LA SCONFITTA DEI PARAGURI D’ITALIA - L’ARRIVO DELL’UOMO DEL MONTI HA IMPALLINATO I SALVATORI DELLA PATRIA - I ‘CONSUNTI DAL SIGNORE’ COME PROFUMO E MONTEZEMOLO, CHE ERANO “A DISPOSIZIONE DEL PAESE”, SONO RITORNATI A CUCCIA - CHI GIOCA SUL SERIO LA SUA PARTITA LO FA IN SILENZIO (PASSERA), SE UNO HA BISOGNO DI COMPRARE UNA PAGINA DI GIORNALE PER FARSI SENTIRE, COME HA FATTO DIEGO LAQUALUNQUE, È PERCHÉ NESSUNO TI VUOLE ASCOLTARE…

Claudio Borghi per "il Giornale"

Raramente, nell'era della Repubblica dei pesi da distribuire con il bilancino, si è assistito ad una così grande massa di sconfitti come oggi, all'avvio del governo Monti. La crisi di Berlusconi invece aveva acceso appetiti profondi: in tanti si agitavano, scalpitavano, puntando tutti ad un solo obiettivo, prepararsi in pole position all'inevitabile «dopo». Già i discorsi di insediamento stile: «È un pesante fardello, ma per il bene del Paese (immanca­bile) sono disposto ad accettare questo gravoso impegno...» giravano nei sogni notturni dei nuovi predestinati, convinti di passare presto all'incasso.

Il risveglio ieri è stato sicuramente amarissimo per molti e lo è stato con quasi una studiata perfidia, una scelta dei nomi che è sembrata direttamente congegnata per impallinare le ambizioni di tanti pavoni. Ovviamente la prima vittima è stata la politica nel suo complesso. Il simbolo è racchiuso nel viso pacioso di Anna Maria Cancellieri, nota alle cronache proprio per il suo ruolo di supplente della cattiva politica, avendo ben sostituito come commissario proprio due sindaci, uno di destra e uno di sinistra rispettivamente a Parma e Bologna.

Nella lunga lista degli sconfitti svettano però alcuni nomi eccellenti non ancora politici. Cominciamo con Alessandro Profumo, l'uomo che «generosamente» aveva fatto sapere di «essere a disposizione del Paese» (ovviamente per il suo bene). Ebbene, quale beffa maggiore per l'ex boss di Unicredit della nomina di Corrado Passera al superministero dello Sviluppo economico? Lo schiaffo di preferire un manager in carica a uno già «a disposizione» è pesante e fa il paio con la comunicazione della maxi perdita fatta registrare dalla sua ex banca che in pratica lo ha «cancellato» contabilmente.

Proseguendo nella lista degli sconfitti possiamo dire che al tappeto, e clamorosamente, sono finite tutte le ambizioni di Montezemolo e C. Per i «non politici» del Club di Berlino, che si apprestavano a banchettare sulla fine del berlusconismo presentandosi come i «nuovi», la botta è stata micidiale. Se si rilegge oggi la paginata comperata da Diego Della Valle sui quotidiani per lanciare la sua invettiva anti sistema viene quasi tenerezza: un lungo proclama contro la politica invocando (guardandosi allo specchio e piacendosi molto) «persone nuove con competenza, preparazione, serietà».

Ebbene, alla fine i tecnici sono arrivati, peccato però che né Montezemolo né Della Valle siano stati invitati a farne parte (difficile che la nomina di Andrea Riccardi basti a compensare) e appare improbabile che essi riusciranno a rientrare in gioco in tempi brevi, infatti il tecnico ha fascino se prova a sostituire il politicante, se deve invece puntare a sostituire uno più tecnico di lui ecco che perde tutto il suo appeal e da carrozza ritorna semplice zucca.

Con loro a bocca asciutta è rimasta anche la loro sponda mediatica, da un pezzo del Corriere agli amici Mentana e Mieli. D'altra parte la lezione è semplice: chi gioca sul serio la sua partita lo fa in silenzio, se hai bisogno di comperare una pagina di giornale per farti sentire è perché non ti si vuole ascoltare. Sconfitta anche l'ala «movimentista» di Confindustria: una guerra senza quartiere a Berlusconi, appelli, lettere aperte e proclami per ritrovarsi con il nulla e anzi, con lo stesso interlocutore che normalmente li aspettava al di là del vetro dello sportello della banca.

