mussolini alla marcia su roma

LA MARCIA SU ROMA? SOLO UNA SCENEGGIATA - LO STORICO FRANCESCO PERFETTI: A CONTARE DAVVERO FU LA TRAMA POLITICA TESSUTA DA MUSSOLINI PRENDENDO CONTATTI CON IL MONDO LIBERALE - LA SUA DIPLOMAZIA, CHE NON VENNE VISSUTA DAL RE COME UN PERICOLO, RESE POSSIBILE IL COLPO DI MANO - SOLO NEGLI ANNI SUCCESSIVI, LA MARCIA FU MITIZZATA - VIDEO

 

Francesco Perfetti per “il Giornale”

 

FRANCESCO PERFETTIFRANCESCO PERFETTI

Nel tardo pomeriggio del 30 ottobre 1922 verso le 19,30 Mussolini salì le scale del Quirinale per sottoporre a Vittorio Emanuele III il suo primo ministero. Era un governo di coalizione non molto diverso da quelli che lo avevano preceduto. Ne facevano parte tre fascisti, un nazionalista, due popolari, due democratici, un demo sociale, un liberale, un indipendente e due militari.

 

Anche la prassi adottata per la soluzione della crisi non era stata stravolta da un punto di vista formale. Eppure qualche cosa era cambiato. Il nuovo governo, infatti, era nato sotto la pressione, anche psicologica, dello squadrismo e dell'illegalismo. Inoltre, al suo interno, il peso reale del fascismo, più per la qualità che per il numero dei dicasteri occupati, era preponderante. Il baricentro del sistema politico si spostava verso destra, dando inizio a una pagina nuova della storia d'Italia.

MUSSOLINI ALLA MARCIA SU ROMAMUSSOLINI ALLA MARCIA SU ROMA

 

Due giorni prima della formazione del primo governo Mussolini, il 28 ottobre, c'era stata quella «marcia su Roma» che, in seguito, il fascismo avrebbe elevato a mito fondante della cosiddetta «rivoluzione fascista». In realtà, quell'vvenimento fu il punto di arrivo di una crisi iniziata già all'indomani della Prima guerra mondiale e culminata con le agitazioni sociali e le occupazioni di fabbriche e campagne che avevano fatto balenare lo spauracchio di una sovietizzazione.

Vittorio Emanuele III d'Italia Vittorio Emanuele III d'Italia

 

Erano nati i fasci di combattimento, poi si era sviluppato lo squadrismo, infine c'era stata la trasformazione del fascismo da rurale a urbano e da movimento a partito. Si erano susseguite le crisi di governo e si era registrato un attivismo delle squadre fasciste a Ferrara e a Bologna che, in seguito, avrebbe fatto parlare di «prove generali» della marcia su Roma. Le cose stavano altrimenti anche se Italo Balbo, all'indomani dei fatti di Bologna, annotò nel diario: «si marcia verso l'epigono rivoluzionario del fascismo che non può essere altro che la conquista del potere».

VITTORIO EMANUELE III E MUSSOLINIVITTORIO EMANUELE III E MUSSOLINI

 

Certo, l'obiettivo di Mussolini era la conquista del potere, ma la sua vera strategia, più che nel progetto insurrezionale, stava nel tessere una «tela di ragno» politico-parlamentare. Poi c'erano state le dimissioni del primo governo Facta e la nascita travagliata, all'inizio di agosto del 1922, del secondo governo guidato dall'anziano statista liberale. Mario Missiroli l'aveva commentata lapidariamente: «contro il fascismo si può fare un ministero, non si può fare un governo».

 

MARCIA SU ROMAMARCIA SU ROMA

Il giorno stesso della nascita del nuovo governo aveva avuto inizio uno sciopero generale proclamato dall' Alleanza del Lavoro in chiave antifascista. Ed era stato un fiasco. Lo sciopero si era svolto di malavoglia e le camicie nere dei fascisti, insieme alle camicie azzurre dei nazionalisti, avevano fatto funzionare i servizi pubblici e consentito la ripresa del lavoro in stabilimenti industriali, avevano occupato comuni e cacciato amministrazioni socialiste. Lo «sciopero legalitario», rivelatosi una Caporetto per i socialisti, fu un successo, soprattutto politico, per i fascisti.

