conte renzi

“CONTE È DIVENTATO DA SOVRANISTA EUROPEISTA, DA POPULISTA PROGRESSISTA, DA LEGHISTA UOMO DI SINISTRA” – L’ANTICIPAZIONE DEL LIBRO “CONTROCORRENTE” DI RENZI IN CUI RACCONTA COME HA SCOMPIGLIATO IL CIUFFO DI “GIUSEPPI” GETTANDOLO NEL FUOCO, FAVORENDO L’ARRIVO DI DRAGHI – SALLUSTI: “QUANDO UN POLITICO SCRIVE UN LIBRO CON RETROSCENA INEDITI DELLA PROPRIA ATTIVITÀ SIGNIFICA CHE SA DI NON POTER PIÙ TORNARE AI VERTICI, ALTRIMENTI CERTI SEGRETI LI TERREBBE PER SÉ E LI GIOCHEREBBE NELLE SEGRETE STANZE DOVE SI FA E SI DISFA IL POTERE; MEGLIO MONETIZZARE FINO A CHE SI È IN TEMPO…”

Alessandro Sallusti per “Libero Quotidiano”

 

renzi

Parlare di Matteo Renzi agli elettori del Centrodestra è come fargli venire l'orticaria. Oggi lo facciamo non per spirito masochistico ma perché l'ex premier ha scritto un libro (edizioni Piemme) che svela interessanti retroscena - ne anticipiamo alcuni - della politica e nel quale si parla, e soprattutto si sparla, della sinistra.

 

Già il titolo, "Controcorrente", ammicca al popolo montanelliano anche se la prosa, ovviamente, non è la stessa del Maestro. Vale però la pena di leggerlo perché come recita un antico detto di attribuzione incerta «il nemico del mio nemico è mio amico». Lo stesso Montanelli teneva nel suo ufficio un busto di Stalin e a chi gliene chiedeva stupito la ragione rispondeva: «Semplice, ha ucciso più comunisti lui di chiunque altro».

matteo renzi Controcorrente

 

Ecco, Renzi ci ha provato a far fuori i comunisti dalla sinistra italiana - la famosa rottamazione - e di questo tentativolo ringraziamo. È che ha perso e alla fine hanno fatto fuori lui, così oggi si ritrova detestato sia da destra, in quanto ex leader del Pd, che da sinistra, in quanto traditore del Pd.

 

Quando un politico scrive un libro con retroscena inediti della propria attività significa che sa di non poter più tornare ai vertici, altrimenti certi segreti li terrebbe per sé e li giocherebbe nelle segrete stanze dove si fa e si disfa il potere; meglio monetizzare fino a che si è in tempo. Un peccato perché Renzi è stato - e ancora è - un vero talento della politica. Una volta Berlusconi mi fece una delle sue battute: «Dite che non ho eredi? Tutta colpa della malasanità perché io l'erede lo avevo ma c'è stato uno scambio di neonati in culla e così la sinistra si è ritrovata Renzi e noi Alfano».

 

alessandro sallusti

Erano i tempi del Patto del Nazareno, un progetto purtroppo abortito dopo soli pochi mesi di gestazione perché Renzi, come tutti i fenomeni, è imprevedibile. Di recente, estate 2019, è riuscito a stoppare, insediando a sorpresa il governo Conte due, elezioni anticipate che avrebbero visto trionfare il Centrodestra a guida Salvini. Ma poi quel governo assurdo lo ha fatto cadere e ci ha regalato Mario Draghi. In canna ha certamente ancora alcuni colpi da sparare e siccome è il migliore tiratore su piazza c'è da aspettarsi di tutto. Se è da temere o incoraggiare, come al solito, lo si capirà all'ultimo istante.

