BARI E PATTA - MENTRE IL CSM SI PREPARA A VALUTARE SE IL PM LAUDATI HA RALLENTATO DI PROPOSITO (6 MESI) LE INDAGINI SU TARANTINI, SALTA ALL’OCCHIO CHE LA PRIMA INCHIESTA SU GIANPI È DEL 2001 ED È STATA FERMA BEN 7 ANNI PRIMA DI RIEMERGERE CON L’AFFAIRE D’ADDARIO – IL PAPPONE DI PALAZZO GRAZIOLI ALLORA ERA ASSAI VICINO ALLA FILIERA BARESE DALEMIANA. A INDAGARE FURONO EMILIANO (OGGI SINDACO PD DI BARI) E POI IL PM ROSSI - PERCHÉ SI PARLA SOLO DEL PRESUNTO RITARDO DI LAUDATI?...

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

Accadono cose singolari intorno a una procura un tempo rossa (il pm Emiliano è diventato sindaco col Pd, il pm Maritati oggi è senatore del Pd, il pm Nicastro assessore con Vendola, il pm-scrittore Carofiglio senatore del Pd eccetera) e un tempo celebre per le sue quotidiane fughe di notizie. E accadono da quando a capo dell'ufficio è arrivato un procuratore capo non propriamente simpatico ai giornalisti (che arresta, intercetta, pedina) ai politici (che da destra a sinistra pedina, arresta e intercetta) agli stessi colleghi d'ufficio a cui ha tolto la parola coi cronisti e ogni smania di protagonismo affiancando loro, di volta in volta, altri colleghi. Il procuratore in questione è Antonio Laudati, la procura è quella di Bari.

A differenza di Woodcock e soci, ai quali bastano due mesi di intercettazioni e minimi riscontri per arrestare Lavitola, Tarantini e la moglie, Laudati è noto per non fare le cose in fretta. Se i suoi detrattori dicono che è lento, che insabbia, lui invece si vanta di blindare le inchieste, di chiuderle solo quando i riscontri sono certi e inattaccabili in dibattimento. Una scuola di pensiero differente che ai cultori della giustizia sommaria a mezzo stampa non piace per niente. Per questo da mesi è in atto una violentissima campagna tesa a dimostrare che Laudati è un berlusconiano doc, nonostante a luglio abbia personalmente indossato la toga per sostenere l'accusa al processo Cedir contro il ministro Raffaele Fitto.

Campagna incendiata dalla stizzita lettera al Csm inviata dal pm "rosso"Pino Scelsi (titolare iniziale delle indagini sulla D'Addario) e sfociata nell'avvio di un'indagine alla prima commissione al Palazzo dei Marescialli perché Laudati avrebbe rallentato l'inchiesta su Tarantini e insabbiato il più a lungo possibile (parliamo di sei mesi al massimo, con la richiesta a gennaio 2011 della famosa informativa della Guardia di Finanza sulle telefonate a luci rosse del premier che ancora a giugno dice di non avere avuto la possibilità di leggere).

Non solo. Laudati è stato colpito da lettere anonime prive di riscontri o di rilievi penali (riferite a finanziamenti a un convegno pagato da Vendola e a improbabili alloggi da mille e una notte nella caserma della Finanza) che invece di essere cestinate son finite nel fascicolo aperto dal Csm che presto si arricchirà degli atti di Lecce, che indaga su Bari per le telefonate intercettate tra Tarantini e Lavitola in cui il primo accenna a un presunto, improbabile, ruolo di insabbiatore di Laudati. Che s'è arrabbiato non poco e sfidando i suoi detrattori ha chiesto al ministero della Giustizia di inviare subito un'ispezione nei suoi uffici.

Certo è curioso che nella prima commissione del Csm chiamata a decidere sulla lentezza (sei mesi) di Laudati (l'audizione del procuratore è stata fissata per il prossimo 22 settembre, tre giorni dopo quella del suo accusatore Scelsi, il 19 settembre) nel chiudere l'inchiesta su Tarantini sieda il pm Roberto Rossi che nel 2003 ereditò una vecchissima inchiesta su Tarantini (risalente al 2001) dell'ex pm Emiliano (quello che nell'aprile del 2008 va alla cena del Pd con D'Alema e Tarantini al ristorante La Pignatta e si dimentica di dire a tutti gli ospiti chi era quel particolare commensale seduto al tavolo).

Emiliano indagò e intercettò due anni l'allora carneade Tarantini vicino, molto vicino, al centrosinistra e in particolar modo alla filiera barese dalemiana per il tramite dell'imprenditore Intini e del manager De Santis. Quando si candidò a sindaco, Emiliano passò la palla al pm Rossi il quale indagò da par suo fino al 2004. Dopodiché, di quell'inchiesta sui vertici delle Asl indagati per l'acquisto delle protesi tarantiniane, non se ne è saputo più nulla. Per cinque lunghissimi anni. Coincidenza vuole che a luglio 2009, giusto un mese dopo le dichiarazioni della D'Addario, l'inchiesta su Tarantini (oltre 5mila intercettazioni) riveda misteriosamente la luce deflagrando sui giornali con le prime intercettazioni risalenti a otto anni prima.

Risultato: si è giunti a un processo monco, con solo 6 imputati rispetto ai 26 indagati, con molti dei reati ovviamente caduti in prescrizione. Come mai l'irriducibile pm Rossi (corrente di sinistra, Movimento per la giustizia), che ieri al Csm avrebbe fatto il diavolo a quattro su Laudati,non inviò nel 2004 l'avviso di conclusione delle indagini?

Perché oggi c'è la corsa a mette­re in croce il poco simpatico Laudati per sei mesi di ritardo e nessuno dice nulla sul perché sette anni fa non si è impedito a Tarantini e al suo "sistema"trasversale,nemmeno con una timida fuga di notizie (abituale ai tempi) di fare quei danni che poi le indagini sulla sanità dei pm Scelsi e Digeronimo hanno evidenziato? Perché il presunto ritardo di sei mesi di Laudati su Tarantini è più grave di quello acclarato di Rossi su Gianpi in cinque anni? Non sarà perché c'è di mezzo Berlusconi?

 

ANTONIO LAUDATITARANTINI ANGELA DEVENUTO MOGLIE DI TARANTINIRAFFAELE FITTO GIUSEPPE SCELSIBerlusconi fotografato il 31 maggio 2009 davanti all'ingresso dell'hotel Palace di Bari, alle sue spalle Patrizia D'AddarioDESIRE DIGERONIMO

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....