1. L’EX AGENTE DELLA CIA CHE HA RIVELATO IL DATAGATE È STATO MANOVRATO DAI CINESI? 2. IL DUBBIO È COMPRENSIBILE: EDWARD SNOWDEN SI È RIFUGIATO A HONG KONG, DOVE GLI AMERICANI AVRANNO PIÙ DIFFICOLTÀ A FARLO ESTRADARE. I SUOI SEGRETI, POI, SONO COMINCIATI AD APPARIRE SULLE PAGINE DEL BRITANNICO “GUARDIAN” PROPRIO MENTRE IL NUOVO PRESIDENTE XI JINPING INCONTRAVA PER LA PRIMA VOLTA IN CALIFORNIA BARACK OBAMA. E UNO DEI TEMI PRINCIPALI DEI COLLOQUI ERANO PROPRIO LE ACCUSE LANCIATE DA WASHINGTON PER GLI ATTACCHI DIGITALI DEGLI HACKER DI PECHINO 3. LA TALPA EDWARD SNOWDEN: “HO VISTO OBAMA ANDARE CONTRO TUTTI I PRINCIPI CHE AVREBBE DOVUTO SOSTENERE. SIAMO TUTTI OSSERVATI, RISCHIAMO DITTATURA. NON MI NASCONDO, HO DETTO LA VERITÀ. CONOSCO I SEGRETI DELLA COMUNITÀ DI INTELLIGENCE, POTREI DECRETARE LA CHIUSURA DEL PROGRAMMA PRISM IN UN SOLO POMERIGGIO”

VIDEO - EDWARD SNOWDEN (EX CONSULENTE CIA), LA GOLA PROFONDA DEL "DATAGATE": "NON VOGLIO VIVERE IN UNA SOCIETÀ CHE FA QUESTO GENERE DI COSE"
http://bit.ly/11aeKL8

1. WASHINGTON SOSPETTA CHE SIA STATO MANOVRATO DALLA CINA
Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

Il primo che dà voce al sospetto è Bob Baer, ex agente della Cia: «Ho parlato con persone a Washington, gente che ha importanti ruoli ufficiali. Non escludono - dice Baer alla Cnn - che dietro alla vicenda della talpa Edward Snowden ci sia la Cina».

Il dubbio è comprensibile: l'uomo che ha rivelato il programma di spionaggio digitale della National Security Agency si è rifugiato a Hong Kong, dove quanto meno presume che gli americani avranno più difficoltà a farlo estradare. I suoi segreti, poi, sono cominciati ad apparire sulle pagine del giornale britannico "Guardian" proprio mentre il nuovo presidente Xi Jinping incontrava per la prima volta in California Barack Obama. E uno dei temi principali dei colloqui erano proprio le accuse lanciate da Washington per gli attacchi digitali degli hacker di Pechino.

E' solo una coincidenza? Può darsi, ma Baer fa un altro ragionamento: «Hong Kong è controllata dall'intelligence cinese. Non è assolutamente una parte indipendente della Repubblica Popolare. Oggi ho parlato con diverse persone a Washington, in posizioni ufficiali, e stanno guardando a questa vicenda come un potenziale caso di spionaggio cinese».

Certo sarebbe un affronto grave, proprio mentre Xi era in America, ma secondo Baer è lecito sospettare: «L'impressione è che la talpa sia sotto qualche genere di controllo cinese. Ti devi chiedere cosa sta accadendo. La Cina non è un paese amico, e ogni aspetto di quella nazione è controllato. E allora perché Hong Kong? Perché non è andato in Svezia? Oppure, se l'obiettivo di Snowden era davvero fare una dichiarazione politica, avrebbe dovuto farla in Parlamento».

Secondo Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian che ha pubblicato gli articoli basati sui documenti della talpa, la scelta per la fuga è caduta su Hong Kong perché «hanno un impegno forte a favore della libertà di parola e del dissenso politico, e perché Snowden ritiene che sia uno dei pochi posti al mondo che possono e vogliono resistere ai dettami del governo americano».

Su questo, anche Baer concorda: «Non lo prenderemo mai in Cina. Non lo rimanderanno negli Stati Uniti e la Cia non andrà li ad eliminarlo, come dice lui. Non andremo ad acchiapparlo in mezzo alla strada». Da qui la conclusione: «Mi sembra quasi che fosse un affronto agli Stati Uniti, nel giorno dell'incontro fra i due leader. Come dire: basta lamentarvi dello spionaggio e dei nostri hacker su internet, perché voi state facendo la stessa cosa».


2. È UN EX DELLA CIA LA TALPA CHE HA RIVELATO IL DATAGATE
Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

La talpa che ha smascherato il sistema di spionaggio del governo americano ha una faccia e un nome: si chiama Edward Snowden, ha 29 anni, e rivendica la sua azione come un atto di giustizia. È stato lui stesso a rendere pubblica l'identità, attraverso il quotidiano «Guardian», che negli ultimi giorni ha stampato gli scoop che fanno tremare Obama e l'intelligence.

