mose venezia come bancomat

LA LAGUNA AFFOGA LA POLITICA - DALL'INCHIESTA SUL MOSE EMERGE CHE I FINANZIAMENTI PER LE CAMPAGNE ELETTORALI COSTAVANO AL CONSORZIO VENEZIA NUOVA TRA I 500MILA EURO (NAZIONALI) E I 200MILA (LOCALI). CHE POI ANDAVANO DIVISI PER GRUPPO PRO QUOTA

Sara Monaci per “Il Sole 24 Ore

 

Le elezioni politiche avevano un costo di 500mila euro, mentre quelle locali 200mila. Questo il budget medio che il Consorzio Venezia Nuova, alla guida dei lavori del Mose, ha messo a disposizione per i politici. Venivano scelti quelli che avevano più probabilità di vincere, ma poi qualche piccola spesa, anche indiretta, veniva garantita anche ai concorrenti. Al tempo stesso il Cvn, per assicurare i lavori e le fatturazioni gonfiate da cui dipendevano le aziende satellite, aveva bisogno di entrate statali per 70 milioni all'anno.

giovanni mazzacurati giovanni mazzacurati

 

Questo almeno è avvenuto fino al 2002. Poi nella strategia "elettorale" qualcosa cambia. Il Mose non rientra più nella Legge speciale, ma diviene parte della Legge obiettivo. Tradotto vuol dire che non c'è più bisogno a Roma di un largo consenso parlamentare e di un'ampia redistribuzione di favori, ma basta il Cipe, il ministro "giusto" e i funzionari adeguati.

 

Lo spiega l'ex ad della Mantovani Piergiorgio Baita in un interrogatorio con i pm veneziani, finito dentro gli atti dell'inchiesta sul Mose che ha portato 35 persone in custodia cautelare per corruzione e finanziamento illecito ai partiti a vario titolo.

 

«Le modalità erano sempre le stesse. Nelle politiche stiamo parlando di cifre tra i 300 e i 500mila euro. Budget totale e poi andava diviso per gruppo pro quota. Mentre sulle amministrative, comunali o regionali, stiamo sui 200mila euro. Però pensi in 10 anni quante ne abbiamo avuto di elezioni... in occasione delle quali venivano fatte sempre le solite riunioni a due a due, salvo verifica, e l'ing. Mazzacurati proponeva un budget per ogni campagna elettorale, politiche, regionali, comunali, un budget di fondi neri da coprire pro quota.

 

In queste campagne elettorali l'elenco dei beneficiari lo faceva Mazzacurati con Sutto, che è un assistente di Mazzacurati, ma che ha un passato di segretario politico (nel partito socialista, ndr)».

PIERGIORGIO BAITA PIERGIORGIO BAITA

 

A ognuno il suo compito. A Venezia si finanziava la campagna elettorale del sindaco Orsoni e del goveratore Galan. A Roma, dice Baita, «l'azienda consorziata Condotte fa un'altra operazione...copre le cooperative rosse che hanno il compito di rapportarsi con la sinistra romana e locale». A un certo punto il meccanismo si trasforma. «Questo cambia dal momento in cui il Mose entra in Legge Obiettivo, la Legge Speciale non serve più, quindi il Consorzio deve cambiare strategia e diventa fondamentale il Cipe», aggiunge Baita.

 

Questo avviene nel 2002. E ci sono i primi intoppi con l'arrivo di Giulio Tremonti al Mef, che si tenta di aggirare utilizzando il sostegno politico di Gianni Letta, allora alla presidenza del Consiglio dei ministri, racconta l'ad.

 

«Il Cipe va benissimo fino a che non arriva Tremonti – spiega Baita –. Lui interrompe il flusso dei finanziamenti. Qua è il guaio maggiore per il Consorzio, perché se il Consorzio sta fermo con quella struttura che ha, i soldi che ha dato se li fa restituire tutti, perché consuma... è una macchina che consuma un sacco di soldi all'anno, per alimentare il Consorzio, spese proprie, ci vogliono 72 milioni di euro all'anno; quindi se sta fermo un giro il Cipe per i consorziati è un guaio non da poco».

 

Dall'inchiesta emerge che il presidente della Cvn, Giovanni Mazzacurati, si occupa della questione politica a Roma. Ma senza risultati. Baita prosegue il racconto: «Non riesce neanche il pellegrinaggio da Gianni Letta di Mazzacurati, anzi, il dottor Letta dice: «Io non riesco a fare niente, anzi ci siamo scontrati in Consiglio dei ministri col ministro Tremonti, che è stato anche particolarmente sgradevole, accusandomi di avere qualche interesse personale sul Consorzio Venezia Nuova», e dice a Mazzacurati: «Dovete trovare una strada per contattare Tremonti».

CANTIERE DEL MOSE CANTIERE DEL MOSE

 

Mazzacurati trova la strada attraverso la Palladio Finanziaria, col suo direttore Roberto Meneguzzo, che fissa un appuntamento tra Tremonti e Mazzacurati. Mazzacurati va a Milano da Tremonti, torna, riconvoca i soci, solita convocazione di emergenza e dice: «Se volete sbloccare il Cipe sono 500mila euro da consegnare all'onorevole Milanese, almeno una settimana prima del Cipe».

 

Dal 2002 quindi dal denaro ai partiti si passa all'individuazione delle singole personalità.

«Il finanziamento a monte dal 2002 viene dal Cipe, mentre prima veniva dalla Legge Speciale. Questo spiega anche un certo cambio di comportamento del Consorzio, perché mentre se lei è finanziato da una legge ha bisogno di un consenso di tipo parlamentare, quindi i partiti... quando viene finanziato dal Cipe lei ha bisogno del ministro dell'Economia, non ha bisogno di tanti partiti... quindi lei si concentra sul Cipe e sui fattori che poi le consentono una spesa agevole dei soldi che le danno. Quindi ha meno bisogno di andare in giro da partiti, fare consensi... la spesa va garantita a livello locale dove ci sono i lavori».

GIORGIO ORSONI GIORGIO ORSONI

 

Ad occuparsi di questo "mestiere" era in prima battuta la Mantovani, che pagava a spese del consorzio facendosi riconoscere richieste extracontrattuali, in aggiunta al prezzo dei lavori, per ipotetici oneri aggiuntivi. E i controlli erano ovviamente saltati perché secondo gli inquirenti sarebbero stati corrotti anche i vertici di Corte dei conti, magistrato delle acque e Gdf.

 

La Mantovani si è aggiudicata la gara sulla piastra, per circa 150 milioni. Secondo i pm ci sarebbe stata a favore della Mantovani una «strana mediazione pagata per un contratto assicurativo all'estero». Baita nello stesso interrogatorio dello scorso anno sottolinea che «abbiamo vinto perché eravamo fuori del mazzo, facendo il nostro ribasso... ma il governatore Formigoni ci odiava, ha fatto una dichiarazione di fuoco il giorno dopo e Infrastrutture lombarde ci ha detto che se volevamo il lavoro dovevamo raddoppiare la fideiussione. L'unica assicurazione disposta era la Gibilterra. Quella è una somma che abbiamo pagato...».

REPORT MARCO MILANESE MANUELA BRAVI REPORT MARCO MILANESE MANUELA BRAVI

 

Negli atti dell'inchiesta emergono anche intercettazioni di Pio Savioli, consigliere del Cvn, in cui spiega che le mire erano rivolte alle bonifiche di Expo di Milano, passando per i contatti politici locali: il tentativo era di "agganciare" il Pd oppure il Pdl e Lega, definendoli come i partiti più importanti per il territorio.

ROBERTO MENEGUZZO ROBERTO MENEGUZZO ROBERTO MENEGUZZOROBERTO MENEGUZZO

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