 

 

2. "MORTI RECORD E APPALTI OPACHI COSÌ CAMBIAI CONTE CON DRAGHI"

La denuncia di Renzi: business coi cinesi, sprechi, propaganda. Una pagina tra le più oscure

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI BY DE MARCO

Anticipazione del libro “controcorrente” di Matteo Renzi

Nel 2021 l'Italia ha vissuto una delle crisi politiche più complicate della sua storia recente. Mentre il Governo Conte Bis insisteva nel dire che andava tutto bene, che i ministri erano i migliori del mondo, che l'Italia era un modello per gli altri Paesi, inspiegabilmente i numeri e le statistiche dicevano altro: in quel momento eravamo il Paese in cima alle classifiche della mortalità, con un rapporto tra cittadini e decessi devastante.

 

MATTEO RENZI ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO – AMICI MIEI

Avevamo chiuso le scuole più degli altri, subito un crollo del PIL superiore agli altri, gestito l'emergenza peggio di altri nonostante un infaticabile lavoro di medici, infermieri, volontari. Gli italiani avevano risposto alla grande, l'Italia intesa come organizzazione no. Eppure la propaganda a reti unificate e chat amplificate continuava a dire: «Andrà tutto bene». E nel complice silenzio degli addetti ai lavori continuavano a susseguirsi gli appalti dei banchi a rotelle, delle mascherine, dei ventilatori cinesi non funzionanti ma garantiti dagli amici degli amici. Una pagina, questa, tra le più oscure della storia repubblicana.

Matteo Bolle

 

E trovo assurdo che, nonostante decine e decine di migliaia di morti e centinaia di milioni di euro di appalti sospetti, si continui a negare la commissione di inchiesta parlamentare su questi temi. Giuseppe Conte veniva da una storia complicata. Avvocato pugliese poco conosciuto nei palazzi della politica, era diventato il leader del Governo populista Cinque Stelle-Lega. Le sue posizioni allora erano molto nette: elogiava il sovranismo al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, esaltava il populismo alla scuola di formazione della Lega Nord, guidava un esecutivo "di cambiamento" che in Europa strizzava l'occhio ai "gilet gialli" francesi e alla destra estrema tedesca.

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE COME LUKAKU E IBRA

 

Dopo un anno fallimentare, certificato da risultati economici impietosi figli di scelte sbagliate, a partire da Quota 100 e dal reddito di cittadinanza, Conte aveva rassicurato sul proprio futuro in una dichiarazione alla stampa poi ripresa da un tweet nel luglio 2019: «Che io possa andare in Parlamento a cercare maggioranze alternative o che voglia addirittura dare vita a un mio partito è pura fantasia. Non facciamo i peggiori ragionamenti della Prima Repubblica. Voliamo alto».

 

renzi conte

Ed effettivamente aveva volato alto, altissimo, al punto da cambiare tutte le proprie idee pur di restare a Palazzo Chigi. Da sovranista era diventato europeista, da populista progressista, da leghista uomo di sinistra. Un uomo che aveva abbracciato il pensiero di Marx, inteso come Groucho Marx, non Karl: «Ho i miei principi. Se non vi piacciono, ne ho degli altri». Ecco dunque che alla guida del Governo giallorosso Conte era diventato europeista e antipopulista.

 

Ma soprattutto la campagna di comunicazione pervasiva - senza alcun paragone possibile a livello di Paesi occidentali per quantità di messaggi, drammatizzazione del racconto pubblico, suspence comunicativa sapientemente elaborata per tenere milioni di persone davanti al teleschermo - lo aveva reso un personaggio dalle cui labbra dipendeva la vita quotidiana delle persone. Seguire le dirette Facebook non era semplicemente un'opzione di natura politica ma un bisogno vitale per sapere se si poteva incontrare il giorno dopo la fidanzata, se e come andare al lavoro, quale tipo di ristoro economico poteva permettere alla famiglia di arrivare alla fine del mese.

renzi conte

 

E lo schema che gli strateghi della comunicazione avevano studiato era quello della concessione, mentalità tipica dello Stato ottocentesco che gli storici del Diritto definiscono appunto octroyée: vi consentiamo di uscire di casa per correre a un chilometro di distanza, vi consentiamo di portare il cane a svolgere le proprie funzioni fisiologiche, vi consentiamo di vedere il fidanzato solo se però il rapporto è stabile. E meno male che nella modulistica non c'era scritto: «Ma gli/ le vuoi bene davvero?». Intendiamoci: la gestione di una pandemia era una scelta complicata e una sfida inedita.

