renzi boschi pd

L’INSUCCESSO LE HA HA DATO ALLA TESTA E COSI’ MARIA “ETRURIA” BOSCHI ORA CREDE DI ESSERE INDISPENSABILE: “NON MI DIMETTO. ANZI SONO PRONTA A RICANDIDARMI E, SE ME LO CHIEDONO, SONO DISPOSTA A CORRERE IN QUALSIASI COLLEGIO SENZA NULLA DA TEMERE - LA COCCA DI RENZI SE LA CANTA E SE LA SUONA: “NON HO FATTO PRESSIONI E SE QUALCUNO MI DIMOSTRA CHE HO FAVORITO I MIEI, TOLGO IL DISTURBO..."

Francesco Bei per “la Stampa”

 

MARIA ELENA BOSCHI

«Non sono stata io a chiedere di acquisire. Io mi sono informata sul se, non ho chiesto di. É una informazione, non una pressione. C' è una differenza abissale». È questa la linea del Piave di Maria Elena Boschi, al termine di 48 ore infernali sul caso Banca d'Etruria. Una differenza semantica tra «pressione» e «informazione» che la spinge a resistere contro le richieste di dimissioni che si alzano pubblicamente dalle opposizioni. E contro le voci interne al Pd che vorrebbe non si ricandidasse.

Lei lamenta di essere diventata il capro espiatorio dell' intera crisi bancaria, quando Banca Etruria in fondo vale una piccola frazione del totale.

MARIA ELENA BOSCHI

 

Ma se è vero, non sente anche una responsabilità nell'errore speculare del Pd che ha impostato il lavoro della commissione come una revanche contro la Banca d'Italia e il suo governatore?

«Io non mi lamento, io prendo atto. Ci sono stati scandali, perdite bancarie per almeno 44 miliardi di euro, vergognose mistificazioni e di che cosa parlano gli addetti ai lavori? Solo della mia agenda e dei miei appuntamenti che sono, peraltro, del tutto legittimi e doverosi. Penso che il Pd abbia fatto benissimo a chiedere la Commissione di inchiesta non per vendicarsi, anche perché non si capirebbe di cosa, ma per mettere in evidenza i nodi che impediscono alla vigilanza di funzionare bene. Noi siamo quelli della trasparenza, sempre. Qualcuno ha trasformato il racconto di questa Commissione in una caccia all' uomo, anzi alla donna. Ma ognuno è responsabile di ciò che fa: il Pd fa bene a insistere per fare chiarezza».

MARIA ELENA BOSCHI DA' IL CINQUE A MATTEO RENZI

 

Il banchiere Ghizzoni, pur dicendo che lei non fece «pressioni», di fatto ha ripetuto in commissione quello che scrisse Ferruccio De Bortoli nel suo libro. Fair play vorrebbe che ritirasse la querela nei confronti di De Bortoli

«Eh no. De Bortoli sostiene che io vada da Ghizzoni per chiedergli di comprare la banca e che l'Ad a quel punto faccia fare le verifiche. A chiedere a Unicredit di valutare l'acquisizione era stata Mediobanca e le necessarie verifiche erano state fatte prima che io chiedessi informazioni a Ghizzoni. De Bortoli mi ha confuso con Mediobanca, ma non è la prima volta che prende di mira qualcuno di noi del cosiddetto "Giglio Magico". Proprio non gli andiamo giù, peccato. L'azione civile va avanti e spero solo che non cada tutto nel dimenticatoio».

MATTEO RENZI E MARIA ELENA BOSCHI VICINI VICINI

 

Lei nel 2014 era già ministro e braccio destro del presidente del Consiglio. Non le sembra che già il solo fatto di chiedere informazioni a un banchiere sia una forma di pressione?

«Vediamo di dirla chiara. Non ho fatto pressioni, non ci sono stati favoritismi, mio padre è stato commissariato, mio fratello si è licenziato per non creare difficoltà ad altri dipendenti. Se qualcuno mi dimostra che ho favorito i miei, tolgo il disturbo domattina. Io penso di averli danneggiati, ma è un' altra storia. Rivendico invece il fatto di aver chiesto informazioni. Sarebbe stato assurdo il contrario. Parlare con gli amministratori delegati e ascoltare gli amministratori delegati è una delle attività di chi sta al governo: chi non lo capisce o è in malafede o è totalmente vittima della demagogia qualunquista».

boschi ghizzoni

 

Nel suo post del 9 maggio scorso lei scrisse «non ho mai chiesto all'ex Ad di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria». Alla luce dell'audizione di oggi lei conferma la sua versione?

«Non sono stata io a chiedere di acquisire. Ma Mediobanca prima, il management di Bpel poi. Io mi sono informata sul se, non ho chiesto di. È una informazione, non una pressione. C' è una differenza abissale».

 

vegas

Siamo alla fine della commissione d'inchiesta, in questa ultima settimana si è saputo di plurimi contatti che lei ha intrattenuto con Vegas (Consob), con Panetta (Bankitalia) fino a Ghizzoni (Unicredit). Perché di questi colloqui si è saputo solo adesso?

«Trasecolo. I miei contatti con queste persone sono talmente segreti da essere o nei palazzi istituzionali o in sedi pubbliche. Vegas, Visco e Ghizzoni dicono che il mio comportamento è stato corretto e normale. Ma davvero vi sembra una notizia che un ministro incontri il capo della Consob o un alto dirigente di Banca d'Italia o un amministratore delegato? Per di più una persona che è suo malgrado spesso seguita da fotografi.

 

IGNAZIO VISCO MATTEO RENZI

Il tentativo è quello di trovare un ottimo capro espiatorio per non discutere delle vere vicende che hanno riguardato il sistema bancario italiano. Io non mi faccio utilizzare come foglia di fico per coprire chi ha sbagliato in questi anni. Da mesi sembra che Banca Etruria sia l'unica priorità per questo Paese. A me dispiace solo che quella storia non sia stata salvata, il resto appartiene al chiacchiericcio. La mia famiglia è presa di mira da due anni, ma non abbiamo mai chiesto alcun trattamento di favore. Dura lex, sed lex. A differenza di chi è colpevole e non paga mai».

 

Marco Carrai sostiene di aver mandato quella e-mail a Ghizzoni per conto di un cliente e non da parte sua o di Renzi. Converrà che è coincidenza sorprendente

«Conosco Marco Carrai. Se dice una cosa, è quella. Ma per chi non si fida basta rileggere le notizie locali dell'epoca per sapere che esisteva un interessamento per la Federico Del Vecchio. Sorprendente è che un deputato Cinque Stelle chieda un appuntamento al Governatore Visco su un fatto personale e nessuno dica una parola sul tema. Ma forse il problema è che quel deputato, Villarosa, non è toscano».

 

boschi ghizzoni

Al di là del merito, nel suo partito alcuni pensano che la vicenda bancaria sia diventata una zavorra troppo pesante in campagna elettorale. Non ha mai pensato, per il bene del Pd, di rinunciare alla candidatura?

«Io non ho un problema personale. A me pare evidente quanto sia meschina la strumentalizzazione di queste ore. Se chiedono a me, io darò la disponibilità a correre in qualsiasi collegio con l'entusiasmo e la forza di chi non ha niente da temere. Perché la verità e più forte delle strumentalizzazioni. La decisione però spetta al Pd e ai cittadini: io nel frattempo lavoro e vado avanti».

Marco Carrai con Matteo Renzi

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