SE GIUSI PARLA, FA TREMARE TUTTO IL GOVERNO – L’ASCESA E LA ROVINOSA CADUTA DELLA BARTOLOZZI, ORMAI EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, CHE SI È DIMESSA DOPO LA DISFATTA DEL REFERENDUM – INDAGATA PER FALSA TESTIMONIANZA SUL CASO ALMASRI, ORA RISCHIA DI ANDARE A PROCESSO. LA MAGISTRATA SICULA CONOSCE TUTTI I SEGRETI DEL DOSSIER. E POTREBBE TRASCINARE CON SÉ I MEMBRI DEL GOVERNO, DA MANTOVANO IN GIÙ – LA VERGOGNOSA SPARATA DURANTE LA CAMPAGNA PER IL REFERENDUM (“VOTATE SÌ E CI TOGLIAMO DI MEZZO LA MAGISTRATURA CHE È UN PLOTONE DI ESECUZIONE”), IL FASCICOLO APERTO PER IL SUO VIAGGIO A CAPRI A BORDO DI UNA MOTOVEDETTA DELLA FINANZA E LA FOTO INSIEME AL “BISTECCHIERE” DELMASTRO...
Estratto dell’articolo di Irene Famà per “La Stampa”
giusi bartolozzi e carlo nordio
Un capo di gabinetto al di sopra di ogni sfiducia. Nonostante la bufera e un’inchiesta giudiziaria, nonostante le frasi sguaiate in tv e nelle auliche aule dei palazzi di giustizia della Capitale, nonostante i colleghi che fuggono dal suo fare «accentratore» e «senza rispetto».
L’ascesa di Giusi Bartolozzi, che i fatti – fino alla drammatica riunione per l’addio – descrivevano come «intoccabile» a dispetto di ogni accusa e scivolone, inizia con indosso la toga. La stessa toga che ha definito un «plotone di esecuzione», causa di ogni male possibile.
GIUSI BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO
Giudice prima del tribunale di Gela, sua città natale, poi del tribunale di Palermo, nel 2013 passa alla Corte di appello di Roma. Nel 2018 lascia la toga e si avvicina alla politica: Silvio Berlusconi la candida capolista alla Camera nel collegio di Agrigento e lei entra in Parlamento con Forza Italia.
[...] nel 2021 si scontra con i forzisti sulla riforma del processo penale. Lascia Forza Italia, entra nel gruppo misto e contesta duramente le scelte dell’allora governo Draghi. È a quel punto che si avvicina ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia e, in particolare, raccontano, ad Andrea Delmastro.
Nel 2022 il ministro Carlo Nordio la vuole come vice capo di gabinetto. Sopra di lei Alberto Rizzi che, ricorda chi c’era, non riesce a contrastarla e le lascia il posto, andando via sbattendo la porta. E nei corridoi di via Arenula c’è chi mormora: «È lei il vero ministro».
Per anni Bartolozzi sa e può tutto, o quasi. Mette parola su ogni incombenza, ogni documento, ogni decisione. E così, secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, è stato anche per il caso Almasri.
Il generale libico, arrestato su mandato internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, poneva delle questioni di opportunità: bisognava decidere in fretta come procedere senza intaccare i rapporti con la Libia.
carlo nordio e giusi bartolozzi
Sono giorni concitati quelli tra il 18 e il 21 gennaio 2025, in cui si susseguono chiamate e riunioni riservatissime. Il ministro Nordio è più che altro fuori città ed è il numero due di via Arenula a telefonare, scrivere, discorrere.
Il generale Almasri viene rimpatriato velocemente con un volo di Stato, la polemica politica esplode, scatta una serie di denunce incrociate. Il tribunale dei ministri indaga il Guardasigilli, il ministro dell’Interno Piantedosi e il sottosegretario di Palazzo Chigi Alfredo Mantovano. E Bartolozzi viene chiamata a testimoniare.
giusi bartolozzi andrea delmastro carlo nordio foto lapresse
Ai giudici dice di «sentire il ministro Nordio quaranta volte al giorno», ma di avergli nascosto uno dei documenti chiave. Un esempio tra le diverse dichiarazioni che i magistrati giudicano «inattendibili, anzi mendaci».
Se per Piantedosi, Nordio e Mantovano non è stata data l’autorizzazione a procedere, per Bartolozzi la questione è differente: membro «laico», non ha diritto all’immunità. Anche se i «suoi» ci provano a fargliela ottenere.
[...] La numero due di via Arenula è difesa dall’avvocata e senatrice Giulia Bongiorno. Verini riflette: «Penso sia inopportuno che Bongiorno, presidente della commissione Giustizia a Palazzo Madama, difenda il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, la quale, tra l’altro, sta lavorando per dilazionare i tempi e non essere giudicata».
GIUSY BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO A CENA A BISTECCHERIE D ITALIA - FOTO DEL FATTO QUOTIDIANO
La legge lo consente, è vero. Ma Verini trova quantomeno inappropriato «che la presidente della commissione Giustizia assista legalmente un altro esponente di un organo del sistema istituzionale». Il senatore dem aveva già avanzato delle perplessità quando l’avvocata Bongiorno aveva assistito i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano proprio nel caso Almasri.
Le immagini di Bartolozzi che, durante un dibattito televisivo sul referendum, urla contro i magistrati e si pone come perseguitata dalle toghe sono diventate virali, creando non pochi imbarazzi e l’ira di Palazzo Chigi. Eppure, mormoravano in via Arenula, nessuno ha preso provvedimenti.
giusi bartolozzi andrea delmastro foto lapresse
«Impossibile costringerla alle dimissioni a due settimane dal voto», era la tesi più accreditata. Ora però il voto c’è stato. Riforma bocciata, e l’aggravante delle foto con Delmastro nel ristorante del prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia. È l’ora dell’addio.
giusi bartolozzi foto lapresse
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GIUSY BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO A CENA A BISTECCHERIE D ITALIA - FOTO DEL FATTO QUOTIDIANO
