maria elena boschi

LEGGERE E CONSERVARE LA MERAVIGLIOSA INTERVISTA AUTO-PULENTE DI MARIA ELENA BOSCHI - IL VITTIMISMO SU BANCA ETRURIA, GLI ATTACCHI SUBITI PERCHE’ DONNA (“IN ITALIA E’ DIFFICILE ACCETTARE UNA DONNA DI POTERE”) - E POI MINIMIZZA SUL COMA DEL PD E SULLE COLPE DI RENZI (“IL SUO DIFETTO? SI FIDA TROPPO DEGLI ALTRI”) - E SULLA PROMESSA, MAI MANTENUTA, DI RITIRARSI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM HA DETTO…

maria elena boschi

Stefania Chiale per www.corriere.it

 

Maria Elena Boschi ha imparato ad amare quelle che chiama le sue «montagne russe». La diffidenza quando è stata eletta – giovane (bella) donna – ministro per le Riforme costituzionali; la luna di miele del governo Renzi; la violenza degli attacchi personali durante la vicenda Banca Etruria; e quello che oggi definisce «un nuovo inizio».

 

Che fine ha fatto la donna simbolo del potere renziano? Mentre arrivo di fronte al complesso della Camera dei Deputati di Palazzo Valdina a Roma, l’Onorevole Boschi sta finendo l’intervento in Aula sui vaccini, durante la discussione sul dl Milleproroghe. L’appuntamento rischia di slittare, invece aspetterò pochi minuti prima di trovarmi davanti l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel suo nuovo ufficio da deputata Pd, eletta nel collegio più isolato d’Italia, Bolzano.

 

MARIA ELENA BOSCHI ALTRA FOTO CANCELLATA

Onorevole, come si sta all’opposizione?

«Politicamente si stava meglio prima, su questo non c’è dubbio! E anche l’economia italiana stava meglio. Per me è un’esperienza nuova, dunque interessante. Cerco d’imparare, anche se chi è stato al governo è abituato a vedere e a subire le opposizioni: ero allenata».

 

Lei è passata dall’essere la donna politica più potente di Italia a deputata semplice. È un sollievo avere meno responsabilità?

«Era una responsabilità che mi ero cercata, nessuno ti obbliga a fare il ministro. Ecco perché quest’estate mi è sembrato inaccettabile quando il ministro Toninelli ha scelto di non rientrare dalle vacanze dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova. Ha detto che doveva occuparsi della sua famiglia. Se c’è una tragedia come quella, il Ministro dei Trasporti rientra, perché prima della sua famiglia vengono le famiglie delle vittime e degli sfollati. Io non vivo come un sollievo il fatto di non avere più quel tipo di responsabilità, ma mi godo la maggiore libertà».

 

Com’è adesso la sua vita?

maria elena boschi instagram

«Ho più tempo per me, gli amici e la famiglia. Ho riscoperto la bellezza di avere una mezza giornata nel weekend per leggermi un libro o guardare un film: anche quello serve a ripartire. Lavoro tanto – tra Parlamento e studio legale – ma rispetto a prima è come se facessi un part-time! Negli anni di governo non ho mai spento il cellulare. Quando ho avuto anche la responsabilità di seguire la Protezione Civile, ero abituata a svegliarmi più volte di notte per verificare di non perdere telefonate o messaggi. La notte del 1° giugno, quando si è insediato il nuovo governo, l’ho spento per la prima volta. Per qualche settimana continuavo a svegliarmi, controllavo lo schermo, poi pensavo: “No, non tocca più a me”».

 

MARIA ELENA BOSCHI SBRACIOLA ALLA FESTA DELL'UNITA' DI SANTOMATO (PISTOIA)

Lei ha fatto un percorso abbastanza unico: ministro a 33 anni, sottosegretario a 35, a 37 è tornata ad essere deputata semplice.

«Le mie montagne russe le ho vissute già da ministro. È stata un’esperienza formativa dal punto di vista umano: ho dovuto combattere, appena nominata, i pregiudizi per cui “be’, è arrivata al governo giovane e senza esperienza, faceva comodo avere delle donne in squadra” oppure “è carina, ma non è così brava”».

 

Come li ha affrontati?

«Con umiltà, spero, e determinazione. Ho cercato di andare avanti per la mia strada, sapendo che era una bellissima opportunità, che me la dovevo meritare e che stava a me dimostrare ogni giorno di esserne all’altezza».

MARIA ELENA BOSCHI AL MARE

 

E poi?

«C’è stata la fase di luna di miele del governo: avevamo un consenso altissimo. Finii – anche se queste cose lasciano il tempo che trovano – nella lista dei 28 personaggi che stanno cambiando l’Europa stilata da Politico.eu».

 

Terza fase?

