LE LARGHE INTESE HANNO LE GAMBE CORTE (COSTITUZIONALE) – CAINANO SALVATO O SI VOTA A OTTOBRE – SANTADECHE’ PER LO SCIOPERO FISCALE ANTI-MAGISTRATURA

Paola Di Caro per "Il Corriere della Sera"

Una cena per tranquillizzare e farsi tranquillizzare, in giorni sempre più cupi per Silvio Berlusconi. Tornato ieri a Roma da Arcore dopo oltre 10 giorni di assenza, il Cavaliere si è chiuso a Palazzo Grazioli per registrare alcuni spot in vista del secondo turno elettorale, ma ha subito convocato gli inquieti big del suo partito. Quelli che aveva già ricevuto per due giorni in Sardegna, l'ala dura di Verdini, Capezzone, Santanchè, ma anche i capigruppo e l'ala moderata di Alfano, Cicchitto, Gasparri, Matteoli.

Nel menù, le lotte interne al partito che stanno ormai tracimando in un pericoloso tutti contro tutti e ciascun per sè, in nome di un modello di nuovo Pdl e di guida della creatura che Berlusconi vorrebbe lanciare e che vede contrapposte le varie anime.

Ma soprattutto, a dominare ogni discorso da giorni e presumibilmente fino al 19 giugno (data in cui si esprimerà la Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione per il legittimo impedimento invocato dall'ex premier e respinto dal tribunale di Milano, sentenza giudicata decisiva in vista della decisione della Cassazione di fine anno sul processo Mediaset) sono i discorsi che ruotano attorno al tema giustizia. Con una domanda, allo stato ancora senza risposta: che si fa se anche la Consulta dovesse proseguire in questa «persecuzione, questo massacro giudiziario» dando torto a Berlusconi?

L'ex premier, raccontano, non avrebbe ricevuto alcun segnale incoraggiante dopo lo sfogo degli ultimi giorni che è sembrato rivolto a Napolitano, dopo il suo «io ho fatto tanto per far nascere questo governo e dall'alto nessuno mi aiuta».

Anzi, con le motivazioni della sentenza Unipol - attaccate da tutto il Pdl con veemenza - è arrivata l'ennesima mazzata. E dunque si fanno sempre più forti le voci di chi, come Daniela Santanchè, quasi grida che non si può rimanere fermi ad aspettare che «il nostro leader venga eliminato».

Il partito, è la linea dei falchi, «sostiene il governo nella sua azione», ma a reagire sarà «il nostro popolo - annuncia la Santanchè a «Otto e Mezzo» -, quei milioni di elettori che se vedranno ucciso politicamente il proprio leader potrebbero decidere di non foraggiare più questo Stato che ha rotto il patto di fiducia con loro».

È l'evocazione di una sorta di sciopero fiscale che, dice la responsabile organizzazione del Pdl, non sarebbe «spinto da noi, ma si muoverebbe da sé perché la nostra gente in questo Stato non crederebbe più». Parole che alzano notevolmente la tensione e rendono molto più credibile la versione di un Berlusconi sempre più di lotta e meno di governo, che ai fedelissimi avrebbe detto chiaro e tondo che, se non arriveranno segnali positivi dalla Consulta, bisognerà tornare al voto ad ottobre per chiedere una nuova legittimazione agli elettori e magari, con una vittoria, dare una spallata decisiva a un sistema che «vuol farmi fuori». Ovviamente, senza strappare sulla giustizia ma su temi più concreti.

Indiscrezioni tutte da confermare, certo. Ma è vero che i segnali di instabilità si moltiplicano. Lo dimostrano le voci che si accavallano su un nuovo partito agile e di lotta che sostituirebbe il Pdl (idea contrastata dai moderati come Cicchitto che credono invece nella necessità di un partito che abbia criteri di «democraticità», tesseramento e primarie accanto alla leadership di Berlusconi), ma lo confermano anche le lotte quotidiane tra Pdl e governo sui temi più delicati (ieri Fitto ha dato molto filo da torcere sul decreto Ilva), come la richiesta sempre più imperativa di misure choc per l'economia entro giugno. Poi certo, tutto può ancora accadere. Ma mai come nelle prossime due settimane si vivrà pericolosamente, nel Pdl.

 

santanche e berluDenis Verdini Capezzone santanche e alfano - copyright PizziALFANO, GASPARRI, CICCHITTO AL QUIRINALE MATTEOLI

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…