«Potevo vendere questi documenti e fare un sacco di soldi - ha detto al giornale - ma ho scelto di pubblicarli per provocare un dibattito sulla politica americana. Non ho mai voluto nascondermi e non penso di aver fatto nulla di male». Ora si è rifugiato a Hong Kong e questo alimenta il sospetto che sia stato manovrato dai cinesi.

Snowden, secondo la ricostruzione del «Guardian», è cresciuto a Elizabeth City, in North Carolina. Poi la sua famiglia si è trasferita in Maryland, vicino al quartier generale della National Security Agency. Lui non era un bravo studente, ma si era specializzato nell'uso del computer. Nel 2003 si era arruolato nell'esercito, e aveva partecipato all'addestramento per entrare nelle Forze Speciali: «Volevo combattere in Iraq, perché consideravo un dovere liberare le persone oppresse». Un incidente, però, aveva fermato la sua carriera: si era rotto entrambe le gambe e aveva dovuto lasciare il servizio attivo.

In compenso, aveva trovato posto come guardia in una struttura che la Nsa gestiva all'interno della University of Maryland. Da lì, grazie alla sua abilità con il computer, era entrato nella Cia come esperto di sicurezza tecnologica. Nel 2007 era stato assegnato alla sede di Ginevra, dove aveva vissuto una prima esperienza che lo aveva deluso: «Per reclutare informatori stranieri, gli agenti ubriacavano i candidati e li facevano arrestare mentre guidavano in stato di ebbrezza. A quel punto offrivano aiuto e li costringevano a vendersi».

Nel 2009 Edward aveva lasciato la Cia ed era entrato in una compagnia digitale che forniva servizi alla Nsa. Là ha visto «il presidente Obama andare contro tutti i principi che avrebbe dovuto sostenere», e ha maturato l'idea di rivelare le informazioni che conosceva, per provocare il dibattito che secondo lui obbligherà il governo a cambiare linea.

Il suo ultimo incarico, con il contractor esterno Booz Allen Hamilton, lo aveva portato a lavorare per la National Security Agency alle Hawaii. «Avevo una vita confortevole, una casa, uno stipendio da 200 mila dollari e una fidanzata, ma ho deciso di rischiare tutto perché credo nella scelta di giustizia che ha compiuto».

Il 20 maggio scorso ha detto ai superiori che aveva scoperto di avere l'epilessia e doveva andarsi a curare, e ha raccontato alla fidanzata che doveva partire per un incarico. È salito su un aereo diretto a Hong Kong e si è chiuso dentro un albergo, dove è rintanato ancora oggi. «Non esco mai, mangio sempre in camera, ho messo i cuscini davanti alla porta perché temo di essere spiato. So che la Cia potrebbe eliminarmi in ogni momento, ma non ho paura, perché questa è la scelta che ho fatto. Temo solo che si rifacciano sulla mia famiglia».

Sembra un romanzo, ma il «Guardian» ha verificato tutto. Ha anche girato un video in cui Edward, capelli castani, occhiali spessi e barba incolta, racconta la sua storia. L'ultima rivelazione, pubblicata ieri dal giornale, riguarda lo strumento usato dalla Nsa per scrutinare tutti i dati che raccoglie.

Si chiama «Boundless Informant», e nel solo mese di marzo ha recuperato 97 miliardi di informazioni, con Iran, Pakistan e Giordania in cima alla lista. Anche l'Italia è spiata, ma il paese europeo più controllato è la Germania. Il dipartimento alla Giustizia stava aprendo un'inchiesta penale sulla fuga di notizie, e alcuni agenti avevano già visitato la casa di Edward e interrogato la fidanzata. «Ora le mie opzioni - dice lui - sono tutte cattive».

3. "TUTTI OSSERVATI, RISCHIAMO DITTATURA. NON MI NASCONDO, HO DETTO LA VERITÀ. CONOSCO I SEGRETI DELLA COMUNITÀ DI INTELLIGENCE, POTREI DECRETARE LA CHIUSURA DI PRISM IN UN SOLO POMERIGGIO»
Maurizio Molinari per La Stampa

"Mi chiamo Edward Snowden, ho 29 anni, ho lavorato per Booz Allen Hamilton come analista infrastrutturale per la Nsa alle Hawaii e non mi nasconderò". Inizia così il video di 12 minuti e 35 secondi nel quale Edward Snowden racconta a Glenn Greenwald del "Guardian" la scelta di rivelare l'esistenza di "Prism", aggiungendo dettagli destinati a innescare a far sobbalzare Washington: "La Nsa osserva tutti i cittadini, rischiamo di diventare una dittatura, sono abusi inaccettabili". E a chi dovesse immaginare ritorsioni contro di lui manda a dire: "Conosco i segreti della comunità di intelligence, potrei decretare la chiusura di Prism in un solo pomeriggio".

Il video girato il 6 giugno dalla regista Laura Poitras si apre con un'immagine della baia di Hong Kong per poi continuare con un'inquadratura fissa sul primo piano di Snowden. Camicia scura aperta, occhiali leggere e barba poco curata, Snowden parla con alle spalle uno specchio e una finestra coperta da tende bianche.

"Sono stato ingegnere di sistemi, consigliere per la Cia e ufficiale per le telecomunicazioni" esordisce, spiegando così la scelta di rivelare l'esistenza dell'imponente sistema di sorveglianza elettronico della National Security Agency: "Quando si hanno incarichi come quelli che ho ricoperto si è esposti a molte più informazioni rispetto alla media dei dipendenti, si vedono cose che disturbano e quando le si vedono tutti i giorni ci si rende conto che si tratta di abusi e, con il passare del tempo, si sente l'obbligo di parlarne perché queste cose devono essere decise dal pubblico e non dal governo".

"Il pubblico ha diritto ad una spiegazione su quanto sta avvenendo - aggiunge - e sono pronto a sostenerlo in qualsiasi sede, non sto cambiando i fatti, li descrivo per come sono, sta poi al pubblico decidere in proposito".

Sul funzionamento di Prism, spiega che "Nsa e la comunità di intelligence cercano informazioni ovunque possibile" ma "mentre in passato avveniva solo all'estero adesso si ripete sempre di più anche all'interno degli Stati Uniti". In particolare "la Nsa controlla ogni individuo perché raccoglie le informazioni su tutti e le immagazzina per un certo periodo di tempo perché è il modo più semplice per raggiungere i propri fini" ovvero svolgere delle indagini in presenza di sospette minacce.

"Ogni analista di alto livello, come ero io, in ogni momento può mettere chiunque sotto controllo ovunque - sottolinea parlando all'intervistatore - e dunque potevo mettere sotto sorveglianza lei, il suo commercialista, un giudice federale e perfino il presidente degli Stati Uniti". Snowden non cela le difficoltà che lo aspettano, si dice sicuro "che non tornerò mai a casa", fa sapere che "forse chiederò asilo all'Islanda" e ritiene che "cercheranno di catturarmi con una rendition, direttamente o attraverso un altro Paese" riferendosi con sarcasmo "all'ufficio della Cia che abbiamo qui nel consolato di Hong Kong e che immagino nelle prossime settimane avrà molto da fare".

"Questi pericoli mi accompagneranno per il resto della vita, non può essere altrimenti dopo aver sfidato il più potente servizio di intelligence del mondo, se mi vogliono prendere prima o poi ci riusciranno ma è un prezzo che accetto di pagare perché ho scelto di vivere liberamente, stando a posto con la coscienza". Ciò che lo preoccupa è l'"esistenza di un'architettura di oppressione destinata a diventare sempre peggio" e dunque aver contribuito a divulgarla è una maniera per rimettere le sorti dell'America "nella mani dei cittadini".

Il motivo della pericolosità di Prism è che "anche se non hai fatto nulla di male vieni osservato e registrato, ogni anno la capacità di immagazzinare dati aumenta di molto fino al punto che basta una chiamata ad un numero errato per consentire all'intelligence di scavare nel tuo passato ed esaminare ogni decisione che tu hai fatto, identificare ogni amico con cui hai parlato".

Nella parte finale dell'intervista Snowden spiega la decisione di rifugiarsi a Hong Kong: "La Cina non è un nemico degli Stati Uniti, non siamo in guerra, siamo piuttosto i migliori partner commerciali l'uno dell'altro, e in particolare Hong Kong ha una grande tradizione di protezione della libertà di parola, qui gli abitanti scendono in pazza per farsi sentire e Internet è senza filtri come altrove in Occidente, e il governo è indipendente dalla Cina, dove invece esistono limitazioni alla libertà di espressione".

Snowden rimanda al mittente il sospetto di aver disertato a favore di una nazione avversaria degli Stati Uniti: "Chiunque con le competenze tecniche che avevo poteva vedere dei segreti sul mercato o passarli alla Russia, che tiene sempre una porta aperta proprio come facciamo noi, avevo accesso all'intero organigramma della Nsa, della comunità di intelligence e degli informatori segreti nel mondo, avevo l'elenco delle nostre stazioni segrete con i relativi incarichi, se avessi voluto davvero nuocere agli Stati Uniti avrei potuto decretare la fine del sistema di sorveglianza in un pomeriggio ma non era questa la mia intenzione".

"Vivevo da privilegiato, in un posto meraviglioso come le Hawaii, guadagnando tonnellate di denaro, cosa mi ha spinto a lasciare tutto questo? La risposta è il timore che dopo tali rivelazioni non sarebbe cambiato nulla, che nessuno si sarebbe battuto per cambiare la situazione". L'unica cosa che a suo avviso può modificare il sistema di sorveglianza Prism sono "le politiche che lo governano" perché "neanche gli accordi con altri Stati sono altrettanto efficaci" e senza un intervento dei cittadini "rischiamo di diventare una tirannia".

 

 

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