donald trump ursula von der leyen

L’EUROPA SI CALA LE BRAGHE DAVANTI A TRUMP – L’UE RINUNCIA A IMPORRE LA WEB TAX ALLE BIG TECH AMERICANE, LA VERA ARMA PER FARE MALE AL TYCOON, SPERANDO COSÌ DI FAVORIRE UN’INTESA SUI DAZI. URSULA NON HA ANCORA CAPITO CHE L’UNICO MODO PER TRATTARE CON IL DAZISTA IN CHIEF È TENERE UNA LINEA DURA, COME HA FATTO LA CINA – L'ACCORDO SI POTREBBE CHIUDERE CON TARIFFE AL 15% SULLA GRAN PARTE DEI PRODOTTI EUROPEI. DA WASHINGTON SONO ARRIVATE APERTURE SU AUTO E FARMACI. MA GLI USA VOGLIONO CHE I PAESI EUROPEI COMPRINO I LORO CHIP, OLTRE A PIÙ GAS LIQUIDO E PIÙ ARMI “MADE IN USA” – VON DER LEYEN INCONTRERÀ OGGI POMERIGGIO IN SCOZIA IL “COWBOY COATTO DELLA CASA BIANCA”, CHE NEL FRATTEMPO HA GIOCATO TRANQUILLAMENTE A GOLF NEL SUO RESORT… – VIDEO

VIA LA WEB TAX AI COLOSSI USA L A MOSSA FINALE DI URSULA PER IL PATTO SCOZZESE SUI DAZI

Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”

 

DONALD TRUMP VS URSULA VON DER LEYEN - IMMAGINE CREATA CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI GROK

«Vedrò Trump solo per chiudere l'accordo, non per discutere».

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ripetuto questa frase per quattro mesi.

 

L'incontro di oggi alle 17:30 in Scozia, dunque, è un indizio più che probante a favore di un'intesa sui dazi. I due si stringeranno la mano nel Golf Club di Turnberry, di proprietà dello stesso presidente americano. Una sede, certo, ben poco protocollare. […]

 

Nelle ultime 48 ore, infatti, i negoziatori delle due parti hanno fornito garanzie su alcuni dei nodi che non erano stati ancora sciolti. Inizialmente i punti di attrito erano una ventina, ne sono rimasti un paio.

 

donald trump gioca a golf a Turnberry in scozia

Ma cosa ha sbloccato la trattativa? Da parte europea, ovviamente, l'accettazione di uno "squilibrio" nelle tariffe: 15 per cento sui beni del Vecchio Continente, da zero a 4,8 per i prodotti americani. E nelle ultime ore due passaggi espliciti hanno rassicurato la Casa Bianca. Il primo si è consumato giovedì scorso a Pechino.

 

Il summit tra la delegazione dell'Unione e il presidente cinese Xi Jinping non ha spostato l'asse degli interessi europei. Anzi, la presidente della commissione e Antonio Costa, il presidente del Consiglio europeo, hanno indirizzato il colloquio proprio con l'obiettivo di inviare a Washington un messaggio esplicito: non apriamo un canale preferenziale con Pechino per sostituirvi.

 

antonio costa - xi jinping - ursula von der leyen

Il secondo segnale è stato trasmesso l'altro ieri al governo statunitense e poi esplicitato ieri: l'Ue non prende in considerazione l'idea di introdurre una web tax. Le "Big Tech" come Google, Microsoft, Netflix sono infatti nel cuore di Trump e soprattutto producono nel settore dei servizi un possente saldo positivo negli scambi con l'Europa. L'Unione ha quindi voluto sgombrare il campo dagli equivoci e offrire al "Commander in Chief" un altro scalpo.

 

Nello stesso tempo nelle ultime ore sono arrivate dagli States due aperture fondamentali per l'economia del nostro continente. Il presidente Usa si è detto disponibile ad applicare il dazio del 15 per cento anche alle auto (ora sarebbe al 27,5 per cento) e ai medicinali per i quali Trump aveva addirittura minacciato una tariffa del 200 per cento.

