LA LEVA RENZISTICA DEL 2014 - IL PREMIER SI BUTTA SU “SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE” E “LEVA PER LA DIFESA DELLA PATRIA” ALLA RICERCA DEI VOTI DEL TERZO SETTORE - MA PER LA SUA RIFORMA CI VOGLIONO ALTRI MILIARDI (NON PERVENUTI)

Antonio Castro per "Libero quotidiano"

Matteo Renzi una ne fa e 100 ne propone. Ieri -presentando le linee guida di riforma per il Terzo settore -ha ipotizzato un vasto intervento normativo di riforma del no profit. Intervento che, tra l'altro, prevede «una leva per la difesa della Patria», un «servizio civile universale per 100mila giovani all'anno nel primo triennio, della durata di 8 mesi prorogabili di 4, al quale possono partecipare anche gli stranieri».

E di far risorgere l'Autority per il Terzo settore (abolita solo qualche mese fa da Enrico Letta perché costava meno di 1 milioni di euro). Se la vaga riapertura della leva militare appare come un paradosso, in un periodo in cui agli organici delle forze armate si vogliono applicare i rigidi diktat della spending review (ipotizzati tagli di organico tra i 40 e i 50mila militari), è ben più comprensibile (politicamente) l'attenzione per il variegato mondo del sociale.

Tanto sottovalutato (proprio dai politici), quanto imponente nei numeri. Stando all'ultimo monitoraggio Istat (IX censimento generale dell'industria e dei servizi), in Italia ci sono 301.191 società no profit attive. L'aspetto sorprendente è che, in barba alla crisi e alla recessione, queste realtà economiche sono cresciute del 28% rispetto al 2001. E poi coinvolgono in vario modo circa il 10% degli italiani: i volontari censiti sono ben 4,7milioni, ai quali bisogna aggiungere gli oltre 681mila dipendenti, i 271mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei.

Non a caso questo rinnovato interesse per il sociale - spuntato giusto alle porte della tornata elettorale per le Europee - ha raccolto l'entusiastica accoglienza di quasi tutte le associazioni e sigle del no profit. Quasi tutte, appunto. C'è infatti chi teme che dietro gli annunci roboanti ci sia ben poco. E per questo Fabrizio Ferraro, responsabile dei progetti servizio civile del Cesc (Coordinamento enti servizio civile) Project, mette subito le mani avanti e dice «no» a un servizio civile obbligatorio proprio per «non creare di nuovo gli obiettori di coscienza, come ai tempi della leva militare».

Ferraro fa due conti e smonta anche gli ambiziosi progetti del presidente del Consiglio. Servirebbero, dice, «finanziamenti adeguati per progetti che in caso contrario rimarrebbero solo sulla carta. Basti pensare che quest'anno i fondi hanno coperto solo 19mila posti sulle 80mila richieste giunte complessivamente». Certo la riforma del Terzo Settore annunciata dal presidente del Consiglio, che ha anche chiesto a cittadini e operatori del settore di partecipare alla consultazione on line per raccogliere contributi e proposte, è un primo passo ma poi si va comunque a sbattere contro la mancanza di risorse economiche e i tempi lunghissimi della burocrazia.

«Agli annunci », taglia corto Ferraro, «devono seguire i fatti concreti. Siamo già in ritardo con l'apertura del bando per la presentazione dei progetti che permettano la partenza dei volontari nel 2015». E la riesumazione della naja militare? Se l'idea stride con i ventilati tagli al personale alla Difesa che giusto qualche settimana fa il commissario Carlo Cottarelli ha suggerito di attuare, c'è chi sfida Renzi a dimostrare la sostenibilità finanziaria della nuova proposta.

Come l'ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa che ai vertici delle forze armate aveva fatto fuoco e fiamme per racimolare risorse e poter proporre ad un limitato gruppetto di aspiranti militari in erba una mini naja. «Ho sentito la proposta di Renzi sul servizio civile nazionale universale», ribatte ironico La Russa, «mi piacerebbe, ma quando, come, con quali soldi?», si chiede l'esponente di FdI- AlleanzaNazionale.

«Renzi annunci, almeno, che le tre settimane che io ho indetto quando ero ministro (la cosiddetta mininaja) quest'anno si facciano con tre corsi di tre settimane per un gruppo limitato di giovani, annunci che ci sono i soldi almeno per questo. I miliardi che ci vogliono per quello che ha promesso lui vedremo dopo dove li trova», ironizza. Belle le proposte, stupende le promesse. Peccato che vadano ad infrangersi contro la realtà finanziaria. I soldi non ci sono. Renzi se volesse veramente essere solidale potrebbe - ad esempio - concedere alle famiglie la detraibilità completa per le spese di assistenza domiciliare dei familiari disabili.Ma è più facile ipotizzare grandi riforme che attuare piccole migliorie.

 

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