renzi mimetica soldati

NON LIBIAMO PIÙ - AVVISATE OBAMA CHE RENZI NON PUÒ PERMETTERSI UN “FRONTE”, E POSSIBILI CADUTI, POCO PRIMA DELLE ELEZIONI - L’ITALIA NON INVIERÀ SOLDATI IN LIBIA PER SOSTENERE IL GOVERNO DI FAYEZ SERRAJ: TROPPO ALTI I RISCHI CHE I MILITARI STRANIERI SIANO BERSAGLIO DI ATTACCHI

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

 

RENZI MATTARELLA 9RENZI MATTARELLA 9

Il contingente militare che dovrà garantire la sicurezza della sede Onu in Libia arriverà dal Nepal. In attesa che la situazione si stabilizzi, l’Italia non prevede l’invio di soldati. La conferma è arrivata in queste ore, alla vigilia del vertice di Vienna che dovrà studiare un percorso di sostegno al governo guidato da Fayez Serraj. Troppo alti sono i rischi, troppo forte il pericolo che i reparti stranieri diventino bersagli di attacchi.

 

FAYEZ SARRAJFAYEZ SARRAJ

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi decide dunque di tenere la linea che aveva già anticipato nelle scorse settimane spiegando che «di fronte alle pressioni per andare in Libia abbiamo scelto una strada diversa». L’impegno del nostro Paese segue il percorso della diplomazia, non a caso la Farnesina ribadisce in una nota che «obiettivo prioritario rimangono l’unità e la stabilizzazione della Libia» e di questo discuteranno in Austria dalle delegazioni guidate dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

FAYEZ SARRAJ 2FAYEZ SARRAJ 2

 

I REPORT DAL CAMPO

In vista del decreto di finanziamento delle missioni all’estero che dovrà essere approvato questa settimana, si sono intensificate le consultazioni tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e i ministri competenti. Sono stati analizzati i report dei comandi delle forze armate e dell’ intelligence proprio per avere un aggiornamento sulla situazione libica che tenesse conto degli equilibri politici dopo l’insediamento del nuovo governo e soprattutto della possibile minaccia fondamentalista nei confronti dei reparti militari stranieri.

 

Le informative confermano una instabilità ancora molto evidente, ribadiscono l’alta probabilità che soldati provenienti da Europa e Stati Uniti potrebbero essere vissuti come veri e propri invasori, quindi esposti a ritorsioni, pur muovendosi in una cornice voluta dall’Onu. E dunque il governo decide di non rischiare. Rimane la possibilità, prevista da un provvedimento firmato dallo stesso Renzi, di utilizzare nuclei speciali per missioni segrete. Ma per quanto riguarda gli altri compiti di vigilanza e addestramento la scelta è quella di prendere tempo.

FAYEZ SARRAJ 3FAYEZ SARRAJ 3

 

IL RUOLO DEL COLLE

Era stato proprio l’inviato delle Nazioni Unite, il tedesco Martin Kobler, a sollecitare l’impiego di truppe per la sorveglianza della nuova sede che sarà spostata da Tunisi a Tripoli. Una mossa concordata con Serraj che doveva rappresentare il primo passo per un ingresso degli stranieri nel Paese in maniera graduale e «poco visibile», come del resto era stato chiesto dal nuovo premier libico proprio nel timore che ciò potesse aizzare ulteriormente gli oppositori interni. I primi a rispondere sono stati i Nepalesi e a questo punto saranno loro i primi ad arrivare in Libia.

libia divisione cirenaica tripolitania fezzanlibia divisione cirenaica tripolitania fezzan

 

La possibilità che anche l’Italia fosse subito in prima linea è stata riesaminata dallo stesso Renzi con il capo dello Stato Sergio Mattarella. Come ha più volte detto pubblicamente, il premier non è mai stato un sostenitore di interventi militari senza una cornice di sicurezza effettiva. Lo stesso presidente della Repubblica ha sempre sottolineato la necessità di muoversi soltanto di fronte a una richiesta esplicita del governo libico. E alla fine si è concordata una linea di prudenza.

 

L’Italia continuerà a sostenere il governo Serraj e in questa fase si concentrerà in modo particolare sull’impegno umanitario. L’obiettivo rimane quello di ottenere il comando del contingente internazionale, ma ciò potrà avvenire — in accordo con gli altri Paesi alleati nella coalizione — soltanto quando si sarà stabilizzata la situazione. Anche tenendo conto che i contingenti italiani sono già impegnati su vari altri fronti.

LIBIALIBIA

 

L’ISIS IN IRAQ

Si sta potenziando la presenza in Iraq a sostegno dei Paesi impegnati nei raid contro le postazioni dell’Isis. «Abbiamo cercato di concentrare i militari nelle aree che riteniamo più inerenti alla nostra sicurezza», conferma la titolare della Difesa Roberta Pinotti in un’intervista a Sky.

 

LIBIALIBIA

Sono 800 i soldati di stanza tra Erbil, Bagdad e Kuwait City. A loro si aggiungeranno presto altri 130 uomini del personal recovery e i 450 addetti alla protezione dei lavori della diga di Mosul. Per quanto riguarda gli equipaggiamenti, a Erbil è arrivato un elicottero che si aggiunge ai quattro già presenti e ai Mangusta. Si tratta di un velivolo che avrà come missione il recupero dei soldati dispersi oltre le linee nemiche.

 

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