mentre, come ha detto ieri il segretario di Stato Usa John Kerry «i raid hanno inflitto danni sostanziali» all’Isis. A descrivere tali stati d’animo sono le e-mail che un numero consistente di seguaci francesi del Califfo ha scritto ai rispettivi avvocati, nel tentativo evidente di trovare delle scappatoie per tornare a casa, abbandonando la Jihad. 
 

È il quotidiano «Le Figaro» a rivelare i contenuti di una corrispondenza elettronica che vede un jihadista chiedere al legale: «Se rientro in Francia cosa mi succederà? Cosa mi chiederanno di fare? Potrò evitare di andare in prigione?».

 

Un altro volontario assicura che «qui praticamente non ho fatto nulla a parte occuparmi della distribuzione di abiti e cibo, pulire qualche arma e trasportare le salme dei combattenti morti negli scontri» confessando che «ad Aleppo l’inverno è alle porte, già inizia ad essere molto duro» e ciò lo spinge a pensare ad un ritorno anticipato.
 

abu bakr al baghdadiabu bakr al baghdadi

La confessione della nostalgia per i gadget dell’Occidente arriva con l’e-mail nella quale un jihadista afferma «non ne posso più, il mio iPod qui non funziona più, devo rientrare!». E c’è anche chi si lamenta dello zelo degli ufficiali del Califfato: «Mi sono sposato e mi fanno lavare molti piatti ma adesso vogliono inviarmi a tutti i costi a combattere anche se non ho proprio idea di come si faccia». 
 

Questo tipo di e-mail si moltiplicano e alcuni degli avvocati francesi che le hanno ricevute hanno deciso di coordinare la risposta, suggerendo ai jihadisti pentiti di preparare dei «dossier di documenti e prove» capaci di attestare ciò che affermano e quindi presentarsi ai consolati transalpini a Istanbul, in Turchia, o Erbil, nel Kurdistan iracheno, per «dimostrare la buona fede» chiedendo di essere considerati «pentiti» come avviene per i trafficanti di droga che scelgono di cooperare con la giustizia. Sarà dunque l’entità del contingente di questi «pentiti» a dare una misura dello scontento fra i veterani europei dello Stato Islamico.

 

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