MA PER COSA ANDIAMO A VOTARE? - L’ALLARME DI BERLINO PER IL DOPO-MONTI: “SE BERLUSCONI TORNASSE AL GOVERNO, POTREBBE ESSERE LA FINE DELLA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALL’UNIONE MONETARIA” - ARRIVA IL “RICATTISSIMO”: IN CAMBIO DI ACQUISTI DI TITOLI SOVRANI O DI ALTRE FORME DI AIUTO CI VUOLE LA “GARANZIA DELLA CONTINUITA’ POLITICA” - IN PRATICA: SENZA UN MONTI-BIS, A LETTO SENZA CENA…

Andrea Tarquini per Repubblica

Monti è un interlocutore pienamente attendibile, finalmente un leader italiano che merita il massimo rispetto, ma con quale leadership italiana avremo a che fare domani? L'interrogativo, mormorato sottovoce in colloqui off the record, percorre la Berlino politica di Angela Merkel e fa tremare l'establishment. È un tema che inevitabilmente, come un inquietante convitato di pietra, giocherà il suo ruolo anche nell'imminente visita qui a Berlino del presidente del Consiglio, il 29 agosto.

L'incertezza del domani politico a Roma, in contrasto con la fiducia in Monti, chiama in campo, negli scenari strategici tedeschi, il Fattore I, I come Italia.
Alcuni veterani dell'establishment cristiano-conservatore tedesco parlano accettando di essere citati, e dicono senza peli sulla lingua come secondo loro la vede il massimo livello del potere.

«Se Berlusconi tornasse al governo, potrebbe essere la fine annunciata della partecipazione italiana all'unione monetaria», dice il professor Michael Stuermer, ex consigliere del cancelliere della riunificazione Helmut Kohl negli anni-chiave del dopo-Muro e del lancio dell'euro, e oggi editorialista di grido e intellettuale di punta del centrodestra.

Altre fonti, chiedendo l'anonimato, aggiungono: «Non a caso gli attacchi più violenti all'unione monetaria, l'invito a pensare un'Italia non più agganciata all'euro e alla Germania, vengono spesso da media vicini alle ali più berlusconiane del centrodestra italiano. Come se non bastassero la pesantezza dei loro editoriali, l'abitudine da loro presa a dipingere la Germania come un "Quarto Reich" e a raffigurare la cancelliera con l'uniforme delle Waffen-SS».

La Germania avrà molte carenze quanto a leadership dell'Europa, ma la sua leadership ha una memoria da elefante quando si parla di linee politiche qui sgradite, nei paesi alleati e amici. Prospettive di una fine della fase di risanamento di Monti, ipotesi di elezioni anticipate, qui sono state registrate e accolte con allarme.

Il problema, aggiungono alcune fonti berlinesi, si porrebbe anche per la Banca centrale europea e per la Commissione europea: dovrebbero ottenere da qualsiasi governo italiano la certezza (ritenuta qui difficile in un dopo-Monti) della condizionalità, cioè della garanzia che acquisti di titoli sovrani o qualsiasi altra misura di soccorso europea ricevano la contropartita della continuità di ogni politica futura a Roma al corso di risanamento avviato ora.

In riserbo, senza segnali ufficiali, gli scenari d'ogni tipo sul Fattore I qui sono allo studio. Il giudizio di David Riley, esperto dell'agenzia di rating Fitch, secondo cui «in Italia i rischi politici sono maggiori di quelli economici», rende Berlino molto nervosa. «Gli anni di Berlusconi hanno portato in Italia una conflittualità certo non positiva», nota Thomas Schmid, direttore del quotidiano liberalconservatore e vicino al governo Die Welt.

L'allarme tedesco sui rischi politici del futuro italiano, nota Spiegel online, sembra condiviso da Parigi e da Bruxelles. Certo, aggiungono qui, ci sono voci europeiste forti anche nel Pdl. Ma si nota di più chi grida più forte in Italia: dagli euroscettici di centrodestra, alla Lega, al Movimento cinque stelle. Se fanno paura i toni euroscettici di Syriza o di Alba dorata in un paese piccolo come la Grecia, figurarsi quando vengono da un paese del G8, membro fondatore dell'unione.

 

 

angela-merkel-mario montiANGELA MERKEL MERKEL MONTI SILVIO BERLUSCONI PIER LUIGI BERSANI Silvio Berlusconi

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…