lucia borgonzoni alessandro giuli

“SE SONO RIMASTA AL MIO POSTO, È PERCHÉ IL CINEMA HA FIDUCIA IN ME” – LA LEGHISTA LUCIA BORGONZONI, SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA, SCHIVA LE POLEMICHE SU TAX CREDIT E SUL CAOS AL MINISTERO DELLA CULTURA, E SMENTISCE LO SCAZZO CON IL MINISTRO GIULI: “E' ASSOLUTAMENTE GONFIATA. SIAMO AMICI DA ANNI, OGNI MIA DECISIONE È STATA CONDIVISA CON LUI. IL MINISTRO NON SOLO MI HA LASCIATO LA DELEGA PER SUA SCELTA, MA NE HA AGGIUNTA UN’ALTRA” – “IL TAGLIO AL TAX CREDIT LO ABBIAMO FATTO PRIMA DEL CASO KAUFMANN, CI ERANO ARRIVATE TROPPE SEGNALAZIONI DI IRREGOLARITÀ” - "MI BATTO SENZA PARAOCCHI POLITICI. SE UN’OPERA VALE, NON HO MAI CHIESTO PER CHI VOTA CHI..."

Estratto dell’articolo di Paola Di Caro per il “Corriere della Sera”

 

ALESSANDRO GIULI - LUCIA BORGONZONI

Ci sono stati giorni in cui è sembrato che il mondo del cinema italiano fosse a un passo dal fallimento epocale. Perché chi il cinema lo fa lamentava un’assenza del governo, soprattutto sulla norma e i fondi del Tax credit.

 

E perché al vertice del ministero della Cultura stava avvenendo uno scontro tra il titolare Alessandro Giuli (FdI) e il sottosegretario Lucia Borgonzoni (Lega), che sul cinema ha la delega e che — sembra — a lui risultasse troppo potente: «Non può passare tutto per lei», si era sfogato.

 

Sono seguite dimissioni della presidente di Cinecittà Chiara Sbarigia dopo le rivelazioni da parte del Fatto a proposito dell’ex portavoce dell’ex ministro Sangiuliano, e consulente del capo dipartimento Turetta, che avrebbe agevolato moderazioni di eventi a favore di giornalisti perché «non si parlasse male di lei, ma piuttosto del ministro Giuli». Poi sono arrivate le dimissioni del direttore generale Cinema Nicola Borrelli.

 

chiara sbarigia lucia borgonzoni foto di bacco

Ma la stessa Borgonzoni rassicura: «Stiamo andando avanti su tutto, le nomine saranno fatte presto, anzi prestissimo (domani c’è il Cda, favorito è Saccone, ndr ), e tra me e il ministro non c’è alcun problema».

 

Aggiungendo che la nuova definizione del Tax credit, con molti più vincoli legislativi, è fatta «a tutela e anche su richiesta di chi lavora seriamente, per evitare che ci siano i soliti furbi che danneggiano gli altri».

 

Cominciamo dallo scontro tra il ministro Giuli e lei, considerata un po’ la «zarina» del cinema, dopo tanti anni da sottosegretario.

«Io ho avuto la delega sul cinema nel governo Conte, non con Franceschini che volle tenerla per sé, e poi nel governo Meloni. Credo che se sono rimasta al mio posto, sia perché il mondo con cui mi confronto ha fiducia verso di me, sa quanto io mi batta senza paraocchi politici ma solo per un bene così prezioso, culturalmente e industrialmente, come il cinema».

 

REXAL FORD - CHARLES FRANCIS KAUFMANN

E la lite con Giuli? Non è dovuto scendere in campo Salvini a sua difesa?

«Lite assolutamente gonfiata. Siamo amici da anni, ogni mia decisione è stata condivisa con lui. Il ministro non solo mi ha lasciato la delega per sua scelta, ma ne ha aggiunta un’altra. Se il mio segretario dovesse difendermi lo troverei normale, ma non vedo da cosa. Non c’era motivo di farlo».

 

C’è stato il caso Sbarigia, che si è dimessa. Non le ha creato imbarazzo?

«Si è dimessa perché ha scelto di ricandidarsi alla presidenza dell’Apa e per seguire il Festival della serialità. In ogni caso io ho detto subito che se qualcuno di azzarda a dire che io pago i giornalisti per non attaccare me o chicchessia e invece prendersela con Giuli, io querelo. Immediatamente».

 

Resta il fatto che c’è molta preoccupazione tra gli operatori del cinema.

«Non deve esserci, e non c’è, tra chi si comporta onestamente, senza trucchetti, e sta alle regole. […]».

 

TAX CREDIT PER IL CINEMA

Ma dopo il caso Kaufmann avete stretto la cinghia, oltre alle 200 segnalazioni per irregolarità della Finanza avete annunciato il recupero di 62 milioni...

«In realtà lo abbiamo fatto prima, perché ci erano arrivate troppe segnalazioni di possibili irregolarità, costi gonfiati, spese non congrue. Con il Covid, per forza di cose, le maglie si erano allentate e il tax credit dal 30% era arrivato al 40% per salvare un settore che ha saputo reagire. Ma in troppi si sono infilati nel sistema senza averne titolo […]».

 

Vi accusano: volete far fuori chi non è dei vostri.

«Niente di più falso, e lo sa bene chi mi conosce: se un’opera vale, non ho mai chiesto per chi vota chi. È salvaguardia del sistema: aumentano controlli e richieste di garanzie per evitare spreco di denaro pubblico. Perché il cinema davvero è un moltiplicatore di risorse investite, ma fatto seriamente. […]». [….]

ALESSANDRO GIULI E LUCIA BORGONZONIRexal Ford - Francis Kaufmannil passaporto Rexal Ford - Francis Kaufmannlucia borgonzoni giulio base

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