 

[…]

 

donald trump - dazi

Insomma l'Unione ha concesso all'alleato storico tutto il possibile pur di allontanare lo spettro del "no deal" che avrebbe avuto ripercussioni pesantissime sulla crescita. Basti pensare che anche le tariffe al 15 per cento avranno un impatto sensibile sul pil europeo che potrebbe aggirarsi nei prossimi due anni intorno allo 0,3 per cento.

 

Von der Leyen atterra oggi in Scozia con la convinzione di firmare l'accordo. Se così non fosse, l'Ue sarebbe costretta a dissotterrare le armi seppellite: dai controdazi per 93 miliardi di euro allo Strumento anticoercizione. E la stessa web tax.

 

NON SOLO ACCIAIO E AUTO MA ANCHE SOCIAL E CHIP LE CHIAVI DI NEGOZIATI SEMPRE PIÙ POLITICI

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

donald trump e ursula von der leyen dopo il bilaterale al g7 in canada

A meno di clamorose sorprese, oggi Donald Trump e Ursula von der Leyen fisseranno al 15% il dazio imposto sulle merci europee esportate negli Stati Uniti. I tecnici del Commissario al Commercio Ue, Maros Sefcovic, chiedono di allineare al 15% il prelievo del 50% su acciaio e alluminio, nonché quello del 27,5% sulle auto.

 

Ursula von der Leyen dirà a Trump che gli europei sono disponibili ad acquistare più gas liquido e più armi «Made in Usa». Il leader della Casa Bianca replicherà: bene, ma non basta.

 

Chip in esclusiva Che cosa vogliono, allora gli americani? Tante cose. Due in particolare. Primo: gli europei si devono impegnare a comprare i semiconduttori, componente elettronica fondamentale ormai per quasi tutti i settori industriali, dai fornitori americani. Non dai cinesi e nemmeno da Taiwan. Non è affatto certo che la capacità di produzione statunitense sia in grado di soddisfare la domanda totale del Vecchio Continente. [...]

 

donald trump gioca a golf a Turnberry in scozia

Ma c’è un altro tema, quello del digitale, che rischia di minare l’eventuale intesa, perché il confronto tecnico, di merito, si trasforma in una questione politica essenziale tanto per questa Amministrazione di Washington quanto per l’Europa. Bisogna tornare al discorso che il vice presidente americano J.D. Vance pronunciò alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel febbraio scorso. L’Europa, disse tra l’altro, sta soffocando la libertà di espressione.

 

Gli americani hanno chiesto subito di abolire parte della normativa che disciplina il settore. In particolare vogliono che venga modificato, meglio se cancellato, il Regolamento sulla concorrenza («Digital Market Act») che ha consentito di mettere sotto accusa le condotte di Google e di Apple. Ma soprattutto, Washington rifiuta le norme sulla moderazione dei contenuti diffusi in rete e la protezione degli utenti garantite dal Regolamento «Digital Services Act».

 

XI JINPING - CHIP STATUNITENSI

Sarebbero questi, nella visione di Vance, i vincoli che, in realtà, più che soffocare la libertà di espressione, limitano il business delle piattaforme americane, da «X» di Elon Musk a «Meta» di Mark Zuckerberg. E, si potrebbe osservare, anche la diffusione di una propaganda spregiudicata, senza filtri e senza regole, come quella adottata dai militanti trumpiani.

 

Il problema è che la larga maggioranza dei governi Ue e degli europarlamentari considerano quei paletti irrinunciabili. Se saltano, salta pure l’accordo. Come uscirne allora? Stando a quanto risulta da fonti europee, la Commissione starebbe lavorando a una soluzione di compromesso: i due Regolamenti non si toccano, ma si potrebbe ammorbidirne l’applicazione.

 

trump contestato in scozia

Si sta tentando di capire fino a dove ci si potrà spingere, in modo da accontentare Washington senza, però, perdere il consenso dell’Europarlamento, necessario per rendere operativo qualsiasi accordo commerciale. [...]

donald trump gioca a golf a Turnberry in scoziadonald trump - dazitrump contestato in scoziadonald trump gioca a golf a Turnberry in scozia

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