CHI E’ MARCO CARRAI, IL GIANNI LETTA DI RENZI (JE PIACEREBBE) - È IL SUO GEMELLO NELL’OMBRA: SCHIVO, RISERVATO, INSOSTITUIBILE, AMICO DI ISRAELE E STATI UNITI

Marco Damilano per "l'Espresso"

Alla stazione Leopolda c'era, ma - al solito - non si vedeva. Ha lasciato la scena, come sempre, all'amico del cuore Matteo Renzi che è il suo gemello, il suo doppio, il suo coetaneo, complementare. Irruento laddove lui è prudente, solare laddove lui si eclissa, vitale laddove lui è gracile. L'amico rottama, divide, rompe, lui al contrario ricuce. Tra mondi lontani, Opus Dei e finanza laica, l'America dei teocon e quella di Obama, parrocchie e paradisi fiscali.

Non lo accompagna la fama di Peter Mandelson, il consigliere più stretto di Tony Blair, il principe delle tenebre, e neppure la rete di relazioni, il profumo d'incenso mescolato all'odore di zolfo, di Gianni Letta cui lo paragonano, non ancora, almeno.

Eppure, se si vuole capire qualcosa di più dell'uomo che si candida a scalare il Pd per governare l'Italia, il sindaco popstar, bisogna fare lo sforzo di abbandonare il palco della Leopolda dove abbondano le lavagne luminose, le biciclette, le vespe d'annata per spostarsi nel retropalco, nel backstage, dove di anno in anno cadono con regolarità gli aspiranti consiglieri del Principe troppo attratti dai riflettori, i Giorgio Gori e i Giuliano Da Empoli, e solo uno resiste.

Uno che odia la ribalta e ama l'understatement, come insegnano a fare i grandi maestri del potere, da Niccolò Machiavelli a, per dire di un contemporaneo, Luigi Bisignani che lo descrive asciutto: «Marco Carrai è l'uomo di fiducia del sindaco di Firenze».

Marco Carrai, l'uomo che sussurra a Renzi, è uno scapolo di 38 anni, gracilino, riservato, misterioso. Uno che allontana i fotografi e che si sposta a Firenze su una vecchia Fiat Punto, il massimo della sobrietà, francescana e lapiriana quasi obbligatoria per lui che è un cattolico fiorentino ma è anche molto ricco. Da qualche anno colleziona partecipazioni azionarie e presidenze di municipalizzate, società e consigli di amministrazione: da quando nel 2009 l'amico Matteo è diventato sindaco non si è più fermato.

Una storia partita dal cuore del Chianti, a Greve, comune di 14 mila abitanti a 30 chilometri di Firenze, città del vino, in cui la sua famiglia si è riprodotta e si è moltiplicata riuscendo ad amnistiare la memoria del nonno di Marco, il Carrai su cui pesava l'accusa infamante di aver fatto parte della banda Carità, il gruppo fascista che opera in Toscana tra il '43 e il '45 a caccia di partigiani, tra esecuzioni sommarie e torture.

Il capostipite viene messo all'indice, poi lentamente risale negli affari: un'azienda di rivendita del ferro, un'altra di materiale per l'edilizia, infine investimenti immobiliari riusciti, il benessere. Papà ex giocatore di calcio nelle giovanili della Fiorentina, mamma figura forte della famiglia e cattolicissima, nella Toscana rossa i Carrai sono conosciuti per essere moderati, democristiani, fieramente anti-comunisti. Nessuno a Greve si stupisce quando nella campagna elettorale del 1994, tracollato lo Scudocrociato, il 19enne Marco al primo voto politico si impegna nei club della nascente Forza Italia di Silvio Berlusconi. Dura poco, pochissimo, perché ad attendere Carrai c'è il Ppi che si è separato dalla fazione di Rocco Buttiglione, punta sul centrosinistra e sull'Ulivo di Romano Prodi e ha trovato a Firenze un segretario provinciale ragazzino che nel '94 aveva frequentato le tv berlusconiane da concorrente della "Ruota della fortuna" di Mike Bongiorno: Matteo Renzi.

Matteo e Marco a metà degli anni Novanta cominciano a fare coppia fissa. Uno è il centravanti di sfondamento, l'altro il tessitore di centrocampo. Nel Ppi e poi nella Margherita Renzi è il segretario, Carrai è il braccio organizzativo. Insieme definiscono le liste, le candidature, i convegni: uno congiunto tra i giovani della Margherita e quelli di Forza Italia, nell'abbazia di Vallombrosa, per parlare di «tradizione cristiana nell'impegno politico in Italia e in Europa», Carrai introduce, Renzi conclude.

