COSÌ È MORTA UNA RAGAZZA DI 16 ANNI, SENZA UN PERCHÉ - LO STRANO KILLER DI BRINDISI: DUE FIGLI GRANDI, NONNO CON NIPOTINE E UNO YACHT - - ERA ABBASTANZA RISERVATO, AVEVA FATTO I SOLDI PROPRIO GRAZIE AL GAS - ULTIMAMENTE GLI AFFARI ANDAVANO MALE, E IN PASSATO ERA STATO CONDANNATO PER TRUFFA - LA SEGRETARIA RACCONTA: “ERA OSSESSIONATO DAI CASI DI MALAGIUSTIZIA” - QUANDO GLI CHIEDONO IL PERCHÉ DELLA BOMBA RISPONDE: “COSÌ”...

Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

Non sarà mafia, e neppure terrorismo. Ma nella storia dell'attentato di Brindisi c'è il Male.
La maiuscola non è un errore, come non deve esserlo l'aspetto dimesso di Giovanni Vantaggiato, l'uomo che ha ucciso una ragazza di 16 anni che neppure conosceva.
«Una persona molto chiusa. Salutava a stento, si faceva vedere solo per la processione di San Giuseppe».

Le descrizioni del giorno dopo sui colpevoli dei delitti sono sovrapponibili una all'altra. Non è certo colpa della signora Rita De Pascalis, che da vent'anni ci abita di fronte, una via nel quartiere Sammati di Copertino delimitata dagli scheletri di palazzi abbandonati ancora prima di essere finiti. Case di edilizia popolare su entrambi i lati e in mezzo una villetta elegante con le palme in giardino e le tapparelle abbassate.

Inutile cercare qui le tracce di una determinazione covata a lungo, il tarlo di un uomo «che antepone le proprie decisioni alle conseguenza che può provocare, uno stragista che non rivendica perché rimuove e considera le proprie vittime come un incidente di percorso», come si legge nel profilo psicologico redatto dai carabinieri. Qui ci sono soltanto residui della vita benestante di un imprenditore, marito, padre e nonno, certamente appartata ma per nulla «strana». Forse è questo che fa più paura.

Verranno gli psicologi e il senno di poi, a spiegare le tare nascoste di un uomo che dopo una intera giornata trascorsa nei luoghi dove ha sempre vissuto può tranquillamente essere definito come un insospettabile, portatore di una malvagità che nessuno, in sincerità, può dire di aver mai riconosciuto.

Adesso è possibile soltanto allineare i fatti. Giovanni Vantaggiato, terzo di otto fratelli, cinque maschi e tre femmine, diventa ricco sfruttando una intuizione del padre, un vivaista esperto di innesti che un giorno di trent'anni fa ebbe l'idea di usare un campo alla periferia del paese come deposito di gas e gasolio da vendere agli agricoltori che lavoravano con lui.

Giovanni andò da solo a farsi rilasciare la licenza dal prefetto e si mise in proprio, facendo socio soltanto suo fratello Antonio. La sua intraprendenza in solitario non fu gradita al resto della famiglia, genitori compresi. L'alleanza con Antonio durò meno di un anno, Giovanni lo liquidò con 200 milioni delle vecchie lire, e anche questo passaggio non fu indolore. I due fratelli non si parlano più da allora. Antonio reinvestì quel denaro nella stessa attività, un altro deposito di gasolio, una distesa di terra brulla e gessosa a Monteroni di Lecce. Nel vuoto del cortile c'è solo un camion, e Antonio Vantaggiato che guarda i visitatori con sospetto.

«Abbiamo chiuso ogni rapporto. Quando sono morti mamma e papà, la sua famiglia manco è venuta ai funerali. Non voglio sentirlo nominare».
Alla fine degli anni Novanta, Giovanni si è comprato un panfilo che ha ribattezzato Ale Bopp, quasi un miliardo e mezzo di lire e un posto barca da 2.800 Euro al mese nella darsena Puerta del Sol di Porto Cesareo. Era il suo biglietto da visita al mondo, a bordo vigeva un ordine maniacale. Gli ospiti venivano invitati a non toccare nulla. Lunedì scorso si è presentato per assistere al rimessaggio dopo la stagione invernale.

«Domenica vengo con le mie nipotine» ha detto al marinaio Pasquale De Brodo.
Le cose non andavano però come ai vecchi tempi. A guardare nel passato giudiziario di Vantaggiato ci si imbatte in precedenti da imprenditore piuttosto spregiudicato.

Nel 2001 venne denunciato per truffa finalizzata al conseguimento di finanziamenti pubblici, nel 2005 finì ai domiciliari, poi trasformati in un periodo di affidamento ai servizi sociali per aver violato la disciplina sulle accise e altre imposte dirette.

Ma il vero calo nel suo tenore di vita arriva nel 2007. La metanizzazione del territorio, ovvero l'addio alle bombole di gas, lo priva di buona parte della sua clientela. Risale a quel periodo la truffa subita da tale Cosimo Parato, 7.000 litri di benzina e mille di gasolio pagati con 342mila euro di assegni scoperti.

«In quel periodo divenne ancora più scontroso». A parlare è la sua vecchia segretaria amministrativa, che racconta di un uomo ossessionato. Ritagliava articoli sui casi di malagiustizia e sui vari aumenti delle tasse e li incollava in ufficio.

«Avevo sentito che era in condizioni poco buone, e mi dispiaceva. Ma sa, tra noi c'era stato un distacco e quindi non ne abbiamo mai parlato». Questo invece è Giuseppe Vantaggiato, il primogenito, ex professore di matematica. Un uomo anziano e stanco, che ci riceve nella cucina al pianterreno della sua casa, nella zona vecchia di Copertino. Sul tavolo coperto da un telo di plastica ci sono i resti di un povero pranzo. Una vaschetta da rosticceria accartocciata, la metà di una mela. Dall'altra parte del tavolo, a fargli compagnia, una televisione da 52 pollici.

«Vivo da solo, purtroppo non mi sono mai sposato» dice Giuseppe. Parla di un fratello come se fosse un conoscente lontano. Non è mai venuto alla riunione di Natale, aveva calato il lusso, mi hanno raccontato che era stato costretto a vendere le macchine grandi. Un sussulto: «Ma questo non significa nulla. Quel che ha fatto è irragionevole, illogico. Che vergogna per noi». Telefona sua sorella Anna, che vive a Foggia con i suoi due figli. «Non troverò mai più il coraggio di uscire di casa».

L'ultima tappa alla ricerca del Male è una stanza al primo piano della questura di Lecce. «Hai nipotini?» gli chiede Milto De Nozza, il magistrato che per primo ha intuito in lui il possibile responsabile di questa atrocità. Vantaggiato, padre di due figlie grandi, lo guarda. «E questo che c'entra?» risponde. Non capisce che invece quella domanda avrebbe la sua importanza, per cercare un residuo di umanità.

Nega l'evidenza per otto ore, e quando ammette lo fa senza rimorso, con occhi iniettati di cattiveria. Rancore verso il mondo, verso la giustizia, chissà. Qualunque cosa fosse, era più importante delle vite umane che ha incontrato sul suo cammino. Gli è piaciuto quel posto, quella scuola, ed è sceso dall'auto. Perché l'hai fatto? Alza le spalle, come se la questione non lo riguardasse. «Così», mormora. Così è morta una ragazza di 16 anni, senza un perché.

 

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