1- L’ULTIMA INTERVISTA DI NEIL ARMSTRONG A 43 ANNI DALL’ALLUNAGGIO: “NESSUNO DI NOI ERA PRONTO PER LA MISSIONE. VOLEVAMO RINVIARE DI UN MESE MA LA SFIDA COI RUSSI NON CE LO PERMETTEVA. SAPEVO CHE AVEVAMO IL 90% DI CHANCE DI TORNARE VIVI SULLA TERRA, MA SOLO IL 50% DI POSSIBILITÀ DI ATTERRARE CON SUCCESSO AL PRIMO TENTATIVO” 2- “QUESTO TRAGUARDO NON SAREBBE STATO RAGGIUNTO SENZA LA CONCORRENZA DEI SOVIETICI. BISOGNA METTERE QUELL’IMPRESA NEL CONTESTO STORICO: UN RUSSO ERA GIÀ ANDATO IN ORBITA, NOI AVEVAMO MANDATO SOLO ALAN SHEPARD, MA PER 20 MINUTI. FISSARE, COME FECE JFK, L’OBIETTIVO DELLA LUNA CON ALLE SPALLE SOLO 20 MINUTI DI VOLO ERA AL DI LÀ DEL CREDIBILE, SU UN PIANO TECNOLOGICO” (FOTO E VIDEO DELL'ALLUNAGGIO)

VIDEO DELL'ALLUNAGGIO - http://cosmiclog.nbcnews.com/_news/2012/08/25/13478643-astronaut-neil-armstrong-first-man-to-walk-on-moon-dies-at-age-82?chromedomain=usnews

VIDEO DELL'ALLUNAGGIO - http://www.youtube.com/watch?v=RivC1F75ISY

1- L'ULTIMA INTERVISTA
Neil Armstrong ha rilasciato poche interviste, anche dopo la sua impresa storica. L'ultima in ordine di tempo è quella alla televisione australiana «Cpa», pubblicata da La Stampa lo scorso 26 maggio. Un racconto distaccato, da cronista, a 43 anni dall'allunaggio con il modulo Eagle. Che dà anche la misura dell'uomo Armstrong, del suo rispetto per i grandi avversari nella conquista dello spazio in quegli anni, i sovietici.

L'uomo dal «sangue di ghiaccio», abituato a correre rischi enormi, non nasconde gli azzardi che caratterizzarono il programma della Nasa, nella corsa contro il tempo per rispettare la promessa di Kennedy del 1961: «Sulla Luna entro il decennio». Poche settimane dopo l'intervista, il 6 agosto, l'astronauta avrà una crisi cardiaca, seguita da un intervento chirurgico per impiantare quattro by-pass. Operazione che purtroppo si è rivelata inutile.

2- "NESSUNO DI NOI ERA PRONTO PER LA MISSIONE" - L'ASTRONAUTA: VOLEVAMO RINVIARE DI UN MESE MA LA SFIDA COI RUSSI NON CE LO PERMETTEVA
Alex Malley - da La Stampa

"La gente ama le teorie di cospirazione, ed è vero che ne vennero fuori anche a proposito del nostro atterraggio sulla Luna. Ma io ero sereno, sapevo che prima o poi qualcun altro sarebbe andato lassù, e avrebbe trovato l'attrezzatura e la macchina fotografica, che avevamo lasciato noi». Neil Armstrong racconta la sua avventura con modestia, acume, e prospettiva da grande pioniere del viaggio umano nella conoscenza.

«Con 800 mila persone che lavoravano per la Nasa, come si sarebbe potuto tenere il segreto?» scherza all'idea di una messa in scena. Armstrong ha 81 anni, e 43 ne sono passati da quando è stato il primo essere umano a mettere piede sulla superficie lunare, assieme al collega Buzz Aldrin. Ricorda i dettagli minuti sulle traversie tecniche che l'emozione e l'estrema tensione del momento hanno impresso nella sua memoria. E anche l'enorme soddisfazione per il risultato raggiunto, tecnico e ideale.

Ci racconta gli ultimi 12 minuti prima dell'allunaggio?

«Ci avvicinavamo e il computer di bordo ci stava mostrando dove la navicella sarebbe atterrata. Ma era un posto accidentato, brutto. Proprio al fianco di un cratere di circa 100-150 metri, con delle discese molto ripide coperte da pietre tonde enormi. Un luogo dove non era bello scendere».

