il secolo xix marco bucci silvia salis aponte

LIBERTA’ DI STAMPA AL PESTO – PER MESI L’UFFICIO STAMPA DELLA REGIONE LIGURIA AVREBBE CONFEZIONATO DOSSIER NEI CONFRONTI DEI GIORNALISTI DEL “SECOLO XIX” E DEL SUO DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: SECONDO IL GOVERNATORE DI CENTRODESTRA, MARCO BUCCI, ERANO “COLPEVOLI” DI FAVORIRE IL CENTROSINISTRA E L’ASCESA DELLA SINDACA DI GENOVA, SILVIA SALIS – I DOSSIER, COMPRENSIVI DI UNA BLACK LIST DEI CRONISTI SGRADITI, VENIVANO INVIATI ALL’EDITORE DEL QUOTIDIANO, L’ARMATORE GIANLUIGI APONTE – IL CASO NASCE DA UN’ISTRUTTORIA DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA LIGURIA, FINITO IN PROCURA – LA VERSIONE DELLO STAFF DI BUCCI: “ERA UNA FISIOLOGICA MAPPATURA DEI MEDIA”

Estratto dell’articolo di Marco Grasso per “il Fatto Quotidiano”

 

marco bucci e silvia salis

Per mesi l’ufficio stampa della Regione Liguria, una struttura pagata con fondi pubblici, avrebbe confezionato dossier nei confronti dei giornalisti del Secolo XIX e del suo direttore Michele Brambilla, colpevoli secondo Marco Bucci di favorire il centrosinistra.

 

I dossier, comprensivi di una black list dei giornalisti sgraditi, venivano inviati all’editore del quotidiano, la società Bluemedia guidata dall’armatore italo-svizzero Gianluigi Aponte. Il caso nasce da un’istruttoria dell’Ordine dei giornalisti della Liguria, che ipotizza varie violazioni deontologiche, ma un pezzo di questa storia è già finito alla Procura di Genova.

 

gianluigi aponte

L’obiettivo politico della campagna sarebbe stato quello di arginare l’ascesa di Silvia Salis. Fra i documenti agli atti c’è un decalogo – fabbricato dall’entourage di Bucci e inviato all’editore del Secolo XIX – che indicava come avrebbero dovuto comportarsi i giornalisti e il direttore in campagna elettorale.

 

Una proposta “di riequilibrio” di Marco Bucci che, dando l’impressione di voler quasi dettare le linea al giornale, avverte: “Il riequilibrio spetta al direttore, non perché si debba tifare centrodestra, ma perché lo schieramento non è utile in primis al Secolo: il giornale deve essere imparziale, non subdolamente di parte”. […]

 

La vicenda nasce da un esposto anonimo con un primo dossier di 23 pagine. Nelle ultime settimane l’Ordine ha convocato tutti i capi delle redazioni genovesi – tra cui Ansa e Repubblica. Ieri, inoltre, sono stati sentiti una decina dei giornalisti del XIX vittime dei dossieraggi.

 

Michele Brambilla

La paternità dei report è stata rivendicata da Federico Casabella e da Diego Pistacchi, membro dello staff di Bucci, entrambi ex giornalisti del Giornale. La loro versione – Casabella è stato sentito il 14 gennaio – è che non si sarebbe trattato di dossier, ma di una fisiologica mappatura dei media (“definirli dossier”, dice Casabella al Fatto, “è falso e diffamatorio”), e che i rapporti sarebbero stati a uso interno.

 

Lo staff li avrebbe insomma consegnati a Marco Bucci. Casabella riferisce anche di un accordo fra Bucci e il direttore del Decimonono Michele Brambilla, chiamato in questo modo a una sorta di corresponsabilità e accusato successivamente di aver violato quel patto.

 

MARCO BUCCI - ELEZIONI REGIONALI IN LIGURIA

Brambilla, sentito il 28 gennaio, nega tutto e, anzi, si dichiara a sua volta vittima delle pressioni di Bucci, dimostrando come i dossier, anche su di lui, sarebbero stati mandati al suo editore. L’Ordine ha archiviato Brambilla, il quale a sua volta ha querelato per diffamazione Casabella.

 

Ma in cosa consistevanoi presunti dossieraggi? Partiamo dai “desiderata” di Bucci sotto elezioni: “Interviste a esponenti nazionali anche di centrodestra; un servizio che racconti come è cambiata Genova negli ultimi anni (cioè quando era governata da lui, ndr);

 

servizio di inchiesta su quante volte un candidato sfavorito ha poi ribaltato le previsioni della vigilia (in un momento in cui i sondaggi davano avanti Salis su Pietro Piciocchi, delfino di Bucci, ndr); equilibrio nei titoli; correggere gli eventi, oggi sbilanciati a favore della Salis; il quotidiano dovrebbe garantire più spazio ai cosiddetti candidati “minori” (per evitare di dare visibilità a Salis, ndr)”.

 

GIANLUIGI APONTE GIOVANNI TOTI

A scorrere i documenti agli atti dell’istruttoria, e in parte depositati in Procura, emerge come i report, trimestrali, fossero capillari e quasi “quotidiani”. Il 1º maggio è segnalato un caso “clamoroso”: “L’irrispettoso attacco di Silvia Salis a Bucci”, che in un battibecco lo aveva definito “un bulletto”. La “Bestia” bucciana si lamenta in varie occasioni del cronista politico Emanuele Rossi. Il 13 settembre la lamentela riguarda il delicato tema della malattia del governatore e il titolo di un’intervista, “sono guarito dal tumore”, definito “espressione infelice”.

 

Nei dossier finisce anche il compleanno glamour di Silvia Salis, “degno di un book da matrimonio”, di cui è stigmatizzata la presenza di Brambilla. Nella black list finisce anche Emanuele Capone, giornalista esperto di web, messo alla berlina per “i complimenti a Silvia Salis” per aver “postato un video in cui canta i Pinguini Tattici Nucleari”.

 

[…]

 

MAURIZIO LUPI MARCO BUCCI GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI E ANTONIO TAJANI A GENOVA 1

Il 20 novembre, in piena crisi Ilva, gli operai in piazza ricevono la visita sia di Bucci che di Salis. Ma, lamentano gli autori del report, “Bucci è ritratto in una foto con la testa china”, Salis “in uno scatto ad alta risoluzione mentre parla orgogliosa con i lavoratori”. Un’ossessione ricorrente e a tratti quasi comica, quella delle foto, in cui Salis è raggiante mentre Bucci appare “corrucciato”.

 

La pretesa di controllare il giornale di Genova riporta a un antefatto: nei primi mesi del 2024 il Secolo fu oggetto delle mire di una cordata di imprenditori guidati da Aldo Spinelli, con l’interessamento di Giovanni Toti. Un’iniziativa chiusa dall’acquisto di Aponte e dal successivo arresto dell’ex governatore per corruzione. Quel sogno, evidentemente, non è mai tramontato del tutto.

toti bucciMichele Brambilla

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