 

VITTORIO EMANUELE III E MUSSOLINI VITTORIO EMANUELE III E MUSSOLINI

Non a caso Benito Mussolini, anni dopo, rievocando quegli avvenimenti avrebbe scritto: «lo sciopero generale doveva essere il tentativo supremo per sbarrare il cammino al fascismo L'agosto del 1922 è un punto culminante nella storia contemporanea d'Italia è con l' agosto del 1922 che comincia il periodo insurrezionale del fascismo che si conclude con la marcia su Roma».

 

MUSSOLINI E VITTORIO EMANUELE IIIMUSSOLINI E VITTORIO EMANUELE III

In un certo senso, come ha sottolineato anche parte della storiografia, lo sciopero generale rappresentò una occasione per mobilitare le forze del fascismo, ma presentare questo evento come una specie di prova generale della marcia su Roma è certamente eccessivo.

 

La verità è che Mussolini alla guida di un partito, divenuto ormai fondamentale per gli equilibri politici, nel quale convivevano un'ala più legalitaria raccolta attorno a Giacomo Acerbo e a Dino Grandi e un'ala insurrezionale capeggiata da Italo Balbo e Roberto Farinacci coltivava il proposito di conquistare il potere per via parlamentare percorrendo la strada accidentata delle trattative con tutti i possibili partner di governo.

 

Molti mesi furono da lui occupati a tessere una fitta tela di ragno con i politici più in vista della vecchia Italia liberale, da Orlando a Nitti, da Salandra a Giolitti fino a Facta, mentre, sullo sfondo, pesavano come strumento di pressione le iniziative del fascismo estremistico.

MARCIA SU ROMA MARCIA SU ROMA

 

Nella sua biografia mussoliniana Renzo De Felice ha ricostruito con grande finezza questo aspetto «diplomatico» della conquista del potere facendo vedere come la vera e propria «marcia su Roma» abbia finito per svolgersi su un tessuto la cui trama era stata pazientemente composta con grande abilità da Mussolini.

 

Quando si giunse al 24 ottobre 1922, alla grande adunata fascista al San Carlo di Napoli, tutto l' ordito era stato tessuto sul piano diplomatico. Il giorno precedente, anzi, Mussolini, di passaggio a Roma, si era incontrato con Salandra cui aveva esposto la richiesta di cinque ministeri per un eventuale ingresso dei fascisti al governo.

MARCIA SU ROMA  MARCIA SU ROMA

 

Per il capo del fascismo l' approccio con Salandra era importante sia perché questi avrebbe potuto determinare una crisi immediata di governo attraverso le dimissioni del suo uomo di fiducia nella compagine ministeriale sia perché egli avrebbe, comunque, rappresentato un ostacolo per una eventuale e paventata ricandidatura di Giolitti.

 

Ciò conferma che la conquista del potere da parte di Mussolini venne programmata minuziosamente sul piano politico e che la «marcia su Roma», il suo lato militare, ne fu, in realtà, un aspetto accessorio se pur importante, forse anche fondamentale, sul terreno psicologico ed emotivo. In occasione dell'apertura dell' adunata napoletana, cui presenziarono fra gli altri il prefetto e Benedetto Croce, a Mussolini venne consegnata una lettera che Vilfredo Pareto aveva mandato a Giovanni Preziosi.

giovanni giolittigiovanni giolitti

 

Il grande sociologo ed economista, il solitario di Cèligny, ricordava come i socialisti a suo tempo si fossero lasciati sfuggire l'occasione, mai più ripresentatasi, di prendere il potere e concludeva: «Dite a Mussolini: o ora o mai più». L'esortazione era superflua. Il giorno successivo, Michele Bianchi, rivolto ai congressisti, pronunciò una frase rimasta celebre: «Insomma, fascisti, a Napoli piove. Che ci state a fare?».

