KYENGE È TALMENTE DETERMINATA DA NON SEMBRARE UNA CREATURA DEL PD

Andrea Malaguti per "La Stampa"

«Io?», insiste. «No, è stato Letta. È lui che ha scelto Cecile». Ma quelle parole - «hai scelto tu, lo sanno tutti» - evidentemente le piacciono. Ci gode Livia Turco. E lo confessa con un po' di imbarazzo che questa storia la gratifica. Ma in fondo va bene così.

Di fatto è una certezza che se non ci fosse stato l'ex ministro cuneese - una donna capace di fare un passo indietro, di rinunciare alla poltrona in cambio dello spazio per due dei suoi pupilli cresciuti in Italia e nati da un'atra parte del mondo - oggi Cecile Kyenge Kashetu, quarantanovenne congolese non sarebbe seduta sui banchi del governo. Donna. E nera. La prima. «È una persona dolce e determinata, che sa che cosa significa lavorare in gruppo. Sono fiera di lei. Così come sono fiera di Khalid Chaouki».

Benvenuti nel nuovo mondo, dove i dirigenti del Pd, il partito più sgangherato della galassia, per scegliere il ministro dell'Integrazione hanno bizzarramente usato un criterio di qualità, portando al ballottaggio uno scrittore, politico e giornalista di Brazzaville, Jean Leonard Touadi, e una mamma medico di Modena, nata a Kambove e italiana per matrimonio. «Ha vinto Cecile solo perché è donna e nera. E da un punto di vista dell'immagine in questo momento funziona di più», spiega cinico un dirigente democratico fumando nel cortile di Montecitorio. È vero? Forse.

Di certo Enrico Letta si accorse di Cecile, quando la vide a Torino a un incontro del Forum Nazionale per l'Immigrazione. Lui, lei, la Turco. La dottoressa era una donna dai modi morbidi e dai concetti chiari, con un'ossessione chiamata «ius soli», diritto di cittadinanza per chi nasce in questa terra. Una bestemmia? Un'ovvietà. Se hai emesso il tuo primo vagito negli Stati Uniti. Da noi no. In ogni caso lei ci credeva. Al punto da firmare - appena eletta - una proposta di legge assieme a Bersani, re senza terra che aveva deciso di consegnarle un seggio sicuro inserendola nel proprio listino di irrinunciabili.

Donna curiosa, Cecile. Diversa da tutte. Un diesel. Una che va dritto allo scopo. Forse perché con un padre poligamo e 37 fratelli ha capito in fretta che era inutile sprecare parole. «Ha la pazienza per arrivare a dama. È moderna. Preparata. E di sicuro non gioca a fare il panda». Scusi? Il deputato modenese Davide Baruffi si illumina. «Io la conosco dal 2006. Lei viene dai Ds, poi è passata nel Pd. Conosce e lavora per il partito. Non bara. Non strumentalizza. Combatte una battaglia in cui crede. E sa quello che dice. Per questo Letta ha puntato su di lei».

E lei, portavoce della rete Primo Marzo (l'associazione che nel 2010 organizzò lo sciopero degli immigrati) non ha tremato davanti al compito. Alla prima occasione pubblica ha dichiarato: «Io non sono di colore. Io sono nera». Applausi. Boati. E una valanga di inevitabili improperi internettistici. «Questo è il governo del bonga bonga», disse schiumando tutta la sua volgarità l'europarlamentare leghista Borghezio.

E alla seconda (facendo mille precisazioni sui propri ruoli e competenze e su quelli del ministro dell'Interno Angelino Alfano): «Lavorerò per l'introduzione dello ius soli e per l'abolizione del reato di immigrazione clandestina». E anche qui boati, applausi e improperi. Di una sgradevolezza dolorosa. Accompagnati da rampogne infastidite e fastidiose di Renato Schifani, Maurizio Gasparri e Bobo Maroni. E da commenti nebbiosamente velenosi come quello della parlamentare Pdl Elvira Savino.

«Dopo il ddl sullo ius soli, il ministro intende presentarne uno anche sulla poligamia praticata dalla sua famiglia in Congo?». Ottusità da bar di periferia. «O anche opinioni da mettere in conto, d'altra parte Gasparri non sarebbe lui se non usasse certi toni. E io non mi starei a spaventare. Non lo farà neppure Cecile. Il suo non è un compito facile. Ma il Paese è pronto ad andare avanti. Lei dovrà essere brava a coinvolgere gli altri componenti del governo», chiosa la Turco.

Brava? Una fuoriclasse. Perché per non sentirsi come una farfalla finita in un bicchiere, il più facile degli spot del governo del cambiamento annunciato, dovrà convincere un Parlamento intero che il multiculturalismo non è uno scioglilingua da salotto, ma vita di gente vera. Un salto mortale triplo. Carpiato. E rovesciato.

 

cecile_kyenge_giura da ministrokyengekyengeGasparri LIVIA TURCO borghezio pugno

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…