Quando Matteo, nel 2004, viene eletto presidente della Provincia di Firenze, Marco è il suo capo segreteria. Nel frattempo è entrato a Palazzo Vecchio come consigliere comunale della Margherita, eletto con le preferenze assicurate da Comunione e liberazione e dalla Compagnia delle Opere che in Toscana è presieduta da Paolo Carrai e da Leonardo Carrai, alla guida del Banco alimentare, altra opera ciellina: i cugini di Marco. Dai banchi del Salone de' Dugento è un mastino che sorveglia la giunta del diessino Leonardo Domenici con la grinta dell'oppositore, anche se fa parte della maggioranza.

Quando il Comune di Firenze decide di conferire la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, il papà di Eluana, Carrai vota contro insieme al consigliere Dario Nardella, oggi deputato renziano, «non per senso religioso, ma per laico senso delle istituzioni». Se si tocca la Chiesa il mite Carrai si trasforma in un crociato. Nel 2006, quando esce il film tratto dal romanzo di Dan Brown, pubblica un agile pamphlet su "Il Codice Da Vinci. Bugie e falsi storici", con lo storico Franco Cardini e il professor John Paul Wauck, prete dell'Opus Dei, molto felice dell'iniziativa. Nel 2007 si presenta al cimitero degli Allori per deporre un cuscino di fiori in onore di Oriana Fallaci, scomparsa un anno prima.

Nel capoluogo della Toscana rossa si costruisce un profilo cattolico e teo-con che promette bene. Ma nel giugno 2009, quando l'amico Renzi schianta l'apparato Ds alle primarie di Firenze e poi viene eletto sindaco, Carrai si ritira dalle polemiche, dalla politica, dai riflettori. E comincia, a soli 34 anni, la sua second life di uomo d'affari. Pubblico e privato.

Consigliere del sindaco (a titolo gratuito), poi amministratore delegato di Firenze Parcheggi, partecipata del Comune, in quota Monte Paschi di Siena, membro dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che è azionista di Banca Intesa, regista della nomina alla presidenza di Jacopo Mazzei.

Siede nel cda del Gabinetto Vieusseux, tra le più importanti istituzioni culturali cittadine, infine è presidente di Aeroporti Firenze, come racconta Duccio Tronti in "Chi comanda Firenze" (Castelvecchi). Intanto coltiva i suoi interessi: il fratello Stefano Carrai è in società con l'ex presidente della Fiat Paolo Fresco nella società Chiantishire che tenta di mettere su un gigantesco piano di appartamenti, resort, beauty farm nella valle di Cintoia, a Greve, bloccato dal Comune.

Fresco è tra i finanziatori della campagna per le primarie del 2012 di Renzi, con 25 mila euro, insieme al finanziere di Algebris Davide Serra, acclamato anche quest'anno alla stazione Leopolda. A raccogliere i fondi a nome della fondazione Big Bang c'è sempre Carrai. Amico degli amici del sindaco: nel cda della scuola Holden di Alessandro Baricco, immancabile oratore alla Leopolda, e vicino a Oscar Farinetti di Eataly, di cui sta curando lo sbarco a Firenze.

L'uomo del governo israeliano, per alcuni («Ho da fare a Tel Aviv», ripete spesso), di certo vicino agli americani di ogni colore. Frequenta con assiduità Michael Ledeen, l'animatore dei circoli ultra-conservatori del partito repubblicano, antica presenza nei misteri italiani, dal caso Moro alla P2. È in ottimi rapporti con il nuovo ambasciatore Usa in Italia John Phillips, amante del Belpaese e della Toscana, proprietario di Borgo Finocchietto sulle colline senesi.

C'è anche Carrai quando Renzi banchetta con Tony Blair o quando va ad accreditarsi con lo staff di Obama alla convention democratica di Charlotte del 2012. E quando tre mesi fa il sindaco vola a sorpresa a Berlino per incontrare la cancelliera Angela Merkel, accanto a lui, ancora una volta, c'è il ragazzo di Greve, Carrai. Che nel silenzio accumula influenza e mette fuorigioco altri fedelissimi renziani.

C'è chi ha visto la sua manina dietro la nomina di Antonella Mansi alla presidenza di Mps, osteggiata da altri seguaci del sindaco. Ma non c'è niente da fare: Carrai, per Renzi, è l'unico insostituibile. Per questo bisogna seguirlo, il Carrai, nella strada che porta alla conquista di Roma, nella posizione da cui da sempre si governa e si comanda davvero. All'ombra della luce.

 

 

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