Disfatta poi per l'élite radical chic della cultura che aspettava di rimettere le mani sul ministero che considerava suo di diritto e che invece dovrà fare i conti con un manager cattolico del sapere del calibro di Ornaghi. Una parola infine per il «partito dei giudici»: una guerra devastante contro il potere di Berlusconi ha portato come grande risultato l'avere al ministero della Giustizia un'avvocato come la Severino che rischia di far rimpiangere ai loro occhi sia il dialogante Alfano che il magistrato Nitto Palma. Completano il campo dei perdenti i sindacati e gli oltranzisti dell'assurda difesa della pensione: se la professoressa Fornero manterrà la sua eccellente idea del contributivo per tutti la sconfitta sarà per loro totale e cercata.

 

bncitl05 montezemolo profumo mario baldassarreCorrado Passera DELLA VALLEprefetto annamaria cancellieri

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)

giorgia meloni donald trump jd vance friedrich merz emmanuel macron giorgia s vision libro

MA COME SI FA… E SUL “CORRIERONE’’, COSÌ CARO ALLA FIAMMA MAGICA… EPPOI CHE BISOGNO C’ERA… 24 ORE DOPO CHE MERZ DAL PALCO DI MONACO HA RIDOTTO L’‘’ASSE GERMANIA-ITALIA’’ IN UN ASSE DEL CESSO, SFANCULANDO TRUMP E IL SOVRANISMO MAGA DI VANCE - CERTO, A PALAZZO CHIGI NON HA FATTO ALCUN PIACERE VEDERE IL QUOTIDIANO DI CAIRO ANNUNCIARE L’USCITA AD APRILE NEGLI USA DEL LIBRO ‘’GIORGIA’S VISION’’, IN CUI MELONI È INTERVISTATA DA SALLUSTI, CON LA PREFAZIONE DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, E CON FOTO DELLA COPERTINA SU CUI COMPARE LA FRASE DI TRUMP: “MELONI È UNA DELLE VERE LEADER DEL MONDO” - EPPURE SONO TRASCORSE APPENA 48 ORE DAL 10 FEBBRAIO QUANDO IL QUOTIDIANO DIRETTO (SI FA PER DIRE) DA LUCIANO FONTANA SPARAVA IN PRIMA PAGINA I SEGUENTI TITOLI: “MELONI-MERZ, SCOSSA ALL’EUROPA”, ‘’UE, LA VOLATA DI ROMA E BERLINO PER DARE PIÙ POTERE AGLI STATI’’…

sabrina colle vittorio sgarbi evelina

“IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – LO DICEVA, NEL 2015, VITTORIO SGARBI, CHE SOSTENEVA: “HO UNA RELAZIONE CON SABRINA COLLE, CHE HO CONVINTO, CONTRARIAMENTE AI SUOI PRINCIPI, CHE IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – ORA VITTORIONE SEMBRA AVER CAMBIATO IDEA DATO CHE VUOLE CONVOLARE A NOZZE CON LA SUA COMPAGNA. MA AL “SÌ” HANNO DETTO NO I GIUDICI CHE, SU ISTANZA DI EVELINA SGARBI, FIGLIA DI VITTORIO, HANNO RICHIESTO UNA PERIZIA PSICHIATRICA PRIMA DEL MATRIMONIO - LA RIFLESSIONE DEL CRITICO D’URTO SULLE NOZZE È STATA CATTURATA NEL DOCUMENTARIO "SGARBISTAN"  - L’INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO, LA MANO FEMMINILE CHE TOCCA IL PACCO A SGARBI MENTRE È STESO A LETTO E IL RACCONTO DI FORATTINI CHE DISEGNAVA SEMPRE SPADOLINI CON IL PISELLINO: "UNA VOLTA MI DISSERO: COME HAI FATTO A..."

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT! – A GRANDE RICHIESTA RIPROPONIAMO IL BECERO E VOLGARE DISCORSETTO DEL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI PER INTRODURRE UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI BEATRICE VENEZI, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO – IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI DEFINISCE LA “BACCHETTA NERA” “UNA FIGA BESTIALE” E SOSTIENE CHE “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI SI TROVA A DOVER ESSERE VALUTATA IN UN CURRICULUM ECCELLENTE DA QUATTRO PIPPE CHE DECRETANO CHE BEATRICE VENEZI È IN REALTÀ UNA SEGA COLOSSALE” – IL NIPOTE DI BRUNO VESPA ARRIVA A DIRE CHE “IN QUESTO PAESE FONDATO ORMAI SU PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE, TUTTO QUELLO CHE NON È DI SINISTRA È AUTOMATICAMENTE FASCISTA” – DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO