L’INCANTESIMO DI NETANYAHU SI È SPEZZATO (FORSE) – LO SCRITTORE ISRAELIANO ASSAF GAVRON: “A SEI MESI DALLE ELEZIONI, ISRAELE NON CREDE PIÙ NELL’INVINCIBILITÀ DEL PRIMO MINISTRO, CHE HA PERSO LA SUA SCOMMESSA SULLA SICUREZZA. EPPURE NESSUNO SI FIDA COMPLETAMENTE DELL'ESITO. RIUSCIRÀ ANCORA A TIRARE FUORI DAL CILINDRO QUALCHE CONIGLIO? UNA CRISI COSTITUZIONALE? UN RIMPASTO DI COALIZIONE? UN'ALTRA GUERRA? E CHE DIRE DI TRUMP? RIUSCIRÀ A SALVARE NETANYAHU ANCORA UNA VOLTA? TRA NOI ISRAELIANI ANTI-NETANYAHU, LA PARANOIA PERSISTE PERCHÉ L'ESPERIENZA CI HA INSEGNATO A ESSERE PARANOICI”
Estratto dell’articolo di Assaf Gavron per “La Stampa”
Tel Aviv A sei mesi dalle elezioni, Israele vive nell'incertezza. Per anni, gli oppositori di Benjamin Netanyahu hanno vissuto con una strana dualità: lo disprezzavano e lo temevano ma allo stesso tempo credevano, quasi misticamente, nella sua invincibilità politica.
[…]
Ma a sei mesi dalle prossime elezioni, l'atmosfera è diversa. Non esattamente ottimista. Gli israeliani raramente sono ottimisti ormai. Ma qualcosa è cambiato. Il dibattito verte sulla possibile fine dell'era Netanyahu e su cosa potrebbe fare prima che ciò accada.
Molte discussioni ruotano attorno a una serie di domande tipo: Netanyahu è ancora il politico di talento di un tempo? O l'età lo ha finalmente raggiunto? La pressione incessante, i problemi di salute, l'evidente spossatezza e il trauma del 7 ottobre hanno forse indebolito gli istinti che un tempo lo rendevano quasi intoccabile?
[…] Sapevamo che Netanyahu stesso credeva che, se fosse riuscito a neutralizzare drasticamente la minaccia nucleare iraniana, avrebbe potuto riscrivere la storia della sua eredità. Il 7 ottobre non sarebbe diventato la catastrofe che avrebbe segnato la sua carriera, ma il preludio alla redenzione.
Il leader sotto il cui governo Israele aveva subito il suo peggior disastro sarebbe tornato a esserne il salvatore dal pericolo esistenziale.
BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP
Ma non è andata così. Il confronto non ha prodotto la profonda trasformazione psicologica che Netanyahu sperava. Il trauma e la sfiducia sono rimasti e, invece di ripristinare un'immagine di onnipotenza strategica, hanno messo a nudo i limiti del potere israeliano, della pazienza americana e della magia politica dello stesso Netanyahu.
La scommessa è persa. Eppure nessuno si fida completamente dell'esito. Riuscirà ancora a tirare fuori dal cilindro qualche coniglio? Un accordo di normalizzazione? Una crisi costituzionale? Un rimpasto di coalizione? Un'altra guerra? E che dire di Trump? Riuscirà a salvare Netanyahu ancora una volta? […]
MANIFESTO CONTRO NETANYAHU A TEHERAN - IRAN
Tra noi israeliani anti-Netanyahu, la paranoia persiste perché l'esperienza ci ha insegnato a essere paranoici. Sotto tutto questo si cela la domanda più oscura: ci saranno elezioni normali?
Il timore non è che le elezioni vengano formalmente annullate ma che il meccanismo che le circonda sia stato indebolito, politicizzato o silenziosamente riempito di persone la cui lealtà, nel momento decisivo, potrebbe essere personale piuttosto che istituzionale: lealisti in posizioni chiave – nel sistema elettorale, nei tribunali, nella polizia, nella pubblica amministrazione e nelle forze di sicurezza. […]
BENJAMIN NETANYAHU - ELEZIONI ISRAELE
Il pericolo non è la distruzione delle istituzioni, ma la loro riorganizzazione dall'interno. Quando un Paese si trova contemporaneamente a combattere a Gaza, a scambiare colpi in Libano, a confrontarsi con l'Iran e ad affrontare tensioni crescenti in Cisgiordania, la politica diventa "securitarizzata".
Ogni critica può essere etichettata come sabotaggio. Le elezioni potrebbero essere considerate "inoppurtune". Ogni norma istituzionale diventa condizionata. Ecco perché molti israeliani non sono ossessionati da fantasie di carri armati per le strade, ma da qualcosa di più silenzioso: la fragilità della democrazia.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2
Eppure, nonostante tutte queste paure, credo che Netanyahu perderà. Non perché l'opposizione sia particolarmente carismatica, o perché la società israeliana sia improvvisamente diventata liberale o unita, e non perché il talento politico di Netanyahu sia svanito da un giorno all'altro. Perderà perché ormai un numero sufficiente di persone ha capito che non è più in grado di proteggere Israele.
Per quasi vent'anni, l'argomentazione politica centrale di Netanyahu non è stata ideologica, ma psicologica. Qualunque cosa gli israeliani pensassero di lui personalmente, molti credevano che capisse il mondo meglio di chiunque altro, soprattutto i suoi pericoli.
DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI
Dopo il 7 ottobre, queste convinzioni si sono incrinate.
Non immediatamente. Il trauma ritarda le conclusioni politiche. E anche le guerre lo fanno. Ma, alla fine, anche i sistemi lealisti assorbono la realtà.
E la realtà è che gli israeliani oggi sono più spaventati, più isolati, più divisi internamente, meno sicuri e meno fiduciosi rispetto a qualsiasi altro momento degli ultimi decenni. Persino gli elettori che ammirano Netanyahu non credono più necessariamente che abbia il controllo degli eventi.
E poi è arrivata l'Ungheria. Viktor Orbán – amico di Netanyahu e simbolo di regime illiberale radicato – è stato sonoramente sconfitto dopo anni di apparente imbattibilità. Per la prima volta da anni molti israeliani credono davvero che Netanyahu possa perdere. E questo potrebbe essere sufficiente per l'inizio della sua fine.
BENJAMIN NETANYAHU CON QR CODE GIGANTE SULLA GIACCA ALLE NAZIONI UNITE


