1. TRE GIORNI FOLLI DI QUIRINALITY, UN REALITY IN DIRETTA TV CHE HA RIMESCOLATO LE CARTE DELLA POLITICA, IMMOBILE DA 54 GIORNI, DA CUI SONO USCITI TUTTI CON LE OSSA ROTTE 2. IL CAINANO? LI HA PURGATI ANCORA, SOLO TRE MESI FA ERA DATO PER FINITO - PRODI DALLA GUERRA CIVILE IN MALI ALLA GUERRA INCIVILE NEL PD – NAPOLITANO, PALADINO DEI PIDIELLINI - RENZI? NUOVI PARAGURI IN VISTA! – BARCA BALLA SULLE SPOGLIE DEL PD 3. BEPPE GRILLO HA PRESO PER IL CULO BERSANI PER DUE MESI - ROSY BINDI SI È DIMESSA UN MINUTO PRIMA CHE CROLLASSE TUTTO, COSÌ DA DARE LA COLPA A TUTTI GLI ALTRI

Paolo Bracalini per IlGiornale.it

Tre giorni folli di Quirinality, un reality in diretta tv che ha rimescolato le carte della politica, immobile da 54 giorni, e da cui sono usciti con le ossa rotte leader e candidati alla presidenza. Vediamo, alla fine del Quirinality, chi ha guadagnato punti e chi invece è stato nominato

Silvio Berlusconi
Li ha purgati ancora. E meno male che lui era finito e che il Pdl era un partito morto. Ha giocato di rimessa, puntando sugli autogol del Pd, fuoriclasse in quella disciplina. Ha sostenuto al Colle un fondatore del Pd come Franco Marini, impallinato poi dal Pd. Ha ricompattato il centrodestra con la protesta a Prodi candidato, ha trattato il bis di Napolitano, rientrando così nei giochi anche di un governo di larghe intese col Pdl, che solo tre mesi fa era considerato allo sbando. E ha aggiunto un altro leader del Pd al pallottoliere di quelli fatti fuori da lui. Di questo passo a Nanni Moretti toccherà rivedere il finale del Caimano.

Romano Prodi
Stava così tranquillo in mezzo alla guerra civile del Mali, finché Bersani non l'ha catapultato in Italia. I quirinalisti per qualche ora l'hanno dato quasi per certo, poi lo spoglio è stato peggiore di qualsiasi previsione pessimistica. C'è da dire che Prodi è abituato, due volte premier due volte fatto cadere dalla sua maggioranza. Stavolta se l'è legata al dito: «Chi mi ha portato qui si assuma responsabilità». Poi ha comprato il biglietto di ritorno in Mali, dove si sta molto più tranquilli.

Giorgio Napolitano
Unico punto fermo in una palude di sabbie mobili, nel 2006 il centrodestra rumoreggiò contro un ex comunista al Colle, dopo sette anni Napolitano si è dimostrato un presidente della Repubblica di garanzia, apprezzato anche da Pdl e Lega e perciò marchiato come collaborazionista. Era già pronto a traslocare dal Quirinale, gli tocca restare e decidere tutto. Da giovane lo soprannominavano Re Umberto, per la somiglianza con Umberto di Savoia. Ora è Re Giorgio.

Pier Luigi Bersani
Un fantasma di segretario, l'imitazione di Crozza ormai ha più seguito di lui nel Pd. Difficile dire dove non abbia sbagliato. Ha fatto una campagna elettorale contro il Giaguaro Berlusconi pensando di aver già vinto, poi non ha vinto e ha cercato i voti di Grillo snobbando quelli del Pdl («voi poter riposarvi»), salvo poi mettersi d'accordo con Berlusconi su Marini, ma poi candidare subito dopo l'uomo più detestato da Berlusconi (Prodi) facendo infuriare il Pdl, per votare, infine, il candidato più benvoluto da Berlusconi (Napolitano) facendo infuriare Grillo. Un vero disastro.

Beppe Grillo
Ha preso per i fondelli Bersani per due mesi, fingendo di collaborare ma a condizione di affidare il governo a lui e a Vito Crimi, poi si è inventato le Quirinarie e ha messo il segretario Pd nell'angolo, propinandogli Rodotà, in precedenza maledetto da Grillo come parassita della Casta. In 3 ore ha fatto la marcia e la retromarcia su Roma. Ha fatto un gran casino, da vecchio marpione dello show business, ma col nuovo governo rischia di rimanere nell'ombra.

Fabrizio Barca
Ha preso la tessera del Pd tre giorni fa, e già si candida a prendere la segreteria. Lo ha fatto capire con un tweet che ha scatenato il panico: «Incomprensibile che il Pd non appoggi Rodotà o Bonino». Lo ha fatto al sesto scrutinio, quando ormai i giochi erano fatti, «come mai nei primi cinque non ha detto niente?», gli ha fatto notare Giachetti. Tempismo sospetto. Flirta con Grillo e Vendola mentre è ancora ministro di Monti, definito «Mortimer» da Grillo e «Razza padrona» da Vendola. Nuovo paraguru in vista.

Nichi Vendola
Dopo essersi attaccato come un mitile a Bersani pur di essere eletto (in Puglia e al Parlamento), e dopo aver detto di Grillo «omofobo, fascista, razzista», pugnala alla schiena Bersani e il Pd pur di attaccarsi al carro di Grillo. Anche lui voleva Rodotà al Colle, al posto di Napolitano bis. Chissà cose ne pensa Susanna Napolitano, la nipote, assunta da Vendola in Regione come suo capo staff (90mila euro l'anno).

Matteo Renzi
Da ex democristiano rischia di morire di tatticismi. Ha sbeffeggiato Bersani per la scelta di Marini, sfottendo l'ex presidente del Senato per l'età e il carisma («ve lo vedete con Obama?»), per poi sostenere al Colle un vecchio arnese della Prima Repubblica come Prodi, solo perché il Professore gli avrebbe consegnato Palazzo Chigi. Poi ha votato controvoglia Napolitano, dando tutte le colpe a Bersani, così da scalare il partito. Nel suicidio di gruppo della vecchia dirigenza lui vince facile. Un po' troppo.

Franco Marini
«Venderò cara la pelle», ha detto il lupo marsicano Marini poche ore dopo la trombatura al primo scrutinio. La sua colpa è stata quella di avere, come moderato cattolico di sinistra, il placet del centrodestra, un'onta da lavare col suo sacrificio. È passato come il vecchio, pur avendo la stessa età del candidato nuovo dei grillni Rodotà. Ora, a partire da Renzi, si sta togliendo qualche sassolino. «Sassolino? La Maiella si deve togliere dalle scarpe», ironizzano su Twitter.

Rosy Bindi
Si è dimessa un minuto prima che crollasse tutto, così da dare la colpa a tutti gli altri. Autocritica? Zero, anche se è stata una delle artefici dell'operazione Prodi, finita malissimo. «Colpa delle primarie», che hanno portato in Parlamento «gente inadeguata», nel Pd manca «una classe dirigente formata», Enrico Letta capace, «ma non è il momento per fargli fare il premier», «non posso sentirmi corresponsabile di ciò che non ho contribuito a decidere», eccetera. Presidente del Pd a sua insaputa.

Anna Maria Cancellieri
L'unica donna (molto più della Bonino) ad essere entrata tra i papabili per il Colle, e il passaggio l'ha rafforzata ulteriormente. La Cancellieri, Thatcher all'italiana, è ora nella rosa dei possibili premier per il governo del Napolitano bis, e con grande probabilità sarà almeno ministro. Il suo gradimento resta alto. L'unico vero ministro tecnico del governo Monti.

 

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