 

 Farlo però preoccupandosi primariamente del proprio consenso e della propria immagine creava molti dubbi anche in chi - correttamente e lealmente - per un anno ha votato tutti i provvedimenti in spirito di responsabilità nazionale. In tutto questo, la crescita del debito pubblico, con provvedimenti a pioggia senza una vera strategia per il futuro suscitava timori profondi per i nostri figli, più che per noi. Tra vent' anni chi ripagherà il debito fatto oggi dai sussidi e dall'assistenzialismo? Alla fine il rischio era che i ragazzi pagassero il Covid due volte: oggi perché costretti a perdere un anno di vita, di scuola, di relazioni.

 

renzi mejo dello sciamano di washington

Domani perché costretti a saldare il conto della mancanza di visione del Governo. Mario Draghi, invece, era semplicemente l'italiano più stimato al mondo non solo tra gli addetti ai lavori. Nei suoi interventi del 2020 - dall'editoriale di marzo sul «Financial Times» fino all'apprezzato intervento al meeting di CL a Rimini - aveva tracciato la linea su ciò che serviva, non solo all'Italia ma anche all'Europa. Nei suoi colloqui privati, almeno quelli con me, Draghi aveva sempre rispettato fedelmente le prerogative del presidente della Repubblica, del Governo allora in carica, del Parlamento. Io naturalmente forzavo su un suo eventuale impegno, anche alla luce del fatto che non avesse accettato, al termine dell'esperienza alla guida della BCE, di tornare subito al lavoro nel privato: questo costituiva per me un indicatore chiaro della sua disponibilità da civil servant a dare una mano al proprio Paese.

 

matteo renzi

Tutto qui. Mandare a casa Conte è stato un atto di coraggio di poche persone che hanno rischiato l'osso del collo per cambiare tutto. Sapendo che cambiare è sempre un azzardo, un rischio, un pericolo. Ma se fossimo andati avanti come stavamo andando avanti in quel momento, il baratro si sarebbe aperto di fronte a noi e - peggio ancora - alla generazione dei nostri figli. Abbiamo messo a rischio le certezze dei nostri amici per garantire una speranza ai nostri figli. Per evitare che il debito pubblico potesse inghiottire una generazione, quella di chi verrà dopo di noi. Diciamo la verità. Si parla poco di figli, in Italia.

 

Noi ci avevamo provato alla Leopolda 2019 lanciando l'idea del Family Act, ma quando la politica italiana si occupa di ragazzi lo fa quasi sempre per qualche problema. Lo scandalo di Bibbiano, la didattica a distanza, singoli fenomeni di bullismo. Noi abbiamo cambiato Conte con Draghi per ridare centralità e sicurezza alla nuova generazione, ai nostri ragazzi. E lo abbiamo fatto per svoltare nella gestione dell'emergenza, per ritornare prima possibile alla crescita economica e al protagonismo dell'Italia su scala internazionale.

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

Nel 2021 l'Italia guida il G20, ha la copresidenza della Conferenza sulla sostenibilità ambientale COP26, è in prima fila nella gestione della svolta europea in seguito all'abbandono del Consiglio Europeo da parte di Angela Merkel dopo sedici anni: in questi scenari internazionali avere Draghi al posto di Conte significa essere più forti. Chi lo nega, nega la realtà. Altro che complotto.

 

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE COME BUGO E MORGAN

Messaggio agli inconsolabili: il Governo Conte non è caduto per intrighi, per complotti o per incontri segreti all'autogrill. Il Governo Conte è caduto perché non è stato all'altezza della sfida. Con Draghi l'Italia è più forte, con Conte era più debole. Punto. Ripeto: negarlo significa negare l'evidenza

RENZI CONTEconte renzi ALESSANDRO SALLUSTIMURALES A MILANO – MATTEO RENZI E MATTEO SALVINI ACCOLTELLANO GIUSEPPE CONTE GIULIO CESARE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO