ponte stretto 1

UN PONTE (SULLO STRETTO) FRA BERLUSCONI E RENZI - IL DUCETTO DI RIGNANO, IN AFFANNO SUL REFERENDUM, LE PROVA TUTTE, PURE A FAR FINTA DI CREDERE AL PONTE - WSJ: “E’ L’EMBLEMA DELL’INDECISIONE ITALICA” - L’UNICO CHE CI RIUSCI’ FU CECILIO METELLO PER FAR PASSARE GLI ELEFANTI DI ANNIBALE - POI, SOLO CHIACCHIERE: DA MUSSOLINI A CRAXI, A PRODI

1. IL GOTHA RCS S’INCHINA A SALINI

pietro salinipietro salini

Da “il Giornale”

 

Neanche alla relazione annuale della Consob si era visto, a Milano, un parterre de rois come quello di ieri per il 110° compleanno del gruppo Salini Impregilo. Alla Triennale, invitati da Pietro Salini, si sono visti (oltre a Renzi) imprenditori, finanzieri manager e banchieri. Dai «pubblici» Moretti e Costamagna, ai privati Palenzona e Salvatori; dal confindustriale Squinzi, al post-olimpico Malagò.

 

E poi anche i protagonisti della battaglia Rcs, avversari davanti al Tar, che Salini è riuscito per la prima volta a unire nella stessa sala: gli sconfitti Nagel, Della Valle e Tronchetti, con i vincitori Cairo e l' avvocato Erede. Potere delle grandi opere.

 

 

2. RENZI RILANCIA IL PONTE SULLO STRETTO

Francesco Grignetti per “la Stampa”

 

È ora di ripartire con il Ponte sullo Stretto. Matteo Renzi riapre un dossier che sembrava chiuso, lanciandosi nella «sfida», cioè «completare il grande progetto di quella che Delrio chiama la Napoli-Palermo... per non dire Ponte sullo Stretto».

 

RENZIRENZI

Già, perché Renzi sa che a sinistra il Ponte è una parolaccia che porta lo stigma di Bettino Craxi e di Silvio Berlusconi. Però le ragioni per buttarsi sono sempre valide: «Il Ponte può creare centomila posti di lavoro». E quindi: «Se siete nella condizione di sbloccare le carte - dice nel corso di una convention per festeggiare i 110 anni dell' impresa Salini-Impregilo, general contractor per una grande opera ormai considerata defunta - e di sistemare quello che è fermo da 10 anni, noi ci siamo».

 

Colpo di scena? Mica tanto.

 

È almeno un anno che Renzi ne accenna. Il 6 novembre scorso: «Certo che si farà, il problema è quando». Il 3 marzo: «Personalmente non ho niente contro il Ponte». Il 13 aprile: «Scherzi a parte, è un' opera che sicuramente si farà, ma dopo che si sono risolte le opere pubbliche prioritarie per la Calabria e la Sicilia».

graziano delrio va in bici contromano e senza manigraziano delrio va in bici contromano e senza mani

 

Il 28 aprile: «Una volta terminato l' ordinario, se ne potrà discutere. Non ne posso più di quelli che si lamentano e basta». Il 28 maggio: «Quando si chiude la Salerno-Reggio Calabria e si dà un segnale di recupero per le strade in Sicilia, saremo ponti ad affrontare il tema del Ponte».

 

Ecco, in vista dell' inaugurazione dell' ultimo tratto dell' autostrada (l' Anas conferma che entro la fine dell' anno i lavori saranno finiti), magari con un occhio al referendum costituzionale, Renzi ritiene che il momento del Ponte sia vicino. Perciò sfida innanzitutto il sentimento comune del suo partito. Una mossa che spariglia i giochi e che scatena reazioni furibonde. Ci sono i berlusconiani che si sentono rubare il tema, si veda Mariastella Gelmini: «Pure il Ponte sullo Stretto... Non ho parole... Ormai siamo alle Renzivendite».

 

Ci sono gli ex berlusconiani che al Ponte non avevano mai rinunciato, tipo Maurizio Sacconi, Ncd: «Se Renzi vuole davvero riprendere il grande progetto che fu di Craxi e Berlusconi, fa una cosa buona e giusta». Ci sono quelli mai berlusconiani che plaudono, come Fabio Rampelli, Fdi: «Il partito del "No a tutto" ha già fatto danni all' Italia: a Roma per esempio…». Contrarissimo è anche Matteo Salvini: «La Sicilia è una terra stupenda, ma da Trapani a Ragusa sono dieci ore e mezzo di treno. E noi pensiamo al Ponte?».

