LABOCCETTA DEI MISTERI - PERCHÉ IL DEPUTATO EX FINIANO IN UNA LETTERA DEL 2010 SCRIVE: “FRANCESCO CORALLO È IL MIO ASSISTENTE PARLAMENTARE”? LO STAVA RACCOMANDANDO A UN’AZIENDA STRANIERA IN AFFARI CON ATLANTIS (CASINÒ E SLOT MACHINES). EPPURE DICHIARÒ DI NON ESSERE PIÙ CONSULENTE DOPO L’ELEZIONE NEL 2008 - LA PROCURA DI MILANO VUOLE IL PC CHE HA SFILATO ALLA PERQUISIZIONE, PERCHÉ NON SAREBBE SUO MA DI ATLANTIS - QUELL’INTRECCIO TRA PONZELLINI, CANNALIRE, MILANESE, DELL’UTRI JR, E IL GIOCO D’AZZARDO…

1 - GARANTISCE LABOCCETTA...
Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

Francesco Corallo è il mio assistente parlamentare". C'è' scritto così, nero su bianco, in una lettera a firma del deputato Pdl Amedeo Laboccetta datata 7 luglio 2010. La lettera, di cui "Il fatto quotidiano" possiede copia, è stata inviata a un'azienda straniera in affari con Atlantis, il gruppo che anni fa ha ottenuto una ricchissima concessione dal ministero dell'Economia per la gestione del gioco d'azzardo (slot machine e altro). Atlantis fa capo a Corallo tramite una holding con base nel paradiso off shore delle Antille Olandesi.

Amici sì, questo si sapeva. E Laboccetta non ha mai fatto nulla per nascondere i suoi legami con il patron di Atlantis, figlio di quel Gaetano Corallo, a sua volta in ottimi rapporti con il boss mafioso Nitto Santapaola e condannato a sette anni di reclusione per associazione a delinquere proprio a causa dei suoi affari nel settore del gioco. Adesso però la lettera sembra attestare il tentativo da parte di Laboccetta di accreditare Corallo addirittura come suo assistente parlamentare. Meglio ancora "parliamentary assistant", secondo quanto si legge nella lettera scritta in inglese a beneficio, evidentemente, di clienti e fornitori stranieri di Atlantis. Un'ottima referenza, non c'è che dire, per gli affari internazionali dell'imprenditore.

Il deputato, un tempo esponente di An molto vicino a Gianfranco Fini, nella lettera si dilunga per spiegare la sua attività alla Camera. "Confermo di essere anche membro della Commissione Parlamentare Antimafia", recita il testo redatto in inglese. Per poi aggiungere di far parte del comitato "Mafie e sistema economico-legale, racket e usura". Il Fatto ha contattato Laboccetta per raccogliere la sua versione dei fatti. Risposta: "Io non parlo con voi".

La storia di Corallo e delle sue società è tornata sotto i riflettori della cronaca in questi giorni per via dell'indagine della procura di Milano sui presunti finanziamenti anomali per quasi 150 milioni elargiti dalla Popolare di Milano ad Atlantis. E pure Laboccetta ha finito per recitare la sua parte in commedia. E che parte. Giovedì, durante la perquisizione della casa di Corallo a Roma, il deputato napoletano del Pdl si è presentato agli esterrefatti agenti della Guardia di Finanza reclamando la restituzione di un computer. Detto. Fatto: se lo è portato via.

La storia probabilmente non finisce qui. E' tutto da dimostrare, infatti, che Laboccetta, facendo valere la sua immunità parlamentare, possa sottrarre un oggetto ai controlli della polizia giudiziaria in un'abitazione che non è la sua. Si vedrà. Di sicuro l'indagine, nata da un rapporto ispettivo della Banca d'Italia sulla Popolare di Milano, ha già colpito un personaggio eccellente della finanza nostrana come Massimo Ponzellini, buon amico dei ministri Giulio Tremonti e Umberto Bossi. Ponzellini, come hanno riferito più fonti durante l'indagine, si spese nel consiglio di amministrazione della banca perchè venisse elargito l'ingente prestito all'azienda di Corallo.

Questa operazione, secondo i pm milanesi Roberto Pellicano e Mauro Clerici, "presenta - si legge nel decreto di perquisizione - molteplici elementi di anomalia (....) secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio". Anche Ponzellini, quindi, come già Laboccetta, avrebbe avuto a cuore le sorti di Atlantis. Il deputato e il banchiere sarebbero però solo i nomi più in vista di un network di amici pronti a dare una mano a Corallo. C'è una lettera, per esempio, che descrive l'imprenditore delle slot machine come "un cittadino modello" che spicca per "integrità, onestà e moralità".

Questa volta il testo sarebbe da attribuire all'avvocato calabrese Giancarlo Pittelli, anche lui, come Laboccetta, esponente del Pdl fino a settembre scorso quando si è dimesso passando al gruppo misto. Nella lettera, che porta la data del 25 marzo 2009, si legge anche che Corallo è un "padre amorevole e un marito premuroso ed è molto coinvolto nelle attività della comunità locale", non meglio precisata. Belle parole, che evidentemente dovevano servire ad accreditare l'azionista di Atlantis presso i suoi interlocutori all'estero.

