MARCIO SU ROMA – IL PREFETTO PECORARO FECE UN ESPOSTO CONTRO IL GIUDICE DEL TAR CHE AVEVA DATO TORTO ALLA COOP DI BUZZI – LA DIFESA DI PECORARO SULL’INCONTRO CON BUZZI: “DISSI A LETTA ‘CHI MI HAI SPEDITO?’ LA STORIA DELLA LETTERA È UNA PUGNALATA ALLE SPALLE”

1.L’ESPOSTO DEL PREFETTO CONTRO IL GIUDICE TAR NEMICO DELLA COOP

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera

 

salvatore buzzi con il quarto stato alle spallesalvatore buzzi con il quarto stato alle spalle

Nella gestione dei migranti Salvatore Buzzi ha potuto godere di una «rete» di protezione che andava dal Viminale alla prefettura di Roma, coinvolgendo anche il Campidoglio. 
Persone disponibili a fornirgli anche notizie riservate sui «nemici», come l’ex viceprefetto Paola Varvazzo. E quando decide di ribellarsi al giudice del Tar che aveva annullato la gara vinta dalla sua cooperativa, trova un alleato proprio nel prefetto Giuseppe Pecoraro.

 

A raccontarlo in un verbale rimasto finora segreto è stato lo stesso presidente del Tribunale Amministrativo del Lazio Calogero Piscitello. Le carte dell’inchiesta sull’organizzazione mafiosa — guidata secondo l’accusa dallo stesso Buzzi e dall’ex estremista dei Nar Massimo Carminati — che era riuscita a infiltrarsi nelle istituzioni capitoline, svelano nuovi retroscena sugli affari da milioni di euro conclusi dalle cooperative «29 giugno» ed «Eriches 29». 
 

giuseppe pecorarogiuseppe pecoraro

Il Riesame 
Alla vigilia della nuova udienza del tribunale del Riesame che dovrà pronunciarsi sulla posizione di Franco Panzironi — l’ex amministratore delegato di «Ama spa» arrestato con l’accusa di aver fornito uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici, per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese dell’associazione e per fare da garante dei rapporti con l’amministrazione comunale negli anni 2008/2013» guidata dal sindaco Gianni Alemanno — nuovi documenti ricostruiscono i rapporti di potere che hanno segnato l’ascesa di Buzzi e dei suoi soci nella gestione dell’emergenza profughi, soprattutto nel 2014 con l’arrivo di decine di migliaia di migranti poi smistati in tutt’Italia. 
 

Il ricorso al Tar
Nel settembre 2013 «Eriches 29» vince la gara europea bandita dalla prefettura di Roma per gestire il Cara (Centro di accoglienza per i richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto. Due società — Auxilium e Gespa — fanno ricorso e ottengono l’annullamento dell’assegnazione. C’è però un’irregolarità: la presidente Lidia Sandulli si pronuncia nonostante abbia un interesse personale.

 

Possiede infatti il 33 per cento della «Proeti srl», società che fa manutenzione nella stessa struttura, mentre il 46 per cento appartiene al marito Salvatore Napoleoni. Buzzi, informato di questo retroscena dall’ex viceprefetto Paola Varvazzo (entrata anche nella giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti ma poi costretta a dimettersi per un’inchiesta che ha coinvolto il marito), decide di ribellarsi. E così si rivolge ad alcuni giornalisti amici per rendere pubblico il conflitto d’interessi del giudice, ma minaccia anche di presentare una denuncia contro Sandulli alla procura di Roma. 
 

gianni lettagianni letta

Il verbale del presidente
In realtà un esposto e diversi interventi per farla astenere erano già stati fatti dal prefetto Pecoraro. A raccontarlo è stato il presidente del Tar nell’ambito del procedimento disciplinare avviato contro Sandulli proprio per la sua decisione relativa alla struttura di Castelnuovo di Porto.

 

Il 28 maggio scorso, di fronte al Consiglio di Presidenza competente a pronunciarsi su eventuali illeciti commessi dai giudici amministrativi, Calogero Piscitello dichiara: «Poco dopo la mia assegnazione (tra fine 2012 e inizio 2013) ho ricevuto dal prefetto di Roma Pecoraro copia di un suo precedente esposto alla procura della Repubblica di Roma sul presidente Sandulli, relativo all’aggiudicazione di una gara d’appalto. Successivamente lo stesso prefetto ha chiesto se la questione concernente il presidente Sandulli avesse avuto sviluppi significativi e io ho risposto di no.

 

Non ho ritenuto di parlarne con alcuno né di modificare alcunché sul piano organizzativo data l’irrilevanza di quanto appreso. Eventuali provvedimenti avrebbero potuto essere adottati dal Consiglio di Presidenza, residuando in capo al presidente del tribunale esclusivamente un eventuale parere di proposta di segnalazione all’organo di autogoverno competente, che non fu esercitato perché non fu ravvisata a tale fine la rilevanza della questione». 
 

LUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMALUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMA

Il ruolo di Odevaine
Era stato Luca Odevaine, membro del Tavolo di gestione dei profughi del Viminale, ora arrestato con l’accusa di essere «stipendiato» dall’organizzazione, a sollecitare Buzzi affinché chiedesse a Gianni Letta l’aiuto di Pecoraro. Il 17 marzo scorso, dopo aver perso la causa davanti al Tar, i due si incontrano e Odevaine fa l’elenco dei Centri di accoglienza dove Buzzi potrebbe ottenere lavori. Poi suggerisce: «A Letta gli direi di sbloccarci Roma perché per loro non è un cazzo, deve fa’ una telefonata al prefetto e non ha problemi a fargliela...».

 

Letta effettivamente telefona e Buzzi ottiene l’incontro con Pecoraro. Il giorno dopo dalla prefettura di Roma parte la lettera che sollecita la stipula della convenzione con «Eriches 29» per gestire un nuovo centro di accoglienza a Castelnuovo di Porto che supporti il Cara. Proposta che però viene bocciata dal sindaco del paese per motivi di sicurezza. 

 

 

PECORARO E L’INCONTRO CON BUZZI “MI SENTO PUGNALATO ALLE SPALLE A LETTA DISSI: CHI MI HAI SPEDITO?”

Mauro Favale per “la Repubblica-Roma

 

«QUANDO Salvatore Buzzi andò via, dopo l’incontro con me, telefonai a Gianni Letta e gli dissi: “Gianni, ma chi mi hai mandato?”». E lui? «E lui mi rispose: “Non lo farò più”». Giuseppe Pecoraro ha festeggiato poche settimane fa il sesto anno da prefetto di Roma.

MASSIMO CARMINATI DA GIOVANEMASSIMO CARMINATI DA GIOVANE

 

Un anniversario che ha anticipato di poco la bufera su mafia capitale che lo vede primo attore in campo: da un lato sono i suoi uffici che stanno analizzando gli atti del Campidoglio e che dovranno relazionare al Viminale sulle infiltrazioni criminali nel Comune di Roma in vista di un eventuale scioglimento.

 

Dall’altro, proprio in questi giorni, Pecoraro è costretto a difendersi per aver incontrato il 18 marzo scorso, nei suoi uffici, proprio Buzzi, il ras delle cooperative, braccio destro di Massimo Carminati, finito in carcere accusato di associazione mafiosa.

 

Quello stesso giorno di marzo, prefetto, partì dai suoi uffici una lettera, indirizzata al sindaco di Castelnuovo di Porto e al questore, nella quale si segnalava la disponibilità di una delle coop di Buzzi ad accogliere i richiedenti asilo. E ora è finito sotto accusa per questa coincidenza temporale.

«Trattare così questa vicenda la giudico una carognata, una pugnalata alle spalle».

 

L’incontro e la lettera, però, ci sono stati?

«Sì, certo. Ma quella lettera non è l’unica di quel giorno. Sono state inviate a tutti i sindaci e a tutti gli enti con posti disponibili con posti disponibili o del consiglio territoriale per l’immigrazione. E tra queste c’è anche la 29 giugno di Buzzi».

 

MASSIMO CARMINATI MASSIMO CARMINATI

Dalle carte della procura emerge che quel pomeriggio lei ha incontrato il capo della 29 giugno dopo l’interessamento dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

«A marzo Buzzi non sapevo neanche chi fosse. Io l’ho ricevuto sulla base del rispetto che ho per la persona che me l’ha mandato. E devo ammettere che avevo pure rimosso quell’incontro. Mi sono ricordato di lui e di averlo ricevuto solo quando ho letto l’ordinanza».

 

Ma è prassi che un prefetto riceva il rappresentante di una cooperativa e non anche gli altri?

«Vedere i presidenti delle associazioni è una cosa normale, soprattutto se si tratta di presidenti di cooperative che collaborano con la prefettura. Non sa quante volte ho incontrato monsignor Feroci della Caritas, così come molti altri».

 

E cosa disse a Buzzi?

MASSIMO CARMINATI NEGLI ANNI OTTANTAMASSIMO CARMINATI NEGLI ANNI OTTANTA

«Gli dissi che per Castelnuovo non c’erano possibilità e non potevo cambiare idea. Il mio è stato un no motivato perché lì esisteva già il Cara, il centro per richiedenti asilo, e quel Comune non era in grado di ricevere nuovi immigrati. Tra l’altro, anche il sindaco di Castelnuovo si era sempre lamentato dell’alto numero delle persone nel centro».

 

E allora come si spiega che Buzzi esce dal suo incontro e, al telefono, racconta che era andato tutto bene? Millantava?

«Questo non lo posso sapere. Forse avrà pensato che avrebbe potuto provare a fare pressioni sul sindaco di Castelnuovo o credeva di poter nuovamente passare per Letta».

 

Cosa che fece?

«No, Letta l’ho sentito io, subito dopo quell’incontro».

E cosa gli disse?

«“Ma chi mi hai mandato?”».

 

E lui?

«“Non lo farò più”, mi rispose. E, in effetti, né lui né nessun altro mi ha mai più parlato di Buzzi».

massimo carminati massimo carminati

Disse così a Letta perché Buzzi non le fece una buona impressione?

«Sì, non mi aveva convinto particolarmente ».

 

La commissione antimafia potrebbe doverla risentire.

«Ho parlato con la presidente Rosy Bindi, le ho dato la mia massima disponibilità. In ogni caso, loro hanno già la documentazione che dimostra come a quella lettera non fu poi dato alcun seguito».

 

La storia, dunque, è chiusa?

«Per me sì. Ovviamente gli articoli di giornale usciti in questi giorni verranno valutati dai miei avvocati».

 

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