 

GRILLOGRILLO

La reazione più furibonda, però, viene dai grillini. A parte il sindaco di Messina, Renato Accorinti, M5S, che ha vinto le elezioni proprio nel No al Ponte («È una follia sotto ogni punto di vista, un' opera inutile, devastante e costosissima»), è Beppe Grillo in persona ad attaccare a testa bassa: «Il Menomato Morale oggi ha detto che è pronto ad aprire i cordoni della borsa (di soldi pubblici dei cittadini) per far ripartire il progetto del Ponte sullo Stretto, un' opera costosissima, inutile e in piena zona sismica».

 

 

3. QUELLA PROMESSA MANCATA DA SECOLI

Ugo Magri per “La Stampa”

 

Dunque Renzi si lancia dove hanno già fallito Carlo Magno, Re Bomba (Ferdinando II di Borbone), Benito Mussolini, Bettino Craxi e da ultimo Silvio Berlusconi. Si tuffa in un' impresa che, ripensamento dopo ripensamento, è diventato un simbolo dell' inconcludenza nazionale.

 

CRAXICRAXI

Per dirla con l' americano «Wall Street Journal», il Ponte sullo Stretto è l'«emblema della storica indecisione che incatena l' Italia al proprio passato». Lo facciamo, no non si fa, inizieremo presto i lavori, contrordine li abbiamo bloccati: un film rivisto perlomeno quanto certe puntate del Commissario Montalbano, per restare in tema di Sicilia.

 

La sfiducia nelle parole è ormai tale che chi protesta in fondo fa un regalo al premier, perché combatte il progetto come se davvero le ruspe fossero pronte a scavare, insomma lo prende sul serio. Forse è proprio la reazione di cui Renzi ha bisogno.

 

 

Da Cecilio a Silvio

 

C' è addirittura un libro (di Aurelio Angelini, intitolato «Il mitico Ponte sullo Stretto») che ripercorre la storia delle promesse mancate, risalendo ai tempi delle guerre puniche: ma perlomeno in quel caso, se si crede a Plinio, il console Cecilio Metello un ponte lo costruì davvero con botti galleggianti legate insieme per far transitare dalla Sicilia gli elefanti sottratti ai cartaginesi.

CECILIO METELLOCECILIO METELLO

 

Niente a che vedere con l' ottava meraviglia di acciaio e cemento, mostrata dal Cavaliere in una non dimenticabile serata di «Porta a porta»: un modellino stile Golden Gate dell' opera che avrebbe reso i siciliani (parole sue) «finalmente al 100 per cento italiani».

 

Gaffe che fa il paio con l' altra, dedicata a tutti i «masculi» mediterranei: «Così si potrà andare dalla Sicilia in Italia anche di notte, e chi ha un grande amore dall' altra parte non dovrà aspettare i traghetti per tornare alle 4 del mattino».

 

Fu soprattutto grazie a Silvio che il Ponte entrò, come dice Angelini, nella mitologia. Senza Berlusconi che la faceva facile («Servono 9mila miliardi, metà ci li mettono i privati, mille la Ue, per cui ne bastano solo altri 3500...»), non ci saremmo mai gustati personaggi come l' Ingegner Cane, quello di «Mai dire domenica», o come Cetto La Qualunque, che nel suo comizio elettorale proclamava: «Costruiremo un paese di pilu e cemento! E se il Ponte non basta, faremo anche il Tunnel».

 

pd21 claudio signorilepd21 claudio signorile

Sogno di sinistra

 

E dire che, agli albori della Repubblica, il Ponte lo consideravano di sinistra. Lo voleva a tutti i costi un ministro socialista di Ravanusa, provincia di Agrigento, Salvatore Lauricella. Un altro socialista, il pugliese Claudio Signorile, dieci anni dopo fu il primo a sbilanciarsi pericolosamente sulle date: «Avremo il Ponte entro il 1994».

 

DI PIETRODI PIETRO

No, il '94 è troppo presto, «sorgerà nel 1995» precisò Craxi prudente. D' Alema, in veste di premier, nominò due advisor per verificare la fattibilità (si può, fu la risposta). Voleva il Ponte anche Rutelli, candidato premier dell' Ulivo nel 2001.

 

Ed è vero che poi Prodi si schierò contro, anzi avrebbe bloccato il progetto se l' allora ministro dei Lavori pubblici Di Pietro nel 2007 gli avesse dato una mano (non gliela diede). Ma nell' 85, quando ancora guidava l' Iri, Prodi si era lanciato in una previsione: «I lavori cominceranno al più presto, l' auto risparmierà 40 minuti, l' autocarro 35 e il treno 92...». Chissà quante volte il Prof se ne sarà pentito.

 

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