Che cosa avete deciso allora?

«Arrivati a tre minuti dalla meta, sono passato alla guida manuale del mezzo, come fosse un elicottero. Dovevamo trovare un punto più agevole stando al di fuori del cratere. Siamo a 70 metri, vedo un'area più soffice (Armstrong parla mentre sullo schermo corrono due immagini parallele: a sinistra il filmato reale girato dal velivolo, con la Luna che è sempre più vicina, a destra la mappa della stessa area, anch'essa in avvicinamento, come è riprodotta oggi da GoogleSpace). Sulla sinistra vedete la polvere che si sta sollevando... Sappiamo a questo punto che ci sono restati 20 secondi di carburante per finire il volo d'andata.... Ecco, questa è l'ombra della mia gamba che sta per toccare il terreno. Eagle è atterrata».

C'era tempo per emozionarsi?

«Per una stretta di mano... ma in quel momento sapevamo di essere a rischio per l'altissima temperatura. Il nostro pensiero era per i problemi termici che potevano venire fuori. Dovevamo essere pronti a risalire in tempo per ripartire, dopo quello che dovevamo fare lì».

Come piantare la bandiera americana sul suolo lunare...

«Avevamo raggiunto in quel momento l'obiettivo che il presidente John Fitzgerald Kennedy aveva indicato. A quello pensai, mentre il presidente (Nixon, ndr) chiamò dalla Casa Bianca per complimentarsi. Dobbiamo riconoscere che questo traguardo non sarebbe stato raggiunto senza la concorrenza dei sovietici. Bisogna mettere quell'impresa nel contesto storico: un russo era già andato in orbita, noi avevamo mandato solo Alan Shepard, ma per 20 minuti. Fissare, come fece JFK, l'obiettivo della Luna con alle spalle solo 20 minuti di volo era al di là del credibile, su un piano tecnologico».

Ma andò bene...

«Non era solo una corsa tecnica allo spazio. Allora c'erano due concezioni ideologiche sul futuro del mondo che si scontravano. E fu una gara che permise ad entrambi i nostri programmi di compiere ciò che è stato possibile. Mettemmo dai due lati della bandiera i medaglioni con i nomi dei nostri compagni della Nasa e degli astronauti russi morti nel corso della sfida cosmica fino a quel punto. Fu un momento di estrema tenerezza».

«Un piccolo passo per l'uomo ma un balzo gigantesco per l'um anità ». Quando pensò a questa frase che disse, e che è poi rimasta il simbolo del successo di Apollo 11?

«Soltanto dopo che l'atterraggio era riuscito bene».

Nel viaggio non tutto era andato perfettamente però...

«Beh, il computer aveva lanciato a un certo punto un allarme, mentre eravamo in fase di discesa. Sono momenti complessi, molte cose devono succedere contemporaneamente. Io non aveva capito di che cosa volesse avvisarci il computer, e chiesi aiuto alla torre di controllo sulla Terra. Non ci misero molto a risolvere il giallo, c'erano problemi di sovraccarico per il software, ma tutto era ok per ciò che riguardava la manovra di atterraggio».

Aveva avuto paura quando le fu chiesto se la sua squadra era pronta per partire?

«Sarebbe meglio aspettare un mese, dissi ai miei capi, ma siamo in una gara e bisogna prendere le opportunità quando ci sono. Siamo pronti. Sapevo che avevamo il 90% di chance di tornare vivi sulla Terra, ma solo il 50% di possibilità di atterrare con successo al primo tentativo».

Sul futuro delle conquiste spaziali cosa prova oggi, con il budget della Nasa per il 2013 tagliato del 38%?

«La Nasa è stato uno degli investimenti pubblici di maggior successo nel motivare gli studenti a far bene e a raggiungere ciò che possono raggiungere, ed è triste che stiamo oggi indirizzando il programma spaziale in una direzione che ridurrà l'entusiasmo per i giovani».

 

 

BUZZ ALDRIN FOTOGRAFATO DA NEIL ARMSTRONG NEL LUGLIO DI 40 ANNI FAArmstrong neilALLUNAGGIOSULLA LUNA Una visione obliqua del cratere DedalousSULLA LUNAGINA LOLLOBRIGIDA BUZZ ALDRIN - copyright PizziBuzz AldrinJOHN KENNEDY E MARILYN logo nasa TRE UOMINI SULLA LUNANASA

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