bossi salvini lega

CARROCCIO AL CARTOCCIO – LA LEGA FESTEGGIA I SUOI PRIMI 40 ANNI (MA RISCHIANO DI ESSERE GLI ULTIMI) - LA FONDAZIONE DA PARTE DI UMBERTO BOSSI È DATATA 12 APRILE 1984. MA NON È PREVISTA ALCUNA CELEBRAZIONE - I BOSSIANI, NOSTALGICI DELLA LEGA NORD, VORREBBERO FESTEGGIARE PIU' PER RIMARCARE L’ABISSO CHE SEPARA IL VECCHIO PARTITO DALL’ATTUALE - IL SILURO DI BOSSI A SALVINI: “HA LE SUE IDEE, BISOGNA VEDERE SE FUNZIONANO”

Stefano Cappellini per “la Repubblica” - Estratti

 

bossi salvini

Questa è la storia di un partito che ha paura di festeggiare il suo compleanno. La Lega, la più antica forza politica italiana oggi in campo, sta per compiere 40 anni. Sì, ma quale Lega? Quella di Matteo Salvini, stravolta e ribattezzata pochi anni fa a immagine e somiglianza del suo leader?

 

O quella di Umberto Bossi, della quale ormai non si vede quasi più traccia nel Carroccio salvinizzato e spostato all’estrema destra? Evidente quale sia la grana che un tempo, con abusato gioco di parole, si sarebbe detta padana: chi ha voglia di festeggiare l’anniversario, cioè i bossiani e i nostalgici della Lega Nord, vuol cogliere l’occasione per rimarcare l’abisso che separa il vecchio partito dall’attuale. Che è appunto il motivo per cui Salvini e i suoi non hanno voglia di celebrazioni, tanto che al momento, e manca meno di un mese alla data, non è in calendario alcuna iniziativa nazionale, tanto meno una festa.

 

UMBERTO BOSSI - IL DOCUMENTO SULLA FONDAZIONE DELLA LEGA

Varese, pomeriggio del 12 aprile 1984. Il quarantaduenne Umberto Bossi da Cassano Magnago entra nello studio del notaio Franca Bellorini insieme a: Marino Moroni, rappresentante di commercio; Pierangelo Brivio, commerciante; Giuseppe Leoni, architetto; Emilio Sogliaghi, dentista; Manuela Marrone, sua moglie. Per i curiosi: sull’atto notarile, alla voce professione, Bossi è “editore”, e tecnicamente non fa una grinza. Dal marzo 1982 pubblica in proprio “Lombardia autonomista”, un giornale di poche pagine stampate con il ciclostile, macchinario caro a ogni militante di qualsiasi orientamento che superi i 60 anni, sul cui primo numero è scritto così: «Non importa che lavoro fate e di che tendenza politica siete, quello che importa è che siete, e siamo, tutti lombardi».

 

(...)

 

Mancano pochi mesi alle elezioni europee del 1984, perfetta coincidenza con l’attualità, dove Bossi si presenterà per la prima volta con la sua creatura al giudizio dell’elettorato nazionale, alleato con gli indipendentisti della Liga Veneta che hanno già clamorosamente eletto due parlamentari alle Politiche del 1983.

 

La lista si chiama: Liga veneta – Unione per l’Europa federalista. Il risultato sarà un trascurabile 0,47 per cento. Ma è la prima scintilla di un grande incendio. Soprattutto, a dispetto dei rapporti di forza iniziali, non saranno i veneti a inglobare i lombardi, bensì molto presto il contrario.

 

UMBERTO BOSSI

Oggi sono di nuovo i veneti a guidare la rivolta verso i lombardi. Anzi, un lombardo: Salvini. L’europarlamentare ed ex segretario della Lega veneta Gianantonio Da Re, espulso una settimana fa per aver definito «cretino» Salvini in una intervista a Repubblica , non è portatore di un parere isolato tra gli indigeni. Il presidente della Regione Luca Zaia, strattonato dalla contesa nella maggioranza di governo sul terzo mandato, è su posizioni molto distanti da Salvini e da qualche tempo non fa più molto per nasconderlo.

 

Su un punto molti militanti veneti sono in assoluta sintonia con i compagni lombardi: la Lega per Salvini premier è un partito che ha tradito lo spirito e la missione politica del partito che fu di Bossi, un partito che ha svenduto il federalismo per un nazionalismo di risulta, ha sostituito l’industrialismo con la lotta al gender, l’antifascismo bossiano con un criptofascismo alla Vannacci, la cui probabile candidatura alle Europee nelle liste della Lega provoca itterizia nella vecchia base nordista. Insomma, una succursale della Fiamma missina, che per giunta, a differenza del Carroccio, arde di salute e voti.

umberto bossi luca zaia

 

Ancora oggi Bossi racconta spesso con orgoglio la storia di sua nonna Celesta, socialista e torturata dai fascisti perché custodiva in casa una foto di Giacomo Matteotti: fu portata in uno scantinato di Busto Arsizio, legata su una specie di cyclette e costretta a pedalare a tutta fino a quando non si ruppe le rotule. Anche per questo il Senatur non nasconde il ribrezzo per il fatto che la sua creatura vada un Europa a braccetto con quella che lui, quando era già un affermato leader nazionale, chiamava «canaglia fascista».

 

Dopo la disfatta in Sardegna, un misero 3 per cento, l’ex deputato Paolo Grimoldi, animatore della fronda Comitato Nord e molto vicino a Bossi, ha chiesto di togliere il nome di Salvini dal simbolo: «Serve a evitare una debacle alle Europee», ha spiegato. A domanda sul Ponte sullo Stretto, il nuovo Graal salviniano, Grimoldi risponde fantozzianamente: «Una cagata pazzesca». Pochi giorni fa, dal palco di una festa del partito in provincia di Bergamo, Grimoldi ha chiesto «un passo di lato » di Salvini. La notizia è che parte del pubblico ha risposto con scroscianti applausi.

 

uca zaia umberto bossi

I rapporti tra il Capitano e il Senatur, è cosa nota, sono pessimi. Ad aggravare la situazione c’è che la Lega ha deciso di non farsi più carico del pagamento di un nuovo accompagnatore per Bossi dopo che l’ultimo è andato in pensione, cosa che ha reso ancora più rare le sortite romane del fondatore della Lega. Il quale, però, seppur costretto nello storico domicilio di Gemonio non rinuncia a pizzicare il successore: «Salvini? Ha le sue idee. Bisogna vedere se funzionano », è l’ultima stilettata.

 

salvini Gianantonio Da Re

Nella Lega il clima interno è pesante, tanto che al confronto persino il litigioso Pd pare una confraternita zen. I bossiani rimproverano di aver giustificato la mancata assunzione di un nuovo accompagnatore per Bossi spargendo voci, infondate, di un grave peggioramento del suo stato di salute. Si dice che la moglie di un importante colonnello salviniano, impegnata nella stesura di un libro sulla storia della Lega, abbia chiesto a Bossi di scriverne la prefazione.

 

Risposta: non se ne parla. Capite bene perché non sia aria di festeggiamenti condivisi per l’anniversario. Anche se la differenza con Forza Italia, che il mese scorso ha celebrato in pompa magna a Roma il trentennale della scesa in campo di Berlusconi, è lampante come il rischio del sorpasso postumo del berlusconismo alle Europee.

BOSSIdito medio umberto bossiTONI DA RE - MATTEO SALVINITONI DA RE - MATTEO SALVINI Gianantonio Da Re - Matteo Salvini

 

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