 

Era l'annuncio della mobilitazione. Mentre il convegno napoletano proseguiva Mussolini si spostò a Milano prendendo contatti con esponenti del mondo industriale, mentre iniziava un carosello di frenetici colloqui tra esponenti politici della vecchia classe dirigente liberale, fascisti, nazionalisti: Giolitti, Orlando, De Vecchi, Salandra, Federzoni, Facta.

MARCIA SU ROMA   MARCIA SU ROMA

 

La situazione precipitò tra il 27 e il 28 ottobre: la «marcia su Roma» divenne una realtà con le colonne di squadristi dirette verso la capitale, la proclamazione dello stato d'assedio revocato subito da Vittorio Emanuele III, le dimissioni del governo Facta, l'incarico a Salandra e la sua successiva rinuncia e, infine, la mattina del 29 ottobre, il telegramma del Re a Mussolini con l'invito a formare il nuovo governo.

 

Vittorio Emanuele III non aveva voluto far intervenire l'esercito per fermare le colonne dei fascisti dirette verso la capitale. Era stata una scelta difficile ma ponderata. Il Re aveva voluto evitare il rischio, se non di una guerra civile, dello spargimento di sangue fraterno, tanto più che era consapevole delle simpatie di larghi settori delle forze armate nei confronti del fascismo.

LUIGI FACTALUIGI FACTA

 

Del resto, i generali che egli aveva interpellato, da Diaz a Pecori Giraldi fino al grande ammiraglio Thaon de Revel, si erano tutti espressi, più o meno, allo stesso modo: «Maestà, l'esercito farà il suo dovere, però sarebbe bene non metterlo alla prova». E, poi, c'era stata una svolta rassicurante per il futuro delle istituzioni.

 

Grazie alla intermediazione di uno dei capi del movimento nazionalista, Luigi Federzoni, i fascisti avevano assicurato che non sarebbe stato toccato il quadro istituzionale esistente. A quel punto le «camicie azzurre», che si erano mobilitate contro i fascisti in difesa «della Patria e del Re», avevano cambiato fronte e si erano schierati a fianco delle «camicie nere» e, insieme, avevano sfilato davanti al Quirinale.

giacomo-matteottigiacomo-matteotti

 

Mussolini era così giunto al potere con una «rivoluzione» che, in realtà, era stata poco più di una grande manifestazione di piazza e che era stata, poi, riassorbita nei canali della consueta prassi istituzionale. Non a caso, il futuro Duce aveva potuto costituire un governo di coalizione, che, in qualche misura, si riallacciava alla tradizione parlamentare dell'Italia liberale.

ANTONIO SALANDRA ANTONIO SALANDRA

 

Solo più tardi, dopo il delitto Matteotti, ci sarebbe stata la svolta che avrebbe portato all'instaurazione di un regime autoritario. Poco alla volta la «marcia su Roma» acquistò un valore simbolico, fu elevata a mito fondante di una vera e propria «rivoluzione», politica e culturale, volta a creare, pur senza rendersi conto della dimensione utopistica del proposito, un «mondo nuovo» e un «uomo nuovo».

 

Ultimi Dagoreport

thiel olah papa leone xiv prevost

DAGOREPORT - COME MAI PETER THIEL TORNA A CIANCIARE DI ANTI CRISTO A ROMA? - A FAR GIRARE I NEURONI DEL CAVALIERE DELLA TECNODESTRA AMERICANA È STATA LA SCELTA DI PAPA LEONE XIV DI INVITARE IL CO-FONDATORE DI ANTHROPIC, CHRISTOPHER OLAH, ALLA PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA “MAGNIFICA HUMANITAS” -PER QUESTO, L'ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA HA DECISO DI FAR ORGANIZZARE UNA NUOVA "CROCIATA" A ROMA (APPUNTAMENTO PER L’11 GIUGNO ALLE 14:30, AL SALONE BORROMINI ALLA BIBLIOTECA VALLICELLIANA) - THIEL TORNA NELLA CITTA' ETERNA DOPO CHE, LO SCORSO MARZO, IL SUO CICLO DI CONFERENZE ERA STATO SNOBBATO SIA DAL GOVERNO MELONI, SIA DAI QUATTRO SCAPPATI DI CASA DELL’EGEMONIA CULTURALE DI DESTRA...