Basta così? No, perchè per l'imprenditore italiano si sono spesi anche alcuni personaggi in vista delle Antille Olandesi, ormai una seconda patria per Corallo, che ha trasferito ai Caraibi la sua holding e altre attività nel settore del gioco d'azzardo. Tra i sostenitori dell'imprenditore italiano troviamo i deputati Charles Cooper, che si definisce leader dell'opposizione, e William Marlin. Nella lista degli amici compare anche il primo ministro del piccolo Paese caraibico. Si chiama Gerrit Schotte e nelle settimane scorse il suo nome è stato citato in numerosi articoli pubblicati dai quotidiani delle Antille Olandesi.

Raccontavano dei legami tra il capo del governo Schotte e le aziende di Corallo. Rapporti strettissimi, se è vero che nel marzo scorso un manager del gruppo Atlantis, tale Rudolf Baetsen, era stato designato come nuovo governatore della banca centrale di Curacao e St. Maarten. Ovvero il numero uno della banca nazionale di un Paese considerato uno dei centri off shore e di riciclaggio più attivi nel mondo. Polemiche. Proteste. Alla fine il manager di Corallo ha dovuto rinunciare all'incarico.


2 - L'INTRECCIO BPM E LE SLOT MACHINES ATLANTIS...
Giovanna Trinchella per "La Stampa"

La Procura di Milano gioca a carte coperte nella partita Bpm. Perché non c'è solo il filone Atlantis-Bplus e il finanziamento da 148 milioni di euro per comprare slot machine ottenuto con la sponsorizzazione di Massimo Ponzellini, l'ex presidente, emerso giovedì con le perquisizioni della Finanza in tre città. Sono diverse le domande che si pongono i pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici su molte più società «affidate» presso la Popolare: della Sisal e la M2 Pictures di cui è presidente del cda Marco Dell'Utri, figlio del senatore Marcello, si parla esplicitamente nel decreto di perquisizione, sulle altre il silenzio è assoluto.

Socio della M2 Pictures e della M2 Holding, un'altra società finita nel mirino della Procura, è anche il legale rappresentante della Atlantis in Italia Alessandro La Monica; un intreccio che fa dire agli inquirenti che «la reale natura delle due società appare alquanto sospetta e da approfondire con indagini». A legare più interessi e tanti personaggi, tra cui anche Marco Milanese l'ex portavoce del ministro dell'Economia, c'è l'ex braccio destro di Ponzellini Antonio Cannalire che ha rapporti «con personaggi di rilievo istituzionale», che «appare avere forti legami con Marco Dell'Utri», e anche un importante dirigente dell'Agenzia delle Entrate già direttore ai Monopoli di Stato, che mettono al bando le concessioni per la gestione dei giochi.

E Cannalire, a questo punto, pare essere il personaggio più importante: Il terminale di un fascio di interessi di origine politico imprenditoriale che attraverso di lui hanno accesso presso Bpm. Si tratta per lo più - osservano i pm - di interessi diretti ad ottenere finanziamenti independentemente dalle ragioni di merito creditizio o addirittura in contrasto con questo».

Del resto Cannalire, che fa da tramite tra Pinzellini e Francesco Corallo (proprietario dichiarato della società e figlio di Gaetano, già condannato per associazione a delinquere) «oltre ad occuparsi assiduamente di Atlantis-Bplus - scrivono gli inquirenti nel decreto di perquisizione - risulta avere relazioni in qualche modo occuparsi anche di altra importante società nel settore gioco Sisal...» altra affidata presso Bpm.

Il fine è per la Procura «un tornaconto personale» che ricadrebbe anche su Ponzellini «su cui esercitava una forte influenza». Intanto la Procura di Milano vuole il pc portatile portato via dal deputato Pdl Amadeo Laboccetta, ex procuratore speciale della Atalntis prima che ottenesse il corposo finanziamento.

Per gli inquirenti quel computer, che si trovava nella sede della Atlantis-Bplus in piazza di Spagna a Roma e ora pare alla Camera, non è del deputato anche perché in un primo momento Francesco Corallo si era opposto al sequestro dicendo che apparteneva a un'altra persona e opponendo nel contempo un'immunità diplomatica. Gli inquirenti attendono la relazione delle Fiamme Gialle e stanno valutando la possibilità di chiedere alla Camera di poter ottenere quello che è considerato il corpo di un reato.

Laboccetta, membro della Commissone Antimafia, rischia una incriminazione per favoreggiamento e in base a quello che scriveranno i finanzieri anche di resistenza a pubblico ufficiale. Forse anche di false dichiarazioni se verrà dimostrato che quel pc che il deputato ha dichiarato in varie interviste di sua proprietà dovesse risultare effettivamente un pc della società AtlantisBplus.

Che proprio poco tempo fa ha chiesto un altro finanziamento alla Banca Popolare di Milano, ancora pendente. La richiesta è arrivata all'istituto quando alla presidenza c'era ancora Massimo Ponzellini, indagato per ostacolo all'autorità di vigilanza e associazione a delinquere insieme a Cannalire. Il terzo indagato per ora è noto solo agli inquirenti.

 

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