“LE MONDE” SPUTTANA HOLLANDE: CRTICA OBAMA MA ANCHE LA FRANCIA HA IL SUO SISTEMA DI SPIONAGGIO (E L’ITALIA NO?)

Anais Ginori per "la Repubblica"

Tre piani seminterrati dentro a un grande palazzo del ventesimo arrondissement, est di Parigi. In questo bunker ultratecnologico vengono monitorati ogni giorno 4 miliardi di postazioni connesse, circa un miliardo di comunicazioni simultanee. Anche la Francia ha il suo programma Prism, il sistema di raccolta di metadati messo a punto dalla Nsa, l'agenzia di intelligence del Pentagono.

A rivelarlo è Le Monde con un'inchiesta che spiega come la Dgse, la direzione generale per la sicurezza esterna, stia da tempo spiando telefonate, email, sorvegli le attività su social network dei francesi: esattamente come accade per gli americani. Una rivelazione imbarazzante per François Hollande. Proprio qualche giorno fa, il Presidente è intervenuto sul Datagate, chiedendo agli Stati Uniti di "cessare immediatamente" le intercettazioni illegali. Il bunker della Dgse ha lavorato finora nel più assoluto segreto, com'era successo per la Nsa prima del "pentimento" del tecnico informatico Edward Snowden.

Ma nel caso francese, sottolinea Le Monde, il sistema opera in completa clandestinità. Contrariamente a quanto avviene negli Stati Uniti, dove Prism è autorizzato dal Congresso, la Dgse raccoglie comunicazioni private tra cittadini senza controlli istituzionali, in un inquietante vuoto giuridico. Mentre esiste una normativa severa per le intercettazioni del contenuto di conversazioni, non esistono leggi sulla sorveglianza e l'archiviazione dei "contenitori", ovvero i metadati: mittenti e destinatari delle comunicazioni, peso complessivo in byte, data, ora e collocazione geografica.

Non ci sono ancora notizie su come la Dgse utilizzi quest'enorme massa di informazioni. Il quotidiano francese spiega che la banca dati viene messa a disposizione delle altre agenzie di intelligence nazionali, apparentemente senza controlli. Il sospetto, spiega ancora Le Monde, è che oltre a servire nella prevenzione della sicurezza interna ed esterna, il bunker della Dgse funzioni anche per la creazione di dossier sulla vita privata di politici, imprenditori o personaggi di una qualche rilevanza per gli interessi dello Stato.
Seppure con mezzi minori rispetto alla Nsa, il sistema della Dgse è tra i primi cinque al mondo, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele e Cina.

Le dimensioni sono tali che, sottolinea Le Monde, il calore emesso da server e calcolatori nel seminterrato di boulevard Mortier basta a riscaldare l'intero palazzo dell'agenzia. In realtà, molti sostengono che si trattava di un segreto di Pulcinella. La Francia ha aziende che vendono software e programmi per le intercettazioni ed era facilmente immaginabile che avesse sviluppato in proprio un sistema simile a quello americano. Sul piano istituzionale, esiste una commissione parlamentare per i servizi segreti che probabilmente era a conoscenza del lavoro della Dgse.

Finora però non si è mai aperto un dibattito pubblico su questa sorveglianza clandestina. Dopo l'inchiesta di Le Monde, sia il ministero della Difesa che la Dgse hanno rifiutato di commentare. Nel 2010 il direttore tecnico dell'agenzia, Bernard Barbier, aveva candidamente ammesso l'esistenza del programma di raccolta dati.

In quell'occasione - un convegno sull'intelligence - si era persino vantato di aver messo in piedi una delle "migliori squadre di cripto-matematici" capaci di lavorare su un sistema che, attraverso satelliti e basi sparse per il mondo, processa in tempo reale milioni di gigabyte. Barbier aveva spiegato che era necessario monitorare anche i social network «perché i terroristi li utilizzano e s'infiltrano nelle reti usate dal grande pubblico». Oggi, probabilmente, lo spione Barbier sarebbe più prudente nel parlare.

 

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