palantir papa leone xiv enciclica magnifica humanitas peter thiel

PALANTIR SBARCA A ROMA! – PETER THIEL, L’ESEGETA DELL’ANTICRISTO, TORNA NELLA CAPITALE PER SFIDARE L’ENCICLICA “MAGNIFICA HUMANITAS” DI PAPA LEONE XIV SUI PERICOLI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L’APPUNTAMENTO È FISSATO PER L’11 GIUGNO ALLE 14:30, AL SALONE BORROMINI ALLA BIBLIOTECA VALLICELLIANA – TRA I SELEZIONATISSIMI ORATORI C’È IL GURU DELLA TECNODESTRA AMERICANA ANDREA VENANZONI, IL “TECNOEVANGELISTA”  DAN CALINESCU, IL COSTITUZIONALISTA ALESSANDRO STERPA – L’EVENTO, DAL TITOLO “MAGNIFICA HUMANITAS. LO SGUARDO DELLA CHIESA SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”, È ORCHESTRATO DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE VINCENZO GIOBERTI, CHE AVEVA GIÀ PORTATO A ROMA LO SCORSO MARZO THIEL A SPROLOQUIARE SULL'ANTICRISTO – SARÀ IL PRIMO SCONTRO FRONTALE TRA LA TECNODESTRA AMERICANA, CONVINTA CHE LA PACE SI OTTENGA A COLPI DI DRONI E SORVEGLIANZA PREDITTIVA, E LA CHIESA CHE VUOLE DISARMARE GLI ALGORITMI – LA SILICON VALLEY PROVERÀ A SPIEGARE A DIO COME SI GESTISCE IL PARADISO DEI DATI... (PENSA TU CHE COJONI: SE LA CHIESA ESISTE DA DUEMILA ANNI, CI SARA' UN MOTIVO...)

andrea orcel risiko friedrich merz unicredit commerzbank

DAGOREPORT - IL MURO ERETTO DA COMMERZBANK CONTRO UNICREDIT INIZIA A MOSTRARE LE PRIME CREPE – DOPO L’ANNUNCIO BY ANDREA ORCEL DEL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DEL 30% (E DEL 50 CONTANDO I DERIVATI), LA SECONDA BANCA TEDESCA HA CHIESTO L’AVVIO DI UN’INDAGINE ALLA BAFIN, LA CONSOB DI FRANCOFORTE. MA LA MOSSA PUÒ SOLO RALLENTARE, NON FERMARE L’OPERAZIONE – LO STESSO CANCELLIERE TEDESCO, FRIEDRICH MERZ, CHE PRIMA PARLAVA DI “ACQUISIZIONE OSTILE NON ACCETTABILE”, AVREBBE CAMBIATO IDEA DOPO LE INTERLOCUZIONI CON I GRANDI FONDI INTERNAZIONALI. PRESTO MERZ POTREBBE INCONTRARE ORCEL. E ANCHE IL FRONTE ANTI-ITALIA DEI SINDACATI TEDESCHI STAREBBE PERDENDO QUOTA – IL SEMPRE PIÙ VISPO ORCEL ACCELERA LA TRATTATIVA PER IL RISPARMIO GESTITO CON IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET. UNA VOLTA FATTO BINGO! POTRÀ TORNARE CON LA CORONA D’ALLORO A ROMA E PRENDERE A PERNACCHIE I SALVINI E GIORGETTI CHE LIQUIDARONO UNICREDIT COME “BANCA STRANIERA” STOPPANDO CON IL GOLDEN POWER LA CONQUISTA DEL “LORO” BANCO BPM…

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?