AVANTI UN ALTRO! IL LIBRO DEI SOGNI DI “LURCH” COTTARELLI, IL CACCIATORE DI SPRECHI CHE GIA’ FRENA SULLE AUTO BLU

1. LURCH, IL MAGGIORDOMO DELLA FAMIGLIA ADDAMS, HA UN GEMELLO: CARLO COTTARELLI
Ci hanno messo tempo poi quelle malelingue del Tesoro sono riuscite a trovare un soprannome per Carlo Cottarelli. Mr. Spending Review è stato ribattezzato Lurch, come il maggiordomo della famiglia Addams, che inglese vuol dire barcollare. Un personaggio sicuramente meno famoso di Morticia, Gomez o zio Fester, ma ugualmente ben conosciuto dal grande pubblico per quel "chiamatooooo" urlato ogni volta di cui c'era bisogno di lui e per la sua ossessione a giocare a nascondino.

2. AVANTI UN ALTRO! IL LIBRO DEI SOGNI DEL "RAGIONIER" COTTARELLI
Alessandro Barbera per "La Stampa"

C'è un gruppo di lavoro sulle cure termali dei militari, che evidentemente costano più dei benefici che arrecano ai nostri generali. Quello su Aci e Motorizzazione Civile, due enti che da sempre fanno la stessa cosa ma che nessun governo ha mai osato fondere. Alzi la mano chi conosce la differenza che corre fra capitanerie di porto, guardia costiera e autorità portuali: un gruppo si occuperà anche di loro.

E ancora: revisione delle centrali appaltanti dei provveditorati alle opere pubbliche (ricordate lo scandalo Balducci?), coordinamento fra militari e forze di polizia, archivi di Stato, scuole di formazione, «razionalizzazione della gestione del servizio intercettazioni telefoniche», «della rete delle prefetture», dell'«attività dei corpi forestali» e del coordinamento di questi ultimi con «Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza».

Per capire cosa sia davvero la spesa pubblica italiana, quella che secondo alcuni sarebbe tutto sommato «in linea con la media europea» basta scorrere l'allegato che Carlo Cottarelli ha inserito alle dieci pagine del suo piano di lavoro. Per tentare di venire a capo dei mille rivoli di sprechi l'ex direttore del Fondo monetario ha dovuto costituire otto gruppi trasversali ai centri di spesa «orizzontali» più altri sessantotto (68) «verticali» più specifici e divisi fra Palazzo Chigi, ministeri, Regioni, Province, Comuni.

«Più mobilità»
Uno dei gruppi «orizzontali» si occuperà del terreno vergine della mobilità dei dipendenti pubblici, nella storia imposta solo a militari e prefetti. Il burocratese è incerto, le finalità chiare: si va dall'«esplorazione dei canali di uscita e rivalutazione delle misure sul turnover» all'«armonizzazione del sistema retributivo e contrattualistico».

Le imprese si fan per tre
Alle Infrastrutture qualcuno si occuperà di cercare gli sprechi che si annidano nelle oscure «gestioni governative». La voce «contributi alle imprese» vale trenta miliardi di trasferimenti annui: metà se li prende lo Stato, il resto le Regioni. Nessun contribuente conosce la destinazione di questi denari. Ebbene, per venirne a capo Cottarelli ha deciso di dividere il lavoro in tre gruppi, uno per ciascuno dei ministeri che li governa e li distribuisce: Tesoro, Sviluppo economico, Infrastrutture.

L'intoccabile voce «Ferrovie dello Stato» vale ogni anno cinque miliardi di trasferimenti all'azienda: nessuno, al di fuori dei suoi vertici, sa come vengano spesi questi fondi, da soli sufficienti a finanziare una riforma danese degli ammortizzatori sociali. Non c'è ministero che non abbia «enti vigilati» di cui valutare qualità ed efficienza. E poi «enti fiera», «enti di ricerca», «enti lirici».

Alla terza pagina della lista ci si arriva sfiancati a immaginare quante tasse se ne vadano in spese che nessuno ha mai davvero monitorato. Basti dire che quando l'allora ministro Passera convinse Monti a iniziare a pagare i cento miliardi di arretrati dello Stato e degli enti locali ai privati, a Grilli servirono settimane solo per censire quanti fossero i centri di spesa autorizzati: 23mila.

Auto blu, niente gruppo
Restano fuori dai gruppi di lavoro di Cottarelli gli organi di rilevanza costituzionale (Camera e Senato, Corte Costituzionale, Banca d'Italia), perché la Carta garantisce a questi enti il potere di far da soli. Restano escluse anche auto blu e consulenze. Curiosa la motivazione addotta nel documento: «Alcuni temi trasversali verranno sviluppati direttamente dal gruppo di base (i dieci collaboratori diretti di Cottarelli) perché non abbastanza complessi da giustificare la creazione di gruppi di lavoro». Il sospetto è che il tema sia troppo sensibile per essere trattato direttamente in enti e ministeri.

«Più tagli se possibile»
È almeno la terza volta che un governo tenta di venire a capo della giungla degli ottocento e più miliardi di spesa italiana, somma di piccoli privilegi, burocrazie inefficienti, governi troppo deboli per imporre cambiamenti veri. Cottarelli ci mette l'entusiasmo di chi questo lavoro l'ha fatto in giro per il mondo e ora è chiamato a ottenere risultati nel suo Paese.

A differenza di Saccomanni, che a voce promette due punti di Pil nel prossimo triennio, il documento di Cottarelli si limita a ripetere più o meno le grandezze già indicate dalla legge di Stabilità, quei risparmi che - se non ci saranno - si tramuteranno in un taglio delle agevolazioni fiscali per gli italiani: 3,6 miliardi nel 2015, 8,3 nel 2016, 11,3 nel 2017. Nel documento non c'è traccia nemmeno della volontà di Saccomanni di anticipare all'anno prossimo un po' di questi risparmi.

Dalle sue parole si capisce però che il governo lo ha messo sotto pressione nella speranza di arrivare dove la politica non è mai arrivata: «Contiamo di avere qualche risultato già per la fine di febbraio». Ci riuscirà?

I poteri che la legge istitutiva gli ha garantito sono effettivamente importanti, molto più estesi di quelli che il governo Monti garantì a Enrico Bondi. Ha firmato un contratto triennale al riparo dallo spoil system, potrà disporre ispezioni della Guardia di Finanza, studiare un sistema di incentivi finanziari per premiare gli enti virtuosi, organizzare corsi di formazione per migliorare l'efficienza degli uffici, arrivare fin nell'ultima società comunale, purché non quotata in Borsa. Come un ministro, più di un ministro.

 

 

LURCH FAMIGLIA ADDAMS LURCH FAMIGLIA ADDAMS Fester lurch COTTARELLI carlo cottarelli CARLO COTTARELLI CARLO COTTARELLI

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO