1- MAIL DI LUCA JOSI, L’ULTIMO CRAXIANO: “SONO POCHI A POTERSI STUPIRE DEL RACCONTO DI BARTHOLOMEW. IN QUEGLI ANNI NON SI POTEVA FAR NIENTE CHE POTESSE METTERE IN DISCUSSIONE L’EQUILIBRIO DI QUELLO CHE ERA UN ALLEATO STRATEGICO IN UN’AREA, UN TEMPO, NEVRALGICA DEL MONDO (ITALIA, PORTAEREI INAFFONDABILE)” 2- “FINITA LA GUERRA FREDDA, CLINTON PUNTO’ I CANNONI SUL COMMERCIO. LA CIA FU AUTORIZZATA AD “AIUTARE” LE AZIENDE AMERICANE ALL’ESTERO. E CRAXI, FINO AGLI EUROMISSILI E AL DECISIONISMO PIACEVA TANTISSIMO IN OCCIDENTE. DOPO SIGONELLA, MOLTO MENO” 3- “SI POTREBBE DIRE CHE LA PRIMA REPUBBLICA TENNE I BANCHIERI AL LARGO DI CIVITAVECCHIA, SUL PANFILO BRITANNIA, MENTRE LA SECONDA LI HA PORTATI AL GOVERNO” 4- “CRAXI, PARADOSSALMENTE, SIMPATIZZEREBBE OGGI PIÙ PER COLORO CHE CHIEDONO UN CAMBIAMENTO E VERITÀ CHE PER I MANDARINI EUNUCHI SOPRAVVISSUTI ALLA PRIMA REPUBBLICA. E SI DOMANDEREBBE COME MAI, CON TANTO RITARDO, I SILENTI TESTIMONI DELLA SUA DISTRUZIONE, SI RISVEGLINO PERSEGUITATI DAL GRANDE COMPLOTTO”

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Dago,
a leggere l'articolo di Molinari su Bartholomew sono davvero pochi i protagonisti di quegli anni a potersi stupire del racconto (e se si stupiscono significa che protagonisti non erano).

Io c'ero (categoria accessori, non protagonista). E pur di corredo, come segretario dei giovani socialisti - avevo 25 anni - venivo coinvolto dagli addetti, prima del Consolato americano di Genova poi dell'Ambasciata, nei vari progetti di sensibilizzazione al primato della democrazia statunitense (leggi USIS; proposte alle quali non aderii mai, non per antiamericanismo, anzi, ma per semplice ritrosia ligure; credo si possa riconoscere l'amicizia verso un'altra nazione senza doverci, per forza, flirtare).

In sostanza il primo step dell'offerta era: viaggi, incontri e una sana boccata di capitalismo a stelle e strisce. Intendiamoci: nel maggioritario della storia, almeno nel mio caso, eravamo entusiasti che avesse vinto l'Ovest. Era, per noi, la parte giusta della storia. Ma se disdegnavamo l'idea che un giorno i cosacchi si potessero abbeverare alle fontane di San Pietro, nemmeno avremmo sognato di vedere sgorgare, dalle stesse, Coca Cola. Poi quel muro che divideva il mondo rovinò, dopo l'89, addosso a chi l'aveva combattuto. E chi, in Occidente, aveva contribuito a erigerlo diventò, improvvisamente, post comunista e americanissimo.

Comunque, in quegli anni, subito prima, durante e dopo Tangentopoli, molti viaggiavano oltreoceano (con la frequenza con cui da Milano oggi si va in riviera). Erano politici, magistrati, giornalisti, autorevoli esponenti delle forze dell'ordine. Pochi preti.

Sono vent'anni che un esercito di persone è a conoscenza della verità più banale: non si poteva far niente che potesse mettere in discussione l'equilibrio di quello che era un alleato strategico in un'area, un tempo, nevralgica del mondo (Italia, portaerei inaffondabile). Punto.

Soprattutto se il paese in questione, liberato dall'America, aveva "ricambiato" il sacrificio con l'ospitalità di decine di basi militari statunitensi (il sistema d'allarme nucleare; ecco, ma se a casa vostra l'allarme lo monta un altro qualche dubbio sul vostro diritto di proprietà vi viene?).

Sono passati vent'anni da allora. Craxi, complice la codardia e lo squallore di molti dei suoi sodali, diventò la discarica delle responsabilità di un'intera classe dirigente. Magra consolazione è che quattro lustri dopo i rinnovatori si sono infilati nel cappio che avevano sventolato: i finanziamenti illeciti e le distrazioni sono esplose, i partiti sono barzellette familistiche e la tutela delle garanzie democratiche è una bandierina che viene sventolata per coprire le piccole o grandi vergogne dell'interessato di turno.

Di Craxi si può dir tutto, ma non che fosse un nano o una ballerina (le categorie hanno dominato gli ultimi vent'anni; entrambe, infatti, furono risparmiate dall'esaurimento del nastro della mitragliatrice che falcidiò le prime linee; i nani poi godono di una predisposizione ad acquattarsi, le ballerine a ondeggiare).

Craxi, fino agli euromissili e al "decisionismo" piaceva tantissimo in Occidente. Dopo Sigonella, molto meno.

Craxi, realmente, per "ingenuità" risorgimentale, pensava davvero di essere sovrano in casa e, di conseguenza, di dover andar d'accordo con i paesi dirimpettai del suo governo. Fece quello che fece a Sigonella e gli Stati Uniti ne trassero le conseguenze (esistono numerosi carteggi dell'Amministrazione americana, un tempo riservati e oggi derubricati, che esplicitano brutalmente le motivazioni del disinnamoramento e smentiscono la lettera di pacificazione di Reagan dopo la crisi dell'ottobre dell'85).

Così, accadde come accadde, che si lasciò il via libera a stravolgimenti che mai sarebbero stati concessi prima dell'89 (allora c'era un nemico militare, una superpotenza, che mirava al nostro pezzo d'Occidente; ora non più).

Poi si affacciavano nuove necessità:
- l'asse Est-Ovest non era più quello dove si consumavano le principali tensioni e ne stava nascendo uno nuovo: quello Nord-Sud (e gli uomini che erano risultati funzionali al primo sistema parevano non esserlo più al secondo).

- la finanza derivata cominciava a dopare l'economia mondiale sganciandola dalla ricchezza reale. Anziché bucare quella bolla, si preferì giocarci a pallavolo per due decenni lasciandola gonfiare e trasformandola da semplice nube nell'incubo odierno. Per permutare un po' di ricchezza virtuale in patrimonio reale si diede così il via a una serie di vantaggiosissime privatizzazioni (una specie di recupero crediti post piano Marshall).

Col senno di poi, si potrebbe dire che la Prima Repubblica tenne i banchieri al largo di Civitavecchia, sul panfilo Britannia, mentre la seconda li ha portati al governo.

Oggi siamo alla farsa. Ho avuto modo di rileggere l'attività di molti magistrati protagonisti di quei tempi e riconoscerne l'assoluta estraneità a un disegno indotto e la totale buona fede nelle loro convinzioni. Riuscirono a fare, semplicemente, cose che in altre epoche non gli sarebbe stato consentito mettere in atto (ovviamente, esistono le debite eccezioni). Che allora ci fossero un sacco di ladri nobilitati dai partiti è assodato. Oggi sono, in assenza di partiti, ladri e basta.

Bartholomew parla del Presidente Clinton e Clinton era certo che, terminate alcune guerre tradizionali, per alcuni anni nel mondo occidentale sarebbero diventate prioritarie altre guerre: quelle commerciali. Così, tanta dell'intelligence cresciuta per spiare l'antico nemico a Est si sarebbe dovuta riconvertire e ricollocare lavorando a questo nuovo conflitto.

L'Europa provava, tra vari sabotaggi, a nascere e prometteva di diventare entro pochi anni, in sintonia con l'economia giapponese, il più grande nuovo mercato del secondo dopoguerra. Andò diversamente. E questa dichiarazione spiega il senso dell'intervista di Bartholomew:

ANSA, 3 febbraio 1993, 16.50 (NEW YORK): "CIA di Clinton favorevole a spionaggio industriale. L'ultima novità dell'Amministrazione Clinton darà i brividi a non poche aziende europee e giapponesi: d'ora in avanti le loro concorrenti americane potrebbero contare niente di meno che sull'aiuto della CIA per condurre la loro normale attività d'affari. La notizia è venuta direttamente dal nuovo capo della CIA designato da Clinton, R. James Woolsey, davanti alla commissione al senato che lo ascoltava per confermarlo. Woolsey ha dichiarato di non essere contrario a fornire dossier top secret su attività industriali e commerciali di aziende in Paese stranieri che potrebbero danneggiare le aziende americane. L'idea rientra nella filosofia di più ampio respiro del nuovo Presidente, che si propone di formulare la politica estera in funzione delle esigenze economiche degli Stati Uniti ed è stata discussa con Bill Clinton e con il nuovo consigliere per la sicurezza economica Robert Rubin.".

In quegli anni, quindi, si verificarono cose d'inaudita gravità e molti testimoni del tempo, vivissimi, potrebbero raccontarne oggi i passaggi ancora incompresi. Non lo faranno.
Craxi, paradossalmente, ho buone ragioni per crederlo, simpatizzerebbe oggi più per coloro che chiedono un cambiamento e verità che per i mandarini eunuchi sopravvissuti alla Prima Repubblica. E si domanderebbe come mai, con tanto ritardo, i silenti testimoni della sua distruzione, si risveglino perseguitati dal grande complotto.
Luca Josi

 

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