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LA LUNGA DI LISTA DI ERRORI CHE HA PORTATO ALLA MORTE DEL PICCOLO DOMENICO, A CUI È STATO IMPIANTATO UN CUORE DANNEGGIATO - I MEDICI DEL "MONALDI" DI NAPOLI SONO ANDATI A BOLZANO A ESPIANTARE UN CUORE SENZA AVERE UNA QUANTITA' SUFFICIENTE DI GHIACCIO E CON UN CONTENITORE NON ADATTO AL TRASPORTO - A BOLZANO, UNA OPERATRICE ALTOATESINA HA INSERITO NEL BOX IL GHIACCIO SECCO CHE HA CONGELATO L'ORGANO: SECONDO LE TESTIMONIANZE, LO AVREBBE FATTO CON L'OK DEI MEDICI DI NAPOLI - L'ULTIMO, FATALE, ERRORE: L'ESPIANTO DEL CUORE PRIMA CHE QUELLO NUOVO ARRIVASSE IN SALA - I 20 MINUTI IN CUI DOMENICO HA AVUTO IL "TORACE NUOVO"

Estratto dell'articolo di Dario Sautto per il "Corriere della Sera"

 

DOMENICO - IL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI E' STATO TRAPIANTATO UN CUORE BRUCIATO

Un espianto a Bolzano, i danni causati durante il viaggio di ritorno, un intervento anticipato tanto da rendere vano il trapianto. Si è consumato tutto tra le 11:35 e le 14:30 del 23 dicembre scorso il dramma che, dopo sessanta giorni, ha portato alla morte del piccolo Domenico Caliendo, un bambino di appena due anni e cinque mesi.

 

[...] In attesa dell’autopsia, con le indagini coordinate dalla Procura di Napoli in pieno svolgimento, dagli audit interni all’ospedale Monaldi di Napoli e al San Maurizio di Bolzano, ma anche dalle testimonianze al pm del personale presente nelle due sale operatorie, cominciano a trapelare i primi punti fermi, ma anche le contraddizioni e, forse, i tentativi di scaricare reciprocamente le colpe. [...]

 

1. Il box-frigo

Da Napoli, l’équipe guidata dalla chirurga Gabriella Farina è partita con un box-frigo di vecchia generazione, senza termostato per il controllo delle temperatura in tempo reale. [...] Eppure al Monaldi, almeno da due anni, sono in uso i contenitori tecnologici Paragonix (due in Cardiochirurgia, uno in Farmacia), ma il personale del reparto pediatrico non ha mai effettuato corsi di formazione per utilizzarli.

BOX IN CUI E' STATO TRASPORTATO IL CUORE INNESTATO AL PICCOLO DOMENICO

 

2. In ospedale a Bolzano

Giunti a Bolzano, i medici napoletani hanno preso parte all’espianto del cuore dal donatore. Nelle concitate fasi di avvio dell’intervento ci sono state incomprensioni «dovute alla barriera linguistica», ha riferito l’équipe proveniente da Innsbruck che — secondo quanto riferito nell’audit all’ospedale San Maurizio di Bolzano — è intervenuta anche in aiuto della chirurga poiché l’incisione iniziale non permetteva un drenaggio adeguato, fatto che avrebbe potuto mettere a rischio anche gli altri organi. Il pm sta valutando anche l’ipotesi che un ventricolo sia stato inciso durante l’espianto: sarà l’autopsia a fare chiarezza.

 

3. Il recipiente

Dalla relazione interna all’ospedale altoatesino è emerso anche che nella fase successiva è stata riscontrata una carenza nelle dotazioni dell’équipe partenopea: è giunta a Bolzano «senza sacchetti sterili e secchiello». I primi sarebbero stati forniti dai medici di Innsbruck, che però non confermano, mentre sul contenitore dove è stato posto il cuore c’è una doppia versione: secondo i medici di Bolzano sono stati loro a fornirne uno non sterile, la dottoressa Farina sostiene invece di averne portato uno da Napoli.

COME SI TRASPORTA UN CUORE PER UN TRAPIANTO

 

4. Il ghiaccio secco

Il vero nodo di tutta la vicenda ruota attorno al ghiaccio utilizzato nel confezionare il cuore per il trasporto da Bolzano a Napoli. L’équipe partita dal Monaldi aveva poco ghiaccio «perché — come sostenuto dalla chirurga — la macchina ne aveva prodotta una quantità non sufficiente». Il rabbocco non sarebbe stato chiesto in sala operatoria: «Ne avevamo sia di sterile che non sterile», hanno detto i medici austriaci.

 

Solo dopo, nella presala prima della ripartenza, sarebbe stato richiesto ulteriore ghiaccio. Quello fornito, però, era secco (anidride carbonica che congela a -79 gradi) e non tradizionale (acqua a 0 gradi), preso dall’officina e portato in un secchiello senza etichetta da una operatrice non specializzata che sostiene di averlo versato «dopo l’ok» dei medici napoletani.

 

5. Il viaggio di ritorno

Una volta chiuso il box-frigo, che non aveva il termostato, l’équipe è partita: da Bolzano a Verona in elicottero e poi in aereo fino a Capodichino nessuno ha controllato la temperatura, che è scesa ben sotto i 4-8 gradi previsti per evitare l’ischemia dell’organo.

 

6. L’espianto a Napoli

trapianto di cuore

Secondo la cartella clinica alle 14:18, in sala operatoria al Monaldi, il cardiochirurgo Guido Oppido ha avviato le manovre di clampaggio, la chiusura dei vasi sanguigni per la cardiectomia, ovvero l’espianto del cuore al piccolo Domenico.

 

Alle 14:22 è giunta la telefonata per segnalare l’arrivo nel parcheggio dell’ospedale del cuore che in sala operatoria non è però entrato prima delle 14:30. Per definire le tempistiche saranno decisivi gli accertamenti sui telefonini dei sette indagati.

 

7. Il cuore ghiacciato

TRAPIANTO DI CUORE

Solo a quel punto è stato scoperto che il cuore era «inglobato in un blocco di ghiaccio». Le manovre di estrazione dal box, secondo la versione di Oppido, sono durate almeno «20 minuti»: per scongelarlo è stata usata acqua fredda, tiepida, poi calda. Durante quei «20 minuti», ha raccontato un’infermiera al pm, Domenico è rimasto con «il torace vuoto».

 

8. L’impianto

Oppido ha deciso di impiantare ugualmente il cuore lesionato. Dopo 30 minuti di tentativi è stata riscontrata una flebile attività elettrica, ma le manovre per farlo ripartire sono durate circa tre ore invano. Domenico è stato così collegato a un macchinario Ecmo per la circolazione extracorporea. A mamma Patrizia, però, è stato comunicato «solo in maniera generica — ha dichiarato lei — che l’intervento non era andato a buon fine».

macchinario ecmo - cuore artificiale trapianto di cuore patrizia mercolino con il figlio in attesa del trapianto di cuore il piccolo tommaso con la madre patriziaTRAPIANTO DI CUORE

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