«Subito dopo: è esploso l’attacco mediatico delle opposizioni sulla vicenda Banche. Improvvisamente sono diventata una delle donne più bersagliate d’Italia, insieme a Laura Boldrini e a qualche altra collega. Certamente una di quelle maggiormente sotto pressione».

 

MARIA ELENA BOSCHI AL MARE

Oggi in che fase è?

«Per me questo è un nuovo inizio. È molto stimolante: ho ripreso in parte il mio mestiere di avvocato e posso rimettermi alla prova come deputata nell’attività politica, che resta la mia priorità. Ho una mentalità un po’ anglosassone: credo che si possa ricominciare anche dopo una sconfitta. Trovo avvincente la sfida di ripartire nel momento in cui tutti ti danno per morto».

 

Gli attacchi che ha subito, sui social e non solo (penso al Cosciometro del Fatto Quotidiano): le è mai successo che per strada qualcuno le ripetesse le stesse cose?

«No, nemmeno attenuate, e nemmeno nei momenti peggiori. Ho avuto contestazioni in alcune iniziative pubbliche, ma mai offese personali».

 

MARIA ELENA BOSCHI

Crede che invece politicamente le abbiano fatto pagare il fatto di essere donna e, aggiungo, una bella donna? Si è sentita un capro espiatorio?

«Non so se sono stata il capro espiatorio, però il fatto che la vicenda di Banca Etruria abbia colpito indirettamente anche me…».

 

Indirettamente?

«Sì, perché non ho mai avuto un’indagine né ho mai avuto un ruolo in quell’istituto, però ha toccato me politicamente. Mi hanno massacrata per nulla. E anche chi scriveva articoli di fuoco contro di me, in privato mi diceva: “Sappiamo che tu non c’entri niente”».

 

maria elena boschi e giancarlo giorgetti

La Commissione bicamerale ha appurato che non vi furono pressioni, ma col senno di poi userebbe più cautela?

«No, perché non mi sono mai occupata della vicenda di mio padre. L’ha ribadito il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco: l’unica volta che parlai di Banca Etruria dissi che la mia preoccupazione era per i dipendenti dell’istituto e per il mio territorio e che non avrei voluto alcuno sconto, alcun favoritismo su mio padre. La vicenda di Banca Etruria è stata scelta per assorbire l’attenzione mediatica e non parlare di altre crisi bancarie, soprattutto delle Venete, dove ci sono forti interessi della Lega. Ed è servita come arma di battaglia politica: colpendo me, colpivano un intero progetto politico».

 

L’essere donna crede abbia influito?

«Un po’ sì. Credo che quello che ho fatto io, nel bene o nel male, sia stato accettato con più fatica che non se l’avesse fatto un uomo».

 

Perché?

maria elena boschi

«Perché nonostante gli enormi passi in avanti non riusciamo ancora ad accettare che le donne, a maggior ragione se giovani, possano avere dei ruoli in cui si gestisce il potere. E io li ho avuti. Non siamo ancora davvero abituati in politica e neanche in altri settori: quante sono le donne direttrici di giornali o che firmano editoriali? Se ce ne fossero di più, non avremmo forse un punto di vista diverso sulle donne in politica?».

 

Da Sottosegretario aveva la delega alle Pari Opportunità. Qual è il suo punto di vista sul movimento #MeToo?

maria elena boschi e le amiche 6

«Sono stata molto prudente. Penso che il garantismo si debba applicare a tutti i settori: bisogna distinguere tra processi mediatici e processi nei Tribunali. Ma il movimento #MeToo ha il grandissimo merito di aver fatto prendere consapevolezza della necessità di denunciare e ha accesso i riflettori su un tema grave e trasversale come la violenza psicologica, fisica e sessuale sulle donne nelle relazioni di potere».

 

È stata eletta in Alto Adige. L’ha vissuta come un esilio?

«No, assolutamente no. La mia prima scelta era Arezzo, anche per potermi togliere qualche sassolino dalle scarpe. Poi abbiamo pensato a una candidatura altrove, per evitare che tutta la campagna venisse focalizzata sul tema banche. Il collegio di Bolzano non è stato casuale: avevo lavorato molto, nei quattro anni e mezzo precedenti, sulle Autonomie Speciali. Conoscevo come funziona la realtà dell’Alto Adige, così diversa dal resto d’Italia».

MARIA ELENA BOSCHI

 

Ha trovato diffidenza?

«No. Ho trovato molta curiosità: ero per certi versi una novità lì. Mi hanno fatto un po’ l’esame. Gli altoatesini sono pragmatici. Dicono: “Se una persona è capace, ci conosce ed è forte nel rappresentarci a Roma, tanto meglio!”. Quando hanno capito ad esempio che sapevo com’erano organizzati i Vigili del Fuoco, in modo diverso dal resto del Paese, hanno detto: “Va bene, possiamo votarti!”».

 

Temeva di più il M5S al governo o la Lega che al governo c’era già stata?

«La cosa che temevo di più, ma che davo per scontata, era che si mettessero insieme. I legami ideologici tra i due sono molto più radicati di quanto non s’immagini. Casaleggio andava ai comizi di Bossi quando ai comizi di Bossi non ci andava nessuno. E Travaglio scriveva sulla Padania, con il nome Calandrino».

 

MARIA ELENA BOSCHI

E adesso chi teme di più?

«Nessuno dei due, o entrambi. Mi preoccupa il consenso che hanno oggi e il continuo gioco al rialzo che fanno. Ogni volta che Salvini fa una dichiarazione, Di Maio sente di perdere terreno e fa una promessa ancora più fantasmagorica: se dessimo per scontato che i due vicepremier dicono la verità, saremmo a quota 150 miliardi nella prossima Legge di Bilancio».

 

Quanto possono andare avanti? I terreni di scontro sono sempre più numerosi. Le sanzioni all’Ungheria, i 49 milioni di fondi pubblici alla Lega, le priorità della politica economica, per dirne alcuni…

«Il governo non durerà cinque anni. Ma la crisi sarà economica prima che politica. Non romperanno per scelta politica, ma perché a un certo punto sarà insostenibile la pressione dei cittadini rispetto alle promesse non mantenute. Dovranno inventarsi qualcosa (dare la colpa all’Europa?) per far saltare il tavolo: i 5 Stelle sono affetti da una sorta di sindrome di Stoccolma costante di fronte a Salvini. Stanno accettando qualunque cosa, compresa la vicenda della nave Diciotti».

 

MARIA ELENA BOSCHI

Lei è andata sulla Diciotti ed è stata criticata per questo.

«Preferisco essere criticata per l’esserci andata che essermene rimasta al mare senza polemiche, ma non avendo svolto il mio dovere. Poi certo, sui social mi è stato augurato qualunque cosa potesse capitarmi di male su quella nave…».

 

Qual è la strategia di Salvini sui migranti?

«Una strategia che pare premiarlo nell’immediato, perché è un’operazione d’immagine. Prende una nave, la blocca, tiene in ostaggio delle persone. Nel frattempo negli altri porti d’Italia le navi continuano ad arrivare. Salvini non fa una politica vera per prevenire il fenomeno migratorio, che è lunga, è complicata e non ha il consenso immediato. Sta distruggendo il lavoro che abbiamo fatto in Europa».

MARIA ELENA BOSCHI

 

I 5 Stelle non hanno ancora colto lo scarto tra movimento e azione di governo?

«La prima cosa su cui Di Maio ha dovuto diventare grande, e smettere di fare le promesse da marinaio, è stata l’Ilva. Ha detto per anni che avrebbero chiuso lo stabilimento una volta al governo. Non l’ha chiuso e ha negoziato al ribasso. Come fa a ripresentarsi a Taranto – ammesso che sappia che Taranto è in Puglia – come glielo spiega a quelle persone che le ha prese in giro in cambio di voti? E sarà lo stesso problema che avrà su TAP e su TAV».

 

Il ministro Fraccaro ha rilanciato le riforme costituzionali e propone cose non dissimili alle sue, come l’abolizione del Cnel e la riduzione del numero dei parlamentari. Soddisfazione o amarezza?

MARIA ELENA BOSCHI A PORTA A PORTA

«Intanto tiro un sospiro di sollievo: Davide Casaleggio un mese fa disse che si poteva “abolire il Parlamento”. Almeno pare che non lo vogliano più chiudere. Questi annunci dimostrano quello che abbiamo sempre detto: quella del M5S era esclusivamente una posizione di antitesi politica. Si trattava di riforme che avrebbero ridotto i costi, semplificato il sistema e magari ridato un po’ di fiducia nelle istituzioni. Proveranno a farle loro e una risata li seppellirà».

 

Che fine ha fatto il Pd? Chi l’ha votato e ancora lo vorrebbe vedere al governo, non se ne capacita.

«È normale che dopo una sconfitta ci sia un po’ di spaesamento».

 

Dove ha sbagliato Matteo Renzi?

MARIA ELENA BOSCHI E MATTEO RENZI

«Se abbiamo sbagliato, abbiamo sbagliato tutti – io compresa – perché abbiamo condiviso con lui le scelte in Consiglio dei ministri e nel Pd. Renzi, da vero leader, si è assunto ogni responsabilità ma non vuol dire che decidesse tutto da solo. Forse abbiamo voluto affrontare in una sola volta, tutte insieme, troppe riforme. Ma non penso che ci fosse un altro modo per cambiare il Paese dopo 20 anni di scelte rinviate».

 

In cosa avete sbagliato?

«Sul piano politico non abbiamo capito che il voto sul referendum sarebbe stato un voto politico. E poi non siamo stati capaci di comunicare quello che facevamo in modo efficace, forse. Si accusa il Pd di non essere stato presente nei luoghi della povertà, del disagio, nelle periferie. Francamente siamo stati più noi nelle periferie del M5S, che ne ha appena cancellato i fondi. Abbiamo cercato di dare risposte alle esigenze delle persone più fragili, ma non siamo stati capaci di dire loro in modo convincente: “Non riusciremo a risolvere tutti i problemi, perché non abbiamo la bacchetta magica, però proviamo insieme a superarli, siamo con voi”».

MARIA ELENA BOSCHI DA' IL CINQUE A MATTEO RENZI

 

Un punto di forza e un difetto di Matteo Renzi?

«Il coraggio. È il politico più coraggioso che conosco. Il difetto? Si fida troppo degli altri. Pensi a quanti debbono tutto a Renzi e il giorno dopo lo hanno scaricato in modo vergognoso».

 

Vi si rivolge la stessa critica: aver promesso di ritirarvi in caso di sconfitta e non averlo poi fatto...

«Col senno di poi ho sbagliato. Ma l’ho detto perché credevo in quella battaglia. Se c’è ancora qualcuno che a 35 anni fa politica con passione, e magari si lascia scappare una frase per un eccesso di entusiasmo, non mi sembra così grave..!».

justin trudeau maria elena boschi

 

D’accordo, ma gli elettori si sentono presi in giro. Chi deve essere il nuovo segretario?

«Gli elettori hanno votato per Renzi. Due volte alle primarie. Se occupa il posto che occupa è perché prende molti voti. Il nuovo segretario o la nuova segreteria dovrà riuscire a riaccendere un sogno. Io voterò qualcuno che non rinneghi quello che abbiamo realizzato in questi anni».

 

Lei lo farebbe?

«Nel partito ci sono tante donne e tanti uomini in grado di farlo».

 

Però le piacerebbe?

«A me piace tutto quello che ti permette di migliorare il Paese. Ma in questo momento proprio non ci penso. Il mio contributo è più utile nella vita parlamentare adesso».

 

maria elena boschi in sicilia 6

Prossimo appuntamento, le Europee a maggio 2019. Sono state l’unico grande risultato elettorale – era il 2014 – di Matteo Renzi. Segneranno un ritorno della speranza per il Pd?

«Non sono l’unico risultato importante, ma sicuramente sono state un risultato storico. Tornerà se saremo capaci di far vincere una speranza nel Paese. Parliamoci chiaro: se vincono Lega e M5S, sarà un serio problema per l’Unione».

 

La Socialdemocrazia sta vivendo un serio problema ovunque…

«L’Europa ha bisogno di un’Italia forte ed europeista. Il Pd può riaccendere quella speranza. Ma dobbiamo usare il linguaggio della verità, che oggi non va più di moda. Davvero vogliamo vivere in uno Stato in cui tutto dipende dagli altri? I miei nonni, che erano contadini e avevano la quinta elementare, non immaginavano certo che una loro nipote si sarebbe seduta al governo, però mi hanno sempre insegnato a dare il massimo. Mi piacerebbe che oggi gli italiani fossero consapevoli anche dei loro doveri. Altrimenti, saremo meno liberi: se lo Stato ti può dare qualunque cosa, te la può anche togliere».

MARIA ELENA BOSCHI CON LA GOLINO AL BRANCACCIO

 

Lei ha qualcosa da rimproverarsi?

«Non ridirei la frase “se perdo, lascio”: questa è facile! Poi è chiaro che certe cose le farei meglio. Non credo diverse però, sono sincera. So che non mi sono risparmiata».

 

Si reputa una donna felice?

«Sì, sono felice. Perché sono dove volevo essere, mi posso occupare di politica, che mi ha travolto e sconvolto la vita, che mi appassiona e mi piace ancora, dopo i colpi bassi e la sconfitta. E poi sono felice perché ho una vita piena di persone a cui voglio bene. Per me i rapporti umani sono il bene più prezioso e li ho coltivati anche se a volte con qualche fatica, negli ultimi anni, perché il mio lavoro mi assorbiva molto».

MARIA ELENA BOSCHI ALL ANEMA E CORE DI CAPRI

 

Una curiosità, il libro che sta leggendo?

«Ne sto leggendo due in contemporanea, uno però magari poi non lo scriva sennò mi fanno mille battute».

 

Vada col primo.

«Non si abbandona mai la battaglia, di Eric Greitens. È il racconto di un ex Navy Seal a un commilitone sulla resilienza, su come ci si reinventa tornati dall’Afghanistan».

 

E quello col titolo compromettente?

maria elena boschi a venezia col fratello

«Il desiderio di essere come tutti, di Francesco Piccolo».

 

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