MAO TORNA, TUTTO E’ PERDONATO! - MA QUALE SVOLTA? IL REGIME CINESE DI XI RIESUMA IL GRANDE TIMONIERE

Ilaria Maria Sala per "La Stampa"

Miete nuove vittime di rilievo, la campagna contro la corruzione con cui Xi Jinping, il nuovo Presidente cinese, ha voluto dare inizio al suo mandato, ma allo stesso tempo la Cina decide di mantenere ancora più stretto il controllo sulla libertà di espressione. Due volti contrastanti del «nuovo corso» di Xi, che comincia lentamente a delinearsi.

Sul fronte anti-corruzione, ora le indagini si spostano su Liu Tienan, il vice-presidente della Commissione nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, che dall'anno scorso attira l'attenzione per uno stile di vita al di là delle leggi. A puntare i riflettori su di lui era stato Luo Changping, coraggioso giornalista del settimanale economico-finanziario Caijing, che l'aveva accusato di aver cercato di uccidere la sua amante, di non avere un dottorato come sosteneva e di essere stato coinvolto in una serie di transazioni finanziarie sporche.

E per quanto il giornalista fosse stato criticato per le sue accuse a un alto funzionario, il web si era impossessato della faccenda, che prima di essere censurata aveva prodotto numerosi commenti sui social media.

Trattandosi però di un alto quadro di Partito, l'indagine non avviene tramite i canali giudiziari soliti, ma deve passare per la Commissione di disciplina interna - e solo se Liu verrà espulso potrà essere sottoposto a processo. Com'era avvenuto, lo scorso anno, con Bo Xilai, l'ex Segretario di Partito della metropoli di Chongqing.

Bo, che aveva voluto riproporre alcuni temi maoisti divenendo l'esponente più in vista della fazione della «Nuova sinistra». Dopo un tentativo di defezione al Consolato Usa del suo braccio destro, si è ritrovato implicato nello scandalo che ha portato in prigione per omicidio sua moglie, Gu Kailai.

Xi Jinping, pur continuando a fare dell'anti-corruzione il suo cavallo di battaglia, potrebbe star cercando di inviare segnali di riappacificazione alla fazione maoista - a meno che non ne sia un membro convinto, cosa che per il momento non è di facile analisi.

Proprio nelle ultime settimane, la stampa ufficiale ha riportato alcune frasi del Presidente cinese in cui si schierava contro le critiche all'operato del Grande Timoniere Mao Zedong, morto nel 1976. Anzi: tutto lascia pensare che le celebrazioni del 120mo anniversario della sua nascita, che si terranno a dicembre, avverranno in pompa magna. Nulla viene lasciato al caso: una mostra di Andy Warhol a Pechino ha potuto essere allestita solo dopo aver rimosso le famose serigrafie che hanno reso Mao un'icona pop. E sono stati annunciati anche sette temi tabù per gli atenei universitari.

La nuova direttiva - distribuita oralmente come spesso avviene con le tematiche legate alla censura - ha indicato che gli errori storici del Partito Comunista, i diritti sociali, la società civile, la libertà di stampa, l'indipendenza della magistratura, l'esistenza di una classe «aristocratica» in Cina (i figli degli alti quadri di Partito) e i valori universali non possono essere discussi nelle aule delle Università cinesi. Un significativo restringersi delle già limitate libertà accademiche.

Fino a qualche anno fa, le direttive di questa natura venivano diffuse tramite circolari scritte, ma con l'avvento dei social media e il timore che queste possano essere pubblicate online creando imbarazzo, le autorità telefonano personalmente ai vari responsabili della disciplina, che si occupano poi di far applicare le direttive indicendo assemblee, nelle quali è solitamente proibito prendere appunti scritti.

Se la lotta alla corruzione gode del sostegno del pubblico cinese, il continuo limitare le libertà di stampa, e l'occhiolino a fazioni nostalgiche del maoismo, invece, non godono invece